Elezioni in Campania, il flop Pd-M5S in Umbria rilancia la corsa di De Luca

Martedì 29 Ottobre 2019 di Adolfo Pappalardo

Il risultato dell'Umbria non scioglie i nodi in Campania. Anzi, per certi versi, ne porta di nuovi. E se da un lato appare tramontata l'ipotesi di un'alleanza Pd-M5s, dall'altra i partiti di centrosinistra continuano a inseguire una coalizione larga. Anche se i diretti interessati tirano quasi un sospiro di sollievo con la sconfitta in Umbria. «A momenti stavamo per perdere....», se la ride il governatore Vincenzo De Luca ieri mattina quando i cronisti gli chiedono un commento del voto nel Centro Italia. «Un esperimento che difficilmente si sarebbe potuto replicare in Campania, dove il Pd resta appiattito sulle posizioni di De Luca, il nemico numero uno della nostra terra», attacca invece la capogruppo grillina Valeria Ciarambino.

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Ora è il momento dei tatticismi più che delle strategie. Ieri a Roma nella sede del Pd si è parlato della disfatta Umbria. Ma si è iniziato a discutere anche delle prossime sfide. Con Zingaretti che non chiude al risiko con i grillini mentre Luigi Di Maio oggi incontrerà gli eletti di Emilia e Calabria e domani, probabilmente, parlerà ai deputati e senatori. «Mi dicano cosa vogliono», dice ai suoi. E così anche chi non ha mai amato l'alleanza con il Pd è costretto comunque a non chiudere del tutto la porta. «I numeri sono numeri», dice un dirigente democrat nazionale facendo notare una cosa: «In Umbria il Pd partiva dal 24 delle Europee ed ha tutto sommato tenuto, in Campania invece si parte dal 19. E mettendoci anche le civiche di De Luca, con una performance dell'8-9 per cento non si va molto lontano. Per questo occorre insistere su quel 18 per cento grillino che fa la differenza». Discorsi al netto della ricandidatura di De Luca che deve poter contare su una squadra più larga perché il centrodestra in Campania può contare su una Lega al 20 per cento e Forza Italia con il 15. «Peggio della sconfitta c'è solo il panico. Bisogna lavorare su un progetto che contenga il nucleo delle forze sostengono il governo. Il candidato presidente viene dopo e, da parte nostra, senza veti, neanche su De Luca», dice Arturo Scotto, coordinatore nazionale di Articolo 1 che non ha mai amato l'ex sindaco. Ma i numeri sono numeri. E per allargare la squadra è anche un deluchiano doc come Piero, il primogenito del governatore e deputato democrat. «Il Pd ha il dovere di aprire a forze civiche e politiche che consentano di rafforzare la propria azione e rendere competitive le battaglie contro la destra sovranista. Ma parlare - spiega - in questa fase delicata di alleanze strutturali a priori, senza verificare la tenuta dell'intesa nazionale e senza un'approfondita riflessione anche congressuale, a me pare prematuro».

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«Piena disponibilità a discutere con De Luca in vista delle prossime regionali in Campania, ma nessuna intenzione di entrare in una coalizione con i 5 Stelle», dice il segretario nazionale di +Europa Benedetto Della Vedova. Ma i numeri dei radicali non sono tali da poter cambiare le carte sul tavolo. Discorso diverso invece per i renziani di Italia Viva che rimangono comunque freddi su De Luca mentre danno un via libera chiaro su Bonaccini in Emilia. Basta andare all'iniziativa di ieri a Napoli dove sul palco sfilano il coordinatore nazionale Ettore Rosato, l'ex ministro Maria Elena Boschi e il deputato Gennaro Migliore. «Nelle prossime settimane, sicuramente, affronteremo tutti i temi che riguardano le Regionali, la Campania e le altre regioni che andranno al voto: credo che il primo elemento fondamentale sia come sempre ascoltare i territori e le comunità», dice la Boschi mentre Gennaro Migliore cita i numeri: «Se i dati delle europee fanno testo siamo indietro rispetto al centrodestra, quindi abbiamo la necessità di costruire un'alleanza. Una delle figure centrali dalle quali partire è quella del presidente della Regione. Quale sarà lo sviluppo delle alleanze, lo vedremo con un combinato delle intenzioni a livello nazionale». Ma ieri serpeggiano anche i primi veleni tra i renziani. «Dobbiamo mettere da parte l'ansia da prestazione, di avere tante tessere: dobbiamo avere il coraggio anche di dire dei no», avverte la Boschi. Ma in sala, e non passano inosservati, tutti notano presenze che non brillano certo per rinnovamento. Molti ex Udeur. Dall'ex assessore Luca Esposito passando per l'ex consigliere Giuseppe Manzo. Sino a Michel Di Prisco, ex vicepresidente della Municipalità di Scampia, coinvolto nelle primarie del 2011. Quelle annullate per brogli...

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