Pulcinella, maschera patrimonio
dell’Unesco: primo sì del Ministero

Mercoledì 1 Dicembre 2021 di Ugo Cundari
Pulcinella, maschera patrimonio dell’Unesco: primo sì del Ministero

Due anni e mezzo dopo la candidatura della maschera di Pulcinella, o meglio di “Valori, pratiche e funzioni della maschera di Pulcinella”, a patrimonio immateriale Unesco dell’umanità, è arrivato il primo ok da parte del ministero della Cultura. Insomma da oggi lo Stato italiano punta, per la sua immagine nel mondo, anche su Pulcinella, e questo è un grande riconoscimento per la cultura partenopea, un’altra grande opportunità per Napoli dopo che nel 2017 l’arte del pizzaiolo napoletano, di cui la pizza napoletana è prodotto tangibile, è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. La riunione si è tenuta a Roma pochi giorni fa con la partecipazione del comitato promotore guidato dall’antropologo Domenico Scafoglio e da altri sostenitori dell’iniziativa come l’artista Lello Esposito e l’etnologa romana Alessandra Broccolini, più importante consulente del progetto in quanto presidente della Società italiana per la museografia e i beni demoetnoantropologici. Il ministero ha sollevato alcuni punti e il comitato, come da prassi, integrerà il dossier per migliorarlo e dargli più forza, ma il primo passo, quello più difficile, è fatto e, se tutto dovesse andare come previsto, nel giro di altri quattro o cinque anni l’iter dovrebbe chiudersi positivamente.

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Arrivati a questo punto, è necessario per il buon fine della pratica che vengano coinvolti altri centri e istituti di ricerca, italiani ed esteri, soprattutto in ambito euromediterraneo, per creare una rete di persone ed enti coinvolti, insomma per «creare una consapevolezza di comunità» hanno auspicato i rappresentanti Unesco, perché, dice Scafoglio, «Pulcinella è espressione di un cosmopolitismo che dal Seicento ha portato la maschera in giro per l’Europa e il Mediterraneo, lasciando del suo passaggio tracce durevoli, da cui sono emerse figure similari, integrate nelle culture locali, come Polichinelle in Francia, Poncinelllo poi Punch in Inghilterra, Don Cristóbal Pulchinela in Spagna, Hans Wurst in Germania, Petrushka in Russia, Kacial in Iran». 



Scafoglio, massimo esperto della maschera napoletana, ha condensato i suoi studi in un volumone di oltre settecento pagine uscito qualche anno fa, dopo una prima edizione per Mondadori, per Guida. «Questa somma di diversità, tutte inscritte in un medesimo corpo, è la ragione profonda della straordinaria polivalenza della maschera, rilevata dalla totalità degli interpreti di ogni angolo della terra e confermata dal suo successo in tutti gli ambienti sociali». Dunque nessun rischio che il riconoscimento di Pulcinella sia cristallizzazione del cliché di un banale mangiaspaghetti sempre pronto a vendersi per poche lire? «Quello che l’ufficio Unesco al ministero ha riconosciuto è stato che Pulcinella non è solo una figura etnica indice di una cultura regionale ma una figura universale, l’incarnazione del trickster comico e burlesco presente nel suo simbolismo in tutte le organizzazioni culturali del mondo con una funzione umana e sociale. È il buffone che di solito sta accanto al legislatore, al guerriero e al sacerdote» dice la Broccolini. Una figura presente, nel suo simbolismo, nella musica come nel teatro, nell’artigianato, nei carnevali, nei riti. Broccolini anticipa che dopo la creazione e il rafforzamento della rete dei soggetti coinvolti, poi, come passaggio successivo, sarà fondamentale «un piano di salvaguardia, un insieme di misure in cui tutti i soggetti che partecipano garantiscano appunto la salvaguardia di questo patrimonio attraverso una serie costante di iniziative». 

Al di là del coinvolgimento estero per una maggiore valorizzazione internazionale della maschera, gli organizzatori della candidatura lamentano di non essere stati seguiti, se non nelle fasi iniziali, da quello che dovrebbe essere il loro primo partner, il Comune di Napoli. «Adesso speriamo che con il nuovo sindaco cambi tutto e che certo pulcinellismo che abbiamo conosciuto fino a ieri, il lato più deleterio della nostra maschera, scompaia per sempre. Noi non chiediamo soldi, fino ad oggi abbiamo investito risorse personali, circa diecimila euro, e siamo pronti a farci carico delle spese future. Però almeno una sede istituzionale e la partecipazione di un rappresentante del Comune alle riunioni più importanti ci darebbero più forza e credito, oltre che farci piacere» dice Scafoglio, che vive a Napoli ma è di origini calabresi e ha insegnato a lungo all’Università di Salerno, da dove tutto è partito.

 

Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre, 18:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA