Lezioni di Storia, Barbero a Napoli: «Quella voglia di futuro degli antichi»

Domenica 10 Ottobre 2021 di Giovanni Chianelli
Lezioni di Storia, Barbero a Napoli: «Quella voglia di futuro degli antichi»

Si conclude «Lezioni di storia Festival». Ieri la giornata più densa di appuntamenti, con il consueto bagno di folla riservato a Eva Cantarella per il suo incontro su Prometeo a Antigone: subito dopo la scena del lungo firmacopie nel foyer del teatro Bellini. Erano soprattutto i giovani, la maggior parte sotto i 20 anni, che andavano a rendere omaggio, emozionati, alla studiosa, con lei sorridente, perfettamente a suo agio tra i fan. E poi la corsa per aggiudicarsi gli ultimi posti disponibili quelli lasciati liberi da chi si è prenotato ma non è venuto per assistere alla lezione di Franco Cardini su «La profezia di Francesco». Mentre oggi si consuma l'evento più atteso, quello che vede protagonista Alessandro Barbero. Per la prenotazione alla sua lezione si sono scomodati i paragoni coi concerti dei Rolling Stones, dopo 20 minuti i 400 posti erano tutti prenotati. È l'uomo del momento, anche dopo le polemiche scaturite dalle sue dichiarazioni scettiche sul green pass e la sottoscrizione di una lettera, redatta da alcuni docenti universitari, in cui si chiedeva al governo italiano di ripensare l'adozione del lasciapassare.

Professor Barbero, la sua lezione si intitola «Quando il futuro entra nella storia».
«Racconto come le società del passato fossero caratterizzate da una gran voglia di prevedere il futuro. Utilizzando i mezzi e figure che ritenevano adatti: aruspici, àuguri, oracoli, o nel Medioevo la Bibbia coi suoi riferimenti all'Apocalisse. Eviterò volutamente paragoni con oggi, un tempo in cui crediamo di essere diversi ma in cui sostanzialmente facciamo lo stesso: pensiamo alle prospettive sul Pil o, più banalmente, alle previsioni del tempo».

In cosa si differenzia la nostra ansia verso il futuro rispetto a quella del passato?
«Può darsi che l'ansia sia un concetto nato con la modernità. Ma la preoccupazione per il futuro è naturale in ogni epoca, siamo tutti, e sempre, prigionieri del presente e spaventati da quel che ci può essere dietro l'angolo. Questo genere di ossessione è onnipresente in tutte le civiltà, anche se in forme diversissime».

Questo è un periodo che passerà presto alla storia, o meglio alla storiografia?
«Mi auguro che passi prestissimo alla storia! Ovvero, che nei libri di storia del futuro si parli di pandemia come epoca che ci siamo lasciati alle spalle; la speranza è che questo non venga individuato da chi ci succederà come il secolo delle pandemie ma che resti un evento isolato, come fu per la Spagnola. La certezza non possiamo averla ma non c'è dubbio che viviamo un avvenimento storico, se non altro perché riguarda tutto il mondo e attraversa l'esistenza della stragrande maggioranza delle persone. Gli storici si interesseranno a capire come abbiamo vissuto, se ne siamo usciti meglio o peggio di prima, quali misure sono state adottate per combattere il virus: dall'analisi di processi come lo smart working al controllo sulla vita dei cittadini, passando per le riflessioni sulla gestione della sanità pubblica. Giudicheranno se ci sono state conseguenze buone o altre, meno positive».

Impossibile, a questo punto, non chiederle delle sue posizioni sul green pass.
«Quello che penso in proposito l'ho detto chiaramente, dopo la bufera. Non sono interessato a ribadire molto altro, in merito: c'è stata la settimana seguente in cui potevo andare in qualsiasi talk show e non l'ho fatto. Rimango su questo: le misure come il green pass portano rischi e vantaggi, rifiutarsi di riflettere su ciò per non turbare il clima di unanimità è un atteggiamento miope. E comunque il tempo passa, l'emergenza finirà e queste querelle saranno superate».

Ci sono esempi simili al green pass, nella storia?
«Mi vengono in mente le quarantene che si usavano nell'età moderna, e le esenzioni dalla quarantena con apposito certificato, la cosiddetta bulletta di sanità. Servivano per entrare, ad esempio, in città o sbarcare in un porto: misure che riguardavano gli stranieri in arrivo, insomma».

Il presidente della Campania Vincenzo De Luca non le aveva riservato parole dolci; eppure lei non è stato ostracizzato dal festival come è successo con Roberto Saviano e il ministro Roberto Speranza al festival di Ravello.
«Non so cosa abbia detto esattamente De Luca, perché confesso che ho evitato di leggere tutto quello che è stato detto dopo le mie dichiarazioni. Mi permetto di dire che l'idea stessa che la mia venuta a Napoli potesse essere messa in discussione, per questo, dice qualcosa dello stato di salute mentale che gode l'Italia in questo momento».
 

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