Rapinano e picchiano un 19enne in centro, condanna pesante per i bulli. «Ragazzi, denunciate sempre»

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Egle Priolo

PERUGIA - «Che hai da guardare?». Inizia così un pestaggio in pieno centro, in un weekend di marzo, tra «l’assoluta indifferenza» di decine di persone di passaggio sotto i portici della prefettura. È il 18 marzo del 2017, sabato pomeriggio, centinaia di giovani e giovanissimi sciamano tra corso Vannucci, via Baglioni e i giardini Carducci. Tra loro c’è anche un giovane perugino, all’epoca appena 19enne, in compagnia di un suo amico. Il ragazzo viene avvicinato da un gruppo di altri giovani, quel «che hai da guardare?» nasconde l’evidente ricerca di un pretesto per aggredirlo.

Cosa che accade nel giro di pochi secondi: secondo quanto racconterà nella denuncia presentata qualche giorno dopo, uno dei ragazzi gli sfila il cappello prendendolo per la visiera mentre un altro parte con un pugno al volto. Il ragazzo barcolla, cerca di affrontare l’aggressore ma «immediatamente, come un sol uomo, gli altri cinque si sono avventati tutti su di me, colpendomi in varie parti del corpo ma, soprattutto, con pugni alla testa». L’amico cerca di aiutarlo, ma quei sei giovanissimi balordi sono un numero troppo superiore per le loro forze.
Il tutto, va ancora sottolineato perché contenuto nella denuncia, nell’indifferenza dei passanti. Che non solo non muovono un dito per evitare l’aggressione, ma che fanno finta di nulla anche di fronte alle richieste del ragazzo sanguinante di fermare quel gruppetto che sta scappando con lo zaino che gli hanno appena rapinato. Zaino di una delle marche streetwear che vanno per la maggiore tra i giovanissimi, contenente una felpa (anche questa di marca), un paio di scarpe da ginnastica, un cappello di lana e a cui era ancorato uno skateboard.
I due ragazzi, spaventati e feriti, vanno in un negozio punto di riferimento per molti ragazzi e chiedono aiuto. Lì riceveranno le prime cure, troveranno chi li porterà in ospedale, ma anche chi sarà capace di individuare i profili di almeno quattro dei sei aggressori: profili Facebook, con nomi e cognomi. Ed età: hanno - al momento dei fatti - tra i 18 e i 20 anni, ma c'è anche un minorenne.

La denuncia si trasforma in azione penale, con la procura (prima con il pm Michele Adragna, poi con il procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini) che ipotizza nei confronti degli aggressori i reati di rapina e lesioni personali aggravate. Ieri il giudice Natalia Giubilei, nel corso del processo con rito abbreviato, ha accolto la richiesta di patteggiamento: due aggressori sono stati condannati a due anni e quattro mesi ciascuno (pena sospesa) mentre un terzo (colui tra l’altro che avrebbe sferrato il pugno) ha scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio, con il processo che inizierà a maggio del prossimo anno. Per il quarto aggressore il procedimento è invece aperto al Tribunale per i minori. I giovani - difesi dagli avvocati Emanuela Rondoni, Gemma Paola Bracco e Paolo Bartoli - sono stati inoltre condannati al risarcimento di diecimila euro.
«Questa sentenza deve servire da sprone a tutti i ragazzi vittima di violenze e bullismo - dice l’avvocato di Marco Brusco, legale del giovane aggredito assieme al collega Giuseppe De Lio -. Denunciate, parlatene in famiglia, non lasciate che questi fatti restino impuniti. Questa sentenza dimostra che i bulli possono essere condannati».

Ultimo aggiornamento: 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA