Il monolite San Gennaro nel magma della città

Sabato 4 Luglio 2020 di Paolo Jorio
Il lento dondolio della testa accompagnato da un impercettibile movimento del corpo, mani dure, rugose, segnate dalla fatica che improvvisamente si protendono in avanti, come nel vano tentativo di raggiungere qualcuno.

Un canto antico struggente che ritma la gestualità in un crescendo emozionante. Loro, le parenti di san Gennaro cantano, pregano e invocano la liquefazione del sangue del santo Patrono di Napoli, tramandandosi da secoli e secoli le antiche litanie che ancora oggi, nei giorni della cerimonia del prodigio, si inseguono e riecheggiano tra le seicentesche mura della Real Cappella del Tesoro di san Gennaro, tra gli affreschi del Domenichino, del De Ribera e del Lanfranco, tra i gli spettacolari busti d’argento e di bronzo, tra il trionfo della rappresentazione tridimensionale del paliotto d’argento del Vinaccia e il cancello di ottone del Fanzago. 

Il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro è, da oltre 1700 anni, l’evento prodigioso in cui milioni di napoletani, di origine partenopea e di meridionali, credenti e non credenti, sparsi nel mondo a causa dell’immane disgrazia dell’emigrazione, si riuniscono non solo spiritualmente, ma anche ritrovano una parte delle proprie radici. Un avvenimento in cui il Santo Patrono partenopeo si è trovato al centro di un grandioso fenomeno di religiosità popolare e di un radicatissimo culto, tali da non avere uguali al mondo. Tre volte l’anno; il sabato che precede la prima di domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre, la Cappella del Tesoro, voluta per un voto, proprio dal popolo napoletano, diventa l’ombelico del mondo, e le ampolle del sangue del santo protettore di Napoli diventano il centro di tutte le speranze riposte per la salvezza di Napoli. 

Nello stato di perenne incertezza, nel magma confuso delle vicende umane di questa città, emerge infatti unica, potente, amorevole, indissolubile, indiscutibile, imprescindibile la figura del santo che i napoletani hanno eletto proprio protettore: San Gennaro. 

Nume tutelare che i napoletani hanno designato a protezione di Napoli dalle tragedie naturali, come le eruzioni devastanti del Vesuvio, i terremoti, le pestilenze, le carestie, ma anche a difesa dalle miserie umane come le guerre e le invasioni. Una straordinaria storia di fede che badate bene, non è esclusivamente per la propria singola salvezza, ma per quella della collettività, perché è l’intera città, vicina e lontana, a stringersi compatta intorno a questo evento straordinario, a San Gennaro. Milioni di anime per lo più con una visione individualista, con uno spirito anarchico, che riescono magicamente a trovare in quei precisi momenti e in nome di San Gennaro, l’unicità e la compattezza: un prodigio nel prodigio. Ma l’evento del prodigio dello scioglimento del sangue non rappresenta solo l’apice di una straordinaria storia della fede di un popolo, ma dal punto di vista antropologico rappresenta anche il mito dell’eterno ritorno di Mircea Eliade, dove il presupposto è l’azzeramento della storia, dove tutto ricomincia ciclico perché, mancando un tempo determinato, non c’è passato o futuro, è tutto presente. E nessun’altra città al mondo, se non Napoli, potrebbe consentirsi di aver realizzato, formato e custodito intatto uno dei patrimoni artistici più importanti che si conosca, dedicato proprio al suo cattolico Santo Protettore, il tesoro di san Gennaro. 

Tesoro che, però, non appartiene né alla Chiesa né allo Stato, bensì al suo popolo rappresentato da secoli dalla Deputazione un’antica e meritoria istituzione laica che lo conserva e lo preserva gelosamente. 

Nessun altro bene immateriale credo, risponda, come san Gennaro, così compiutamente a tutti i presupposti richiesti dalla Convenzione  Internazionale per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, tanto da ritenerlo quasi un atto dovuto: essere trasmesso da generazione in generazione, costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in stretta correlazione con l’ambiente circostante e con la sua storia, che permette alle comunità, ai gruppi nonché alle singole persone di elaborare dinamicamente il senso di appartenenza sociale e culturale, che promuove il rispetto per le diversità culturali e per la creatività umana che diffonde l’osservanza del rispetto dei diritti umani e della sostenibilità dello sviluppo di ciascun paese.

Millenni di vicende, di passioni, di mutamenti, di dinastie, di gioie, di dolori, si sono infatti in ogni momento legati a filo doppio alla storia di Napoli e di San Gennaro, fino a una fortissima identificazione tra il Santo protettore e le pulsioni psicologiche di un popolo, in cui confluiscono vari motivi e ragioni quali il ricordo, la memoria, la devozione, la festa, il rituale, l’identificazione in un modello culturale, ma che continua ad avere al suo centro San Gennaro e solo San Gennaro.

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