«Beni confiscati al palo, i Comuni
facciano rete per salvarli dal degrado»

Domenica 3 Aprile 2022 di Valentino Di Giacomo
«Beni confiscati al palo, i Comuni facciano rete per salvarli dal degrado»

«Stiamo predisponendo una Conferenza di Servizi specifica su Napoli e sulla città metropolitana per fare il punto sui beni non ancora consegnati ma anche su quelli consegnati e non utilizzati, i beni sono diversi e spesso ricadono in territori martoriati, penso a Marano, ed è necessario capire quali siano le ragioni per cui i beni consegnati non sono stati utilizzati e capire che cosa serva». Bruno Corda, direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, spiega tutta l'urgenza di intervenire al più presto per risolvere i troppi ritardi sulla gestione di questi edifici. Sono quasi 8mila gli immobili confiscati in Campania, ma solo una parte è effettivamente utilizzata per fini sociali come è emerso anche ieri alla conferenza organizzata dall'assessore regionale Mario Morcone.

La maggior parte dei beni confiscati si trova al Sud, ma spesso in Comuni che versano in condizioni di dissesto finanziario. Come possono gli enti territoriali organizzare dei progetti in quegli edifici se non hanno soldi per manutenerli o per il personale da impiegare?
«Non tenderei però a farne soltanto una questione di soldi, questo è vero, ma esiste anche una grande quantità di finanziamenti che vengono erogati o che potrebbero essere erogati che però non sono sfruttati e impiegati».

Questo avviene per lassismo delle amministrazioni locali o per impreparazione?
«C'è un'incapacità progettuale, ma con questo non voglio lanciare accuse o connotare negativamente qualcuno. Sono stato commissario straordinario in Comuni anche piccoli e anche molto poveri. So benissimo cosa vuol dire amministrare in un Comune con un segretario o un capo ufficio tecnico che lavora solo poche volte a settimana. Come si può pensare che Comuni simili possano avere le capacità progettuali per presentare un progetto europeo? Sarebbe impossibile».

Quindi?
«Abbiamo la necessità di avere una struttura che sia in grado di poter supportare questi enti, quindi non è che non ci siano le opportunità di finanziamento, ma mancano le capacità progettuali. In questo le Regioni possono fare molto e proprio la Campania sta facendo molto su questo tema con il presidente Vincenzo De Luca e l'assessore Mario Morcone».

Prima che arrivi questa struttura cosa si può fare?
«Coinvolgere sempre di più le Regioni, come detto, per questo proporremo una conferenza dei servizi. Il tema è che molto spesso questi beni confiscati sono in piccoli Comuni o ci sono territori dove ce ne sono molti e che non riescono a reggerne tanti. Dobbiamo attivare un sistema di carattere consortile dell'utilizzo di questi beni anche con un criterio di extraterritorialità. Magari un edificio che è a Marano può essere utilizzato per un'attività di un Comune confinante. Sono meccanismi che devono scattare per non perdere tempo».

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Anche perché, solo qualche giorno fa, il capo della procura di Napoli, Giovanni Melillo, spiegava che un camorrista mette nel conto di poter andare in galera o essere ucciso, ma proprio non può soffrire che la sua roba possa finire nelle mani di altri. Concorda?
«Verissimo. Impazziscono ancora di più quando quell'immobile è utilizzato dalla società civile per iniziative benefiche. Lo abbiamo visto in alcune intercettazioni quando magari la loro villa con piscina è utilizzata da associazioni per assistere i disabili o per altre iniziative a carattere sociale».

Per ospitare i profughi ucraini saranno utilizzati beni confiscati?
«Abbiamo stilato un primo elenco di beni già assegnati e stiamo avviando un'indagine, richiesta dal ministro Lamorgese, per verificare quali beni non ancora assegnati possono essere utilizzati per questo scopo. Ci stiamo preparando per offrire questo elenco alle Prefetture, tra queste al prefetto di Napoli».

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