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La Napoli da cartolina e i ritardi da colmare

Martedì 17 Maggio 2022 di Sergio Sciarelli

Il ritorno a Napoli, dopo nove anni, del Giro d’Italia ha lasciato un ricordo indimenticabile. Si è vista una città splendida e dei dintorni di grande attrazione con riprese televisive di particolare effetto. Si è trattato di una vera e propria cartolina inviata non solo a visitatori nazionali e internazionali, ma anche ai napoletani, una cartolina che ci inorgoglisce e che si aggiunge ad altri contributi spettacolari come quello di Alberto Angela, centrato sul patrimonio artistico e sulle bellezze naturali di una realtà oggi meta sempre più ambita dai turisti.

Di fronte ad un quadro così incoraggiante c’è però da porsi una domanda di fondo: la visione trasmessa dai media corrisponde allo stato attuale della nostra città? Siamo in presenza di una svolta dopo tanti anni di amarezza e sconforto oppure rimane una differenza sostanziale tra l’apparire e l’essere? Si sono per il momento risolti alcuni dei problemi frutto di trent’anni di decadenza e di abbandono?

Ritornando per un attimo al Giro d’Italia, è certo vero che si è trattato di una manifestazione caratterizzata da due elementi importanti ovvero la perfetta organizzazione di una tappa cittadina di attraversamento di un territorio densamente urbanizzato e il comportamento molto disciplinato dei nostri concittadini nel rispetto di una passione sportiva senza nessun eccesso verso un gruppo così folto di corridori , ma che purtroppo non era doveva né poteva risolvere problemi che si trascinano da tanti anni. A noi napoletani, oltre l’entusiasmo pienamente giustificato, è rimasta infatti un’altra cartolina, quella delle strade dissestate (vedi la riparazione effettuata d’urgenza e in condizioni di emergenza per garantire l’incolumità degli atleti già diventata inutile), di marciapiedi infrequentabili, di una pulizia e un verde poco o nulla curato, di servizi qualitativamente indegni della terza città metropolitana d’Italia.

Tutto ciò è purtroppo il retaggio di una successione di amministrazioni comunali non all’altezza delle responsabilità da soddisfare nei confronti di cittadini e turisti. Però, e la questione non è secondaria, ora non possiamo ignorare né minimizzare che, a differenza del passato, gli elettori hanno conferito una forte maggioranza nei confronti a quella che, per la qualità degli uomini inseriti al vertice, è stata definita l’ amministrazione delle competenze, guidata da un sindaco qualificato per esperienze e vissuto personale alla testa della più importante Università del Mezzogiorno. Sicuramente, Napoli al presente può dunque contare su un elemento di forza da non sottovalutare e che dovrebbe confortare quella che si potrebbe definire l’aspirazione ad un nuovo rinascimento napoletano di bassoliniana memoria.

Giudizio, questo, che appare oggi sospeso e che oscilla tra la speranza di un cambiamento effettivo e l’insoddisfazione dei progressi finora compiuti. In proposito, difatti, non si può non rilevare il dato degli oltre sette mesi trascorsi dalla Giunta comunale in carica senza addivenire alla soluzione di due problemi essenziali per la nostra città, ripetutamente evocati su queste stesse colonne, vale a dire l’immobilismo a cui sono condannate le Municipalità per la mancata nomina degli assessori di riferimento e l’impegno ad assicurare una più soddisfacente qualità dei servizi affidati alle Partecipate comunali mediante una sostanziale riorganizzazione. Non sembra condivisibile che sia passato tanto tempo senza completare l’assetto delle Circoscrizioni e senza procedere alla nomina di nuovi manager alla testa di enti pubblici di grande complessità e rilevanza. 

La conclusione, di una riflessione partita senz’altro bene ma proseguita con interrogativi di fondo, è che non sarebbe assolutamente giustificato perdere un’occasione di riscatto tanto preziosa per due motivi: il clima di consenso che si è creato intorno alla città e la sottoscrizione del Patto per Napoli, firmato di recente con il Governo centrale per l’avvio al riequilibrio del bilancio comunale . Tutto ciò per colpa intollerabile di beghe interne alla stessa maggioranza che, con la forza ricevuta dagli elettori, dovrebbe invece compresa la responsabilità di sapere mettere in campo indispensabili doti di compattezza e di capacità amministrativa.

E’ dunque oggi tempo di decisioni e non di equilibrismi politici che portino ad ulteriori rinvii del tutto intollerabili per una nuova struttura di governance, che dovrebbe invece avvertire la responsabilità conseguente all’ ampia fiducia riscossa nell’ultima competizione elettorale.

Ultimo aggiornamento: 06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA