Caritas, tutti in fila alle mense dei poveri: otto su dieci sono napoletani

Sabato 7 Dicembre 2019 di Giuliana Covella

L’80% è napoletano, il 20% immigrato, il 15% donna. Mentre l’età media oscilla tra i 45 e i 50 anni. Un «esercito», quello dei cosiddetti ultimi di cui fanno parte senza fissa dimora, esodati e soprattutto papà separati o divorziati
La fotografia dell’emergenza povertà che, ogni giorno, porta nelle mense della Caritas oltre duemila persone è stata presentata a margine del convegno «La Riforma del terzo settore tra semplificazione e complessità», che si è svolto a Palazzo Armieri.

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«A Napoli abbiamo duemila persone che dormono in strada, tante persone ogni giorno vengono a mangiare alla nostra mensa attraverso la Caritas e gli istituti religiosi». Così il vicario episcopale della Diocesi di Napoli, don Adolfo Russo, ha puntato i riflettori su quella che è un’emergenza sociale da non sottovalutare. «Fino a pochi anni fa venivano solo extracomunitari a mangiare alle nostre mense - continua padre Russo - Oggi sono sempre più gli italiani, perché la povertà si è diffusa». Negli ultimi due anni, stando ai dati, si è incrementata una fascia di utenza che riguarda «soprattutto papà divorziati o separati che non possono mantenere due abitazioni e sono in grossa difficoltà. Quest’anno - annuncia il vicario - si faranno le mense di Natale in Cattedrale e a San Severino e Sossio». Il convegno, organizzato dall’Arcidiocesi di Napoli, dalla Fondazione Fare Chiesa e Città e dallo studio legale Brandi, in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, la Regione Campania, l’Università Federico II e il Consiglio notarile, ha puntato a sviluppare un confronto sui diversi aspetti della riforma del terzo settore. Presenti all’iniziativa, tra gli altri, il direttore dell’Agenzia del demanio, Paolo Maranca e Alessandro Lombardi, direttore del ministero del Lavoro. 

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Non solo pasti caldi per il popolo degli “ultimi” nelle mense della Caritas, ma anche laboratori artigianali, giardinaggio, corsi per pizzaioli e soprattutto cura della persona, che riguarda il più delle volte papà separati o divorziati. Come avviene nella mensa del Binario della solidarietà al civico 93 di via Taddeo da Sessa. «Nel 90% dei casi - spiega Enrico Sparavigna, presidente dell’associazione “Camminare insieme” che segue gli ospiti del Binario della solidarietà - i papà separati che arrivano da noi hanno perso casa, lavoro e affetti familiari. Ecco perché più volte ci siamo fatti carico di chiedere alle istituzioni di creare più strutture di accoglienza per questi uomini, magari a prezzi agevolati per pagare un fitto. E con supporti psicologici di specialisti, come avviene da noi, perché è dura affrontare una situazione di allontanamento dalla famiglia».

Tante le storie che arrivano alle mense della Caritas: «Oltre ai padri divorziati o separati, vengono esodati e senza dimora. Ultimamente anche qualche giovane tra i 20 e i 25 anni. C’è chi ha perso gli affetti e pur guadagnando uno stipendio tra i 1.000 e i 1.400 euro deve spenderlo per mantenere moglie e figli e pagarsi un fitto, e viene da noi a mangiare perché a lui non resta niente». Un centro diurno, quello del Binario della solidarietà, che non è solo una mensa per i senzatetto: «Offriamo a oltre 100 persone ogni giorno colazione, pranzo, cena e coffee break. Ci sono poi i laboratori di cuoio, ceramica, bijouterie, c’è l’orto didattico che curano gli stessi ospiti. Inoltre, facciamo corsi per pizzaioli in collaborazione con la Fondazione Leone e l’associazione Pizzaioli napoletani e abbiamo in cantiere un corso per parrucchiere che partirà a gennaio».

Ultimo aggiornamento: 11:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA