MARIO DRAGHI

Draghi e il governo, la mossa contro i veti: tecnici nei posti chiave

Sabato 6 Febbraio 2021 di Marco Conti
Draghi e il governo, la mossa contro i veti: tecnici nei posti chiave

Il perimetro della maggioranza che sorreggerà l’esecutivo Draghi non c’è ed è complicato crearlo artificialmente con il criterio del tasso di europeismo o con il programma. Il solo nome dell’ex presidente della Bce è infatti garanzia a Bruxelles, come nelle cancellerie, e la lotta ai clandestini non sembra proprio una delle emergenze del Paese.

Negli incontri con le delegazioni dei partiti e nei colloqui telefonici con Grillo, Salvini e Berlusconi, Draghi ha raccolto le reciproche messe in guardia sui temi più vari e anche sui punti più controversi sui quali il nuovo governo sarà chiamato a decidere. «La sintesi spetta a me, fidatevi», è stata la risposta di metodo offerta dal futuro premier alla preoccupata delegazione dem composta dal segretario Zingaretti, dai capigruppo Delrio e Marcucci, da vicesegretario Orlando e dalla presidente Pd Cuppi. La decisione della Lega di essere della partita agita il Nazareno che sino all’ultimo ha cercato di consegnare a Draghi quella maggioranza - da Leu e FI - che immaginata.

Il pressing dei dem è fortissimo, ed arriva a lambire il Quirinale ma ha l’effetto di convincere il leader della Lega. Resiste invece Leu. Il partito di Speranza, Fornaro, De Petris e Bersani continua a dirsi «incompatibile» con la presenza di Salvini ed è pronto a restare fuori. Anche se le intenzioni della Lega erano nell’aria già da qualche giorno, a sinistra il muro resta alto anche perchè rischia di finire sotto le macerie quell’alleanza riformista, evocata anche ieri l’altro da Giuseppe Conte nella sua dichiarazione in piazza Colonna.

Chi tra i dem sperava in un soccorso di Beppe Grillo in funzione anti-Lega, è andato deluso. Anche perché M5S e Lega hanno già governato insieme e ora insieme si ritroveranno. Magari per difendere reddito di cittadinanza e Quota100. Con il Carroccio ufficialmente dentro, cambiano però anche le percentuali di politici e tecnici del nuovo esecutivo. Tutti in maggioranza e quindi, sperano, tutti i leader ministri del governo. Ci conta Nicola Zingaretti.

Governo, le speranze di Conte

Ci spera Giuseppe Conte, che si è di recente auto-incoronato leader dei grillini. Ma se questo fosse il criterio ne avrebbe diritto anche Salvini o lo stesso Berlusconi e dovrebbe esserci anche Renzi che per primo si è chiamato fuori. Anche se in questa stagione politica i veti e i «mai con...» durano poche ore, è però complicato pensare che Draghi possa trovarsi in consiglio dei ministri a dover dirimere le contese tra leader di partito, forse anche politicamente non troppo in forma se alla fine hanno dovuto subire l’arrivo di un premier esterno. E’ invece molto più probabile che ai partiti il premier chieda una rosa di nomi, con il capo delegazione, che non contenga però i leader ma rappresentanti autorevoli dei singoli partiti che contribuiscano a dare quel segnale di «forte discontinuità» che lo stesso Draghi ritiene un elemento centrale del nuovo esecutivo dove - quindi - non dovranno quindi sedere coloro che hanno conti in sospeso. 

D’altra parte accentuare il profilo tecnico dell’esecutivo permette a tutti, e soprattutto al Pd, di rendere persino un po’ più potabile l’alleanza con Salvini, anche se crea contraccolpi nel M5S che invece insiste su una corposa rappresentanza 5S. Ciò che si può dare per scontato è che il presidente del Consiglio incaricato non tratterà i nomi con i partiti neppure al secondo giro di consultazioni. Discuterà della squadra con il Capo dello Stato, come sempre accade, senza però accedere al manuale Cencelli messo a punto dai partiti in queste ore. L’orizzonte del prossimo governo è la legislatura. Quindi niente esecutivo a tempo, ma una maggioranza che dovrà anche mettere mano alla legge elettorale. Tema sul quale il professor Draghi ha ammesso di «non essere ancora preparato». Ma c’è sempre settembre per recuperare.
 

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