La lettera di Paolo Sorrentino 28 anni dopo: «Caro Troisi, mi aiuti a fare cinema con lei»

Mercoledì 17 Aprile 2019 di Oscar Cosulich
«Venerdì sera, alla fine delle riprese, Massimo esce dal camper e saluta la troupe dicendo Nun ve scurdate e me», ricorda Stefano Veneruso, nipote di Massimo Troisi che nel 1994 era assistente alla regia di «Il postino», di Michael Radford e dirigeva il backstage dell'ultima fatica dell'attore. «Sono state le sue ultime parole dette in pubblico, il giorno dopo se ne è andato. È stata quella sua frase a darmi la convinzione che Massimo avrebbe amato molto questa iniziativa». Veneruso ha supervisionato la bella mostra multimediale a ingresso gratuito «Troisi poeta Massimo» (Roma, teatro dei Dioscuri al Quirinale, via Piacenza 1, fino al 30 giugno), curata da Nevio De Pascalis e Marco Dionisi e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà con 30 Miles Film.

Venticinque anni dopo quel maledetto sabato 4 giugno del 1994 arriva dunque un'esposizione il cui filo conduttore è la celebrazione del Troisi poeta, meno ricordato perché schiacciato dalla verve comica che ha scardinato ogni cliché legato alla napoletanità: con lui Eduardo incontrava Buster Keaton in geniali controtempi, pause e sincopi narrative. Sono oltre 80 le foto in mostra, messe a disposizione da archivi di familiari, amici e colleghi dell'artista, oltre che da quelli storici del Luce, delle Teche Rai e di Enrico Appetito. Accanto agli scatti spiccano preziose installazioni audiovisive, locandine, documenti e carteggi personali inediti, come la lettera di un ventunenne Paolo Sorrentino, che scrive a Troisi chiedendo di «poter lavorare nel suo prossimo film in qualità di aiuto o assistente alla regia», perché dice, «mi auguro di poter fare cinema piuttosto che lavorare in qualsiasi altro campo con la mia futura laurea in Economia e Commercio».
 
Al vernissage di ieri era presente, visibilmente commosso, Enzo Decaro, partner di Troisi e Lello Arena nella Smorfia. Decaro (di cui sono ascoltabili in mostra le tracce audio della versione musicale di alcune poesie di Troisi, tratte dal suo disco «Poeta Massimo» del 2008) ricorda che «alla base di tutti i lavori di Massimo c'era sempre un atto poetico coerente a quello che in quel momento stava facendo, fosse una canzone, uno sketch, un film. Massimo è sempre stato fedele a se stesso, in tutto il suo percorso artistico e di vita. Questa mostra è circolare, perché inizia con la poesia e si chiude con un film poetico e sulla poesia. Secondo me, infatti, Il Postino con cui Massimo ha terminato la sua formidabile passeggiata terrena, segna il ritorno al punto di partenza, alla poesia come atto profondamente personale e rivoluzionario».

La mostra è scandita cronologicamente e ogni diverso ambiente è introdotto da un testo di Troisi: nell'ingresso campeggia una gigantografia dell'artista e un video con brani di interviste e momenti di backstage da «Il viaggio di Capitan Fracassa» di Ettore Scola e del «Postino»; in un'altra sala spicca una bottiglia gigante dove alcuni sketch della Smorfia rivivono in ologramma, mentre la volta del Teatro dei Dioscuri è ricoperta da un patchwork dell'immaginario di Troisi (realizzato da Marco Innocenti), a creare quella che è stata definita la «Cappella troisina».

Nella prima sala della mostra si racconta l'infanzia, la vita familiare e la formazione di Massimo, con foto inedite, un'esilarante lettera da lui scritta a 7 anni, le foto della sua passione per il calcio (più avanti lo si vede anche al fianco di Maradona), una serie di poesie e le foto della prima compagnia teatrale RH Negativo, al Centro Teatro Spazio, che segna l'incontro con Lello Arena e Enzo Decaro. Oltre al materiale d'archivio su due totem scorrono le videointerviste realizzate per questa esibizione a Stefano Veneruso, Enzo Decaro, alla compagna, amica e co-sceneggiatrice Anna Pavignano, a Gianni Minà, Carlo Verdone, Massimo Bonetti, Gaetano Daniele amico d'infanzia e produttore, a Renato Scarpa, Massimo Wertmüller e Marco Risi.

La seconda sala è dedicata alla vita televisiva della Smorfia e alle comparsate di Troisi a fianco di amici e colleghi come Renzo Arbore, Gianni Minà, Roberto Benigni, Pippo Baudo, ma si recupera anche il video «Morto Troisi, viva Troisi!», special Rai dell'82 da lui diretto. La terza sala è dedicata al cinema, con foto dai set, locandine, documenti e interviste ad attori e registi, a ripercorrerne la filmografia da «Ricomincio da tre» (1981) a «Il postino» (1994). Quest'ultimo film domina l'ultima sala, dove sono proiettate parti inedite del backstage di Stefano Veneruso.

Dal 17 al 28 aprile, sempre al teatro dei Dioscuri, va in scena (tutti i giorni alle 21, escluso lunedì 22 di chiusura e il 21 e 25 aprile alle 18.30) lo spettacolo «Troisi poeta Massimo», scritto e diretto da Veneruso, con poesie inedite, interviste, canzoni e testi autobiografici, mentre a Cinecittà, fino al 30 ottobre, sarà ospitato «Omaggio a Massimo Troisi»: percorso tra filmati, costumi e oggetti di scena tratti da «Non ci resta che piangere», «Il viaggio di Capitan Fracassa» e «Il postino» (girati negli Studios sulla Tuscolana), con la proiezione integrale del backstage del «Postino». © RIPRODUZIONE RISERVATA