Attacco Parigi, il terrorista era passato anche dall'Italia

Martedì 29 Settembre 2020
Attacco Parigi, il terrorista era passato anche dall'Italia

Era passato anche dall'Italia l'attentatore di Parigi arrestato per l'attacco di venerdì scorso di fronte all'ex sede dello Charlie Hebdo. Non è ancora chiaro per quanto tempo sia rimasto nel nostro Paese e in quale città. Intanto l'uomo ha ammesso di avere 25 anni e non 18, come aveva dichiarato, ha reso noto il procuratore antiterrorismo, Jean-Francois Ricard, in una conferenza stampa.

L'uomo, che ha anche confessato di non chiamarsi Hassan Alì ma Zaheer Hassan Mahmoud, è arrivato in Francia dal Pakistan nel 2018 al termine di un percorso attraverso diversi Paesi, fra i quali «la Turchia e l'Italia». In Francia era «totalmente sconosciuto a tutti i servizi di informazione», ha confermato Ricard.  Agli inquirenti ha detto di essere «adirato» contro Charlie Hebdo per la nuova pubblicazione delle caricature di Maometto e che pensava ad un attacco contro la redazione del settimanale, senza sapere che aveva traslocato. Questo nonostante tre diversi sopralluoghi sul posto nei giorni precedenti l'attacco.
 

Video

L'assalitore ha detto di aver «guardato dei video provenienti dal Pakistan sulla pubblicazione delle caricature» e di essersi voluto «ribellare» contro Charlie Hebdo. Il procuratore ha confermato l'esistenza del video in cui l'uomo proclama il suo proposito di andare a «ribellarsi» contro il settimanale satirico ed ha detto che l'intenzione originaria dell'attentatore era di «incendiare» i locali in cui pensava ci fosse ancora la redazione. Terminato lo stato di fermo, Zaheer Hassan Mahmoud comparirà questo pomeriggio davanti al giudice per l'ipotesi di «tentato omicidio a scopo terroristico».

Sotto un'identità diversa, il terrorista ha ricevuto sussidi dal suo arrivo in Francia e, secondo il procuratore, «era completamente sconosciuto a tutti i servizi di intelligence». Mahmoud, stando a quanto emerso durante la conferenza stampa, aveva mostrato interesse nei confronti di Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), partito la cui lotta alla blasfemia è la principale arma politica e che ha convocato le manifestazioni nel Paese asiatico dopo la decisione di Charlie Hebdo di ripubblicare le contestate vignette. Per preparare l'attacco ha fatto tre sopralluoghi in rue Nicolas Appert il 18, 22 e 24 settembre. «Arrivando in strada e vedendo le vittime, ha pensato che lavorassero per il giornale e ha scelto di attaccarle», ha spiegato il procuratore.

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 07:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA