Napoli, la promessa di Mancuso: «Rifiuti, con gli impianti la tassa sarà più leggera»

Giovedì 18 Novembre 2021 di Luigi Roano
Napoli, la promessa di Mancuso: «Rifiuti, con gli impianti la tassa sarà più leggera»

Paolo Mancuso - assessore tra le altre cose al mare, all'ambiente e alla transizione ecologica - il Pnrr è l'ultima occasione per la città, per crescere sotto questo punto di vista?
«Il sindaco Manfredi sta mettendo a sistema le potenzialità del Pnrr, una opportunità che la città non può perdere. Per lo sviluppo ed il lavoro,, per tutto quello che significa innovazione e perché Napoli soffre di un inquinamento endemico, di problemi mai risolti come il traffico che va ridotto o le banchine portuali che vanno elettrificate. Soffre di inquinamenti di falde acquifere che sono da bonificare. E soffre di mare non balneabile. Si può andare a mare solo nella città alta, alla Gaiola a Posillipo, a Mergellina. Mentre nella periferia, sia ad est che ad ovest, il mare non è balneabile e questa è una follia inaccettabile. L'obiettivo è garantire una vivibilità moderna ed europea a tutta la città».

I rifiuti sono la nota dolentissima: la città è servita da un solo impianto, il termovalorizzatore di Acerra, costruito per volontà dell'allora premier Berlusconi in collaborazione con Bassolino. Qual è la strategia del Comune?
«Bassolino fu un protagonista per la costruzione del termovalorizzatore, all'epoca ero alla Procura di Napoli fu necessario militarizzare l'area per difenderla al meglio. Senza quell'impianto Napoli ancora oggi sarebbe sommersa dai rifiuti».

Quindi costruirete un altro termovalorizzatore per Napoli?
«Fino a pochi mesi la Ue finanziava e puntava su questa tipologia di impianti. La nuova direttiva europea (il Pnrr) non li prevede più. Il termovalorizzatore è sostituito dal ciclo integrato dei rifiuti. Che punta da una lato alla diminuzione dei rifiuti secchi e dall'altro a una reingegnerizzazione delle procedure di raccolta, differenziazione e smaltimento. Quello che è inaccettabile è che Napoli non abbia nessun impianto di alcun tipo per lo smaltimento. Pur producendo la metà dei rifiuti totali dell'area metropolitana. Napoli non si intesta nemmeno un chilo di materiale. E ultimamente ci stanno restituendo dal Marocco balle di rifiuti stoccate illecitamente. La Magistratura sta verificando il circuito che hanno effettuato questi rifiuti».

E allora su quali impianti sta puntando il Comune?
«Abbiamo completato la progettazione dell'impianto per il rifiuto organico a San Giovanni: qui bisogna solo cantierare. Le tecnologie previste nell'impianto sono a ciclo chiuso e non consentono emissioni sgradevoli. Di un altro impianto simile richiediamo il finanziamento nell'area nord».

I napoletani nel frattempo pagano la tassa rifiuti più salata del Paese a fronte di una città sporca, cosa risponde?
«Noi produciamo 200mila tonnellate di organico all'anno di cui solo 80mila sono differenziate. Smaltire una tonnellata di differenziata organica lavorata da noi costa, ad un impianto moderno, 46 euro. Ma noi paghiamo circa tre volte. Come è noto per effetto di una legge del 2018 lo smaltimento è totalmente a carico del cittadino. Con nostri impianti si dimezzerebbe il costo dello smaltimento e quindi anche quello della bolletta per i cittadini. Noi puntiamo su questi impianti a freddo ma ci aspettiamo resistenze».

Vale a dire i soliti signor no a qualunque cosa si voglia fare?
«Ci saranno delle resistenze sicuramente. Cito il sindaco Manfredi che dice sempre: Napoli deve essere una città europea ma anche i napoletani devono essere cittadini europei. E questo significa rispetto delle regole che vale in ogni ambito: per il traffico, per la movida e per lo smaltimento dei rifiuti. Noi pensiamo che le resistenze si possano superare coinvolgendo in pieno la cittadinanza non con l'ambientalismo astratto, ma andando a dimostrare concretamente che i napoletani questa città la vogliono davvero pulita».

In che modo?
«Coinvolgendo le associazioni ambientaliste e del terzo settore, non in maniera episodica, in sinergia con Asìa per ripulire delle aree, prima in via sperimentale, poi in modo via via più organizzato. Gli incontri sono già avviati e Asìa è pronta per organizzare giornate sperimentali, prestissimo convocheremo le associazioni ambientaliste per riceverne idee, proposte, disponibilità. Si tratta di una operazione di sensibilizzazione sulla salvaguardia della città».

Napoli da sempre la sensazione di essere sporca perché lo spazzamento non funziona: cosa si sente di promettere ai napoletani al riguardo?
«Ci sono vuoti in organico in Asìa (oltre 400 sui 2.440 in pianta) che speriamo di riempire per la fine dell'anno prossimo: ovviamente, dovendo scegliere fra raccolta e spazzamento, l'emergenza ci ha imposto di impegnare le risorse disponibili sulla prima. Faremo presto però un concorso per 400 posti, ci aspettiamo una partecipazione altissima. E per Asìa cambiamo organizzazione: ci sarà una divisione che si occuperà dello spazzamento e un altro per la raccolta. E contiamo a strettissimo giro di sanare questa piaga dello spazzamento».

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