Napoli, si rivedono i renziani: via ai comitati civici con prof e imprenditori

Mercoledì 23 Gennaio 2019 di Adolfo Pappalardo
Renziani sino al midollo. Lanciati da Ivan Scalfarotto all'indomani della Leopolda, i comitati «Ritorno al futuro» si armano per fare politica tenendosi lontano mille miglia dalle beghe del congresso democrat: «Una guerra logorante e inutile», dicono. Un popolo composto tra chi ha ancora la tessera del Pd in tasca e chi non ci pensa proprio. «Non siamo una costola del Pd ma, anzi, siamo aperti a tutti: destra e sinistra. Ma ci lega l'essere contro questa deriva peronista del governo», spiega Antonio Solano, professione dirigente medico all'Ascalesi e una passione politica che inizia nel Pci, passando per il Pds sino al Pd. E ora presidente di «Crescita Napoli», il comitato renziano più numeroso in Italia: circa 50 fondatori quando la media è di 35.
 
Con l'arrivo del 2019, la rete dei comitati ha convocato i primi tre incontri organizzativi: a Roma, Milano e ora a Napoli con l'obiettivo di programmare le attività dei prossimi mesi. L'appuntamento è per sabato mattina a Napoli dove arriveranno anche altri comitati delle province del Mezzogiorno e Ivan Scalfarotto. Ad oggi, il parterre conta diversi professionisti e imprenditori partenopei. Dal sociologo Luigi Caramiello all'economista Mariano D'Antonio, da Stefano Bonatti a Roberto Di Lauro (ex presidente della stazione Dohrn), da Paolo Remondelli a Linda Di Porzio, da Marianna Pirozzi a Riccardo Satta Flores.

Non solo però docenti universitari: tra i fondatori troviamo Paolo Pagnani, imprenditore e patron della pizzeria Brandi e il novantenne Aniello Borrelli, partigiano napoletano e figura storica del Pci. Tutti per dimostrare che c'è vita (e politica) fuori dal Pd. E se qualcuno la tessera ce l'ha ancora (come Solano) molti non ci pensano proprio. Persone accomunate solo dalla voglia di reagire alla politica di questo esecutivo e disposti a dare una mano. Partendo anche dalle piccole cose. «Abbiamo iniziato - spiega Solano - da una petizione per le grate a piazza del Plebiscito che bloccano i lavori della metro: un blocco che è il simbolo del precipizio in cui è precipitato il Paese».

«La prospettiva è pre-politica - continua Solano - e il cemento che ci lega è la contrarietà a questo governo che ha fatto piombare il Paese in una deriva peronista. Noi difendiamo i valori liberali e siamo seriamente preoccupati per la tenuta democratica, per la recessione economica e dello scenario precedente che stava facendo dell'Italia un Paese all'altezza dei partners europei. Questi invece, sono contro tutto e tutti: no Tap, no Tav. Basta».

Naturale che i comitati lanciati, quasi 400 in tutta Italia sinora, nascono anche con l'idea di essere una eventuale ossatura di un partito renziano ancora tutto da creare. Un progetto continuamente accarezzato dall'ex premier che si ritroverebbe con strutture snelle, fuori dai lacci di partito tradizionale come il Pd. Per carità non tutti quelli che aderiscono sono renziani ma la figura dell'ex segretario rimane un totem. «Considero Renzi - continua il coordinatore - il miglior premier di un governo che abbia mai guidato l'Italia». Solana è ancora iscritto al Pd ma lo vede ormai come ostaggio di burocrazia e correnti di potere.

«Non rinnego la mia vita del partito ma - aggiunge - in questo momento il Pd vive un momento di grande difficoltà e serve un aiuto anche dall'esterno». Il riferimento è al congresso di questi giorni: «Serve una piccola resistenza e non perdere tempo in una guerra interna inutile. Anche perché in questi giorni vedo solo gente prendere le distanze da Renzi salvo averne beneficiato quando era al governo». Meglio non toccare poi la situazione del partito a livello locale: «È peggio di quello nazionale: per questo diamo una mano. Occorre trovare uno spazio di agibilità politica dal basso». © RIPRODUZIONE RISERVATA