Roma, intervista alla figlia di Italo Calvino: «Mio padre raccontato nella nuova sala della Biblioteca Nazionale»

Lunedì 26 Luglio 2021 di Riccardo De Palo
Roma, intervista esclusiva alla figlia di Italo Calvino: «Mio padre raccontato nella nuova sala della Biblioteca Nazionale»

«La ricostruzione della Sala Calvino è così autentica che mi sembra di tornare a essere un'adolescente angosciata, percepisco la presenza di mio padre». A parlare è Giovanna Calvino, la figlia di Italo Calvino e di Esther Judith Singer, detta Chichita. Da quando la vedova dell'autore de Le città invisibili è scomparsa, nel 2018, è rimasta lei a gestire l'eredità di una delle più grandi voci letterarie del Novecento. Nata a Roma nel 1965, Giovanna Calvino vive a New York da oltre vent'anni con la figlia, è molto schiva e raramente compare in pubblico (nel 2017 si notò durante una lettura americana de Il barone rampante, con Richard Gere sul palco). Insegnante universitaria di letteratura italiana e francese, è autrice di un libro per ragazzi, La strega dentro di me (Mondadori, 2013). Mercoledì prossimo anche lei sarà a Roma per inaugurare la nuova Sala Calvino all'interno del museo letterario della Biblioteca nazionale centrale, Spazi900, ideato e progettato dal direttore Andrea De Pasquale, con nuovi materiali inediti. E gran parte di questi fanno parte dell'immenso archivio di libri e di documenti che è stato messo a disposizione dall'erede. Tra le carte esposte, si segnalano il frontespizio dei Racconti con la dedica alla moglie «Chichita, affinché sappia tutto di Italo»; e una disarmante dedica de I sentieri dei nidi di ragno ai genitori, con l'avvertenza: «La prossima volta farò meglio».

 


Com'è stato avere un padre come Italo Calvino?
«Mi sembra che il parenting style di mio padre avesse come modello quello dei suoi genitori scienziati».


Vale a dire?
«Prevaleva la razionalità o almeno il tentativo di risolvere le cose usando la ragione. I miei genitori diffidavano dalle lodi, dato che troppe lodi portano a montarsi la testa e che bisognava a tutti i costi evitare che io mi montassi la testa».


Era molto esigente?
«Mio padre praticava la critica costruttiva, faceva commenti piuttosto che complimenti, e mia madre aveva un umorismo tagliente che ti riduceva a pezzetti. Credo che mio fratello Marcelo concorderebbe con questa descrizione».

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Che ricordo ha di lui?
«Un ottimo modo di rappresentarsi mio padre come persona fisica - dice - è immaginandolo a casa sua, come lo ricordo io, e questo è finalmente stato reso possibile dall'allestimento alla Biblioteca nazionale».


È molto fedele all'originale?
«La ricostruzione dell'aspetto tangibile della sua vita è così autentica che guardandola, ritorno ad essere un'adolescente angosciata e percepisco la presenza sia di mio padre che di mia madre».


Ci sono altri oggetti e documenti che saranno aggiunti in seguito, nella Sala Calvino?
«Sì, sto ancora ritrovando indumenti che gli appartenevano, come un maglione scozzese usato per decenni, che intendo aggiungere al compendio presso la Biblioteca per aumentarne l'esattezza».


Qual è stato il lascito dell'opera di Calvino ai posteri?
«Essendo mio padre scomparso da 35 anni, di generazioni future ne sono già passate alcune. Mi sembra lui sia scampato al destino di molti autori, la cui voce rimane come intrappolata nel proprio periodo storico».

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Come ci è riuscito?
«Lui reinventava spesso il suo stile, aspirava a non essere riconosciuto da un libro all'altro, a sembrare non uno ma molteplici autori. In questo momento le sue citazioni più ripetute sui social media sono finte, non sono state scritte da lui».


Davvero?
«Prima la cosa mi infastidiva, ma forse a lui non dispiacerebbe che l'Italo Calvino più popolare sia appunto uno scrittore fittizio che nessuno riesce più a distinguere da quello vero».


Come mai, dopo tanti anni, soltanto ora vengono concessi in comodato gli archivi di Calvino alla Biblioteca nazionale?
«Infatti, sono passati molti anni tra la sua morte e il deposito dell'archivio a un'istituzione pubblica. Questo è dovuto al fatto che mia madre custodì personalmente le carte di suo marito e gli sopravvisse di tre decenni. Il trasferimento del compendio alla Biblioteca Nazionale è avvenuto dopo la morte di mia madre».

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Esistono inediti non ancora pubblicati?
«Non penso ci siano inediti importanti dato che le opere complete dei Meridiani raccolgono quasi esaustivamente gli scritti pubblicati e non, di mio padre. Ma ci sono sicuramente inediti molto belli...»


Per esempio?
«Un breve testo intitolato Sulla natura degli angeli indicatomi da Luca Baranelli (che fu dal 1962 al 1985 nella redazione di Einaudi, ndr), in cui mio padre descrive le due persone che in modi diversi cambiarono la traiettoria della sua vita».


Di chi si tratta?
«La prima è chi lo introdusse alla casa editrice Einaudi (Elio Vittorini, ndr); la seconda è la persona che lo presentò a mia madre. Spero che il dattiloscritto si trovi tra le carte custodite dalla Biblioteca, sennò lo dovrò ritrovare».



 

Ultimo aggiornamento: 14:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA