Coronavirus a Napoli, psicosi e caos nei Comuni e De Luca convoca i sindaci

Mercoledì 26 Febbraio 2020 di Lorenzo Calò

«Bisogna mettere un freno al protagonismo avventato di certi sindaci». Dall'unità di crisi operativa in Regione ieri sera montavano fastidio, irritazione e anche sconcerto man mano che si rincorrevano notizie, da ognuna delle cinque province, su decisioni estemporanee assunte dai primi cittadini (responsabili della sanità in ambito locale) per la tutela della salute pubblica nei rispettivi comuni. Una serie infinita di ordinanze diverse tra loro e in controtendenza con le linee guida emanate dal governo sull'appropriatezza delle misure di emergenza, per altro recepite ieri in un analogo provvedimento del presidente della giunta regionale. Dunque, su input dello stesso governatore De Luca, oggi vertice urgente con i primi cittadini. È l'atto conseguente adottato dalla Regione, varato il piano straordinario di assistenza ospedaliera in caso di emergenza e avviata la fase 2, quella cioè relativa alla profilassi e alle norme comportamentali per evitare allarmi ingiustificati e altrettanto pericolose sottovalutazioni del rischio.
 

 

Ma il vero nodo da sciogliere è l'uniformità degli interventi da adottare su base territoriale visto che, in queste ore, ogni Comune sta andando in ordine sparso adottando qua e là provvedimenti fai-da-te. Ecco perché oggi il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha convocato i sindaci e i prefetti per fare il punto della situazione ed evitare il quadro pressoché balcanico di queste ore: scuole chiuse, limitazioni al traffico, misure di sanificazione di locali pubblici adottate in assenza di elementi tali da giustificare i timori di contagio. Operazioni straordinarie in vigore in alcuni casi fino a venerdì, in altri fino a sabato. Un caos. E così hanno fatto un po' di testa propria le amministrazioni di Pozzuoli (scuole off limits fino a sabato) mentre a due passi, Bacoli e Monte di Procida fermano l'emergenza a venerdì. Per non parlare dei provvedimenti a macchia di leopardo adottati in provincia di Napoli (San Giuseppe Vesuviano, Afragola, Cardito) o di Avellino (sette comuni hanno decretato lo stop alla didattica a fronte di zero rischi per il contagio) o, peggio ancora, nel Casertano dove - come nell'area aversana - un complicato e cervellotico dispositivo impone la chiusura delle scuole primarie ma non delle secondarie di secondo grado mentre a Buccino (Salerno) è stato decretato lo stop alle lezioni fino a sabato. Quanto al Comune di Napoli, il sindaco Luigi de Magistris ha dato il via «a un programma straordinario di igienizzazione e sanificazione di tutte le scuole pubbliche e private». Si tratta, a quanto si apprende dal Comune, «di una procedura preventiva con riferimento all'emergenza nazionale del coronavirus». Intanto le scuole nel capoluogo regionale oggi resteranno chiuse, ufficialmente per un allerta meteo che segnala vento forte. «Faremo il punto con i sindaci che ci chiedono delucidazioni e temono di non fare abbastanza per circoscrivere i fattori di rischio - riflette Stefano Graziano, presidente della commissione regionale sanità - ma è chiaro che un briefing dovremo farlo anche con i medici di base». Oggi intanto, in consiglio regionale, possibile una informativa dello stesso presidente De Luca sulla questione coronavirus e sullo stato dell'arte in Campania.
 

Ieri, intanto, a conclusione della riunione in videoconferenza con il premier Giuseppe Conte, i ministri e i presidenti delle Regioni, sono state acquisite le direttive del governo anche in merito alle eventuali chiusure degli istituti scolastici e università e allo svolgimento dei concorsi. Su indicazione della Protezione civile nazionale, del ministero della Salute e degli altri ministeri competenti, nelle regioni dove non si sono verificati casi positivi al coronavirus (come al momento in Campania) «non esiste la necessità di bloccare la didattica. Non vi sono quindi da parte del Governo provvedimenti di chiusura di scuole e università che riguardano la Campania», ha sottolineato una nota della Regione. Dunque, non si comprende perché poi svariati comuni abbiano intrapreso altre strade. Insomma, non siamo ancora al caso limite delle Marche dove governatore e presidente del Consiglio hanno ingaggiato un surreale braccio di ferro sull'opportunità o meno di chiudere le scuole (a fronte di zero contagi) ma la percezione di uno stato confusionale in Campania è elevata. 

In base all'ordinanza emanata ieri dalla Regione, è disposto l'obbligo per tutte le persone entrate in Campania negli ultimi 14 giorni - provenendo dalle zone italiane soggette a provvedimenti restrittivi, della Cina o da altre zone del mondo interessate dell'epidemia - di comunicazione al dipartimento di prevenzione dell'Asl territorialmente competente per osservare un periodo di «sorveglianza attiva». Il medesimo testo specifica espressamente che sindaci, dirigenti asl e responsabili del trasporto pubblico sono invitati a operare «al fine dell'adozione di ogni misura idonea a ridurre i rischi di contagio, senza nocumento all'espletamento dei servizi pubblici di competenza». Confermato il piano straordinario di assistenza ospedaliera con 200 posti letto dedicati in caso di emergenza e 500mila mascherine. 

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