Sanità, j'accuse della Cisl Fp Campania: «Negato il diritto al lavoro ai precari»

Sanità, j'accuse della Cisl Fp Campania: «Negato il diritto al lavoro ai precari»
Venerdì 13 Dicembre 2019, 20:57
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«La Regione Campania si ostina a negare un diritto legittimo: il diritto al lavoro e all’assistenza sanitaria». È duro e deciso l’intervento di Lorenzo Medici, segretario Cisl Fp Campania, sulla questione precari. In Campania circa 2.700 tra infermieri ed operatori sperano di poter proseguire il loro lavoro così come già accaduto per la Calabria e come sta accadendo in queste ore per il Lazio. Con un decreto commissariale Nicola Zingaretti presidente della Regione e commissario per la Sanità ha emesso un decreto per mantenere al  lavoro i precari. «Quel decreto proroga i contratti dei precari che non rientrando nel decreto Madia emesso nelle ultime ore e nei canoni della legge 208 – spiega Lorenzo Medici della Cisl Fp – De Luca ha sempre annunciato di stare dalla parte dei precari, ma a questo punto ci chiediamo come mai abbia deciso di adottare una linea totalmente diversa da quella del suo collega Presidente di Regione Nicola Zingaretti nonché suo segretario di partito che invece ha messo in sicurezza tutto il precariato della Regione Lazio, come abbiamo sempre chiesto noi della Cisl Fp per la Regione Campania».

«I lavoratori precari hanno dato un contributo fondamentale per uscire dal commissariamento  – spiega Medici - non si comprende perché con ostinazione ottusa la Regione continua a perseguitare il personale che per anni ha garantito  i livelli di assistenza sanitaria. E non si venga a dire che non si può fare  – aggiunge il segretario Cisl Fp Campania - la Calabria con un generale dei carabinieri quale commissario non viola alcuna norma. Perché dunque in Campania non si fa? La mancata proroga ai precari è un atto politicamente criminale che mette a rischio l’assistenza e lascia per strada senza lavoro 2700 famiglie».

Atti straordinari, quelli di Calabria e Lazio, che rappresentano un precedente in termini di legge. Eppure la Campania, da poco reduce dal commissariamento, resta ferma al palo. «Compiono più atti politici i tecnici che gli amministratori – conclude Lorenzo Medici - siamo all’antipolitica, la tenuta sociale è a rischio e i politici fanno i rigoristi negando diritti e abbassando i livelli di assistenza».
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