Francia, la crisi degli ospedali pubblici: dimissioni in massa dei medici

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Erminia Voccia
Foto AFP

Il gesto senza precedenti dei medici francesi è la spia della crisi profonda attraversata dalla sanità pubblica in Francia. Un atto dal valore politico dovuto alla mancanza di dialogo con il governo. Quasi 1.100 medici, tra cui 600 primari, si sono dimessi dalle loro funzioni amministrative. La reazione collettiva alle politiche sanitarie è partita dalla Facoltà di Medicina di Pitié Salpêtrière, a Parigi, ma investe tutto il Paese. A Marsiglia, ad esempio, una cinquantina di primari hanno aderito, in diciannove lo hanno fatto a Limoges e in quindici a Nantes, come racconta Le Monde. Secondo i camici bianchi, sono troppi i compiti amministrativi a cui attenersi, la conseguenza è la difficotà di rapportarsi ai pazienti e di rispettare l'umanità e la cura previste dal giuramento di Ippocrate. L'annuncio, dato in conferenza stampa, prevde che a partire dal 14 gennaio 2020 i medici specialisti e i primari non svolgeranno più il lavoro amministrativo e le mansioni burocratiche, ma continueranno ad assicurare le cure mediche ai pazienti. Le associazioni dei medici hanno rassicurato i cittadini che la decisione dei professionisti non avrà ripercissioni sulla salute dei pazienti. 

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La mobilitazione è una risposta alla scarsità di fondi stanziati a favore della sanità pubblica. A giudizio degli specialisti, la situazione sarebbe vicina al collasso e i tagli minaccerebbero la vita dei cittadini francesi. Le rivendicazioni, a detta dei medici, sono ragionevoli: rivedere i salari in modo "significativo", lo stanziamento supplementare di 600 milioni di euro a favore degli ospedali nell'anno 2020 e una "revisione profonda" dei loro finanziamento e della loro gestione. 

La ministra della Sanità Agnès Buzyn ha promesso un piano da 1,5 miliardi da stanziare in tre anni, considerato tuttavia del tutto insufficiente. “Gli ospedali pubblici in Francia stanno morendo”, hanno scritto a dicembre 2019 quasi 660 medici degli ospedali di tutta la nazione in una lettera aperta in cui denunciavano il peggioramento della qualità del servizio sanitario francese, una volta tra i migliori del mondo. L'azione collettiva dei medici e del personale paramedico arriva in seguito a una lunga mobilitazione e dopo due manifestazioni nazionali del personale ospedaliero. «È un gesto politico che dice che noi, i medici, non possiamo più continuare così», ha spiegato sempre a Le Monde André Grimaldi del Collectif interhôpitaux. «È l'ultima battaglia, l'ultima cartuccia dell'ospedale pubblico», ha aggiunto. Gli scioperi erano iniziati a marzo 2019 nei pronto soccorso, ma presto le proteste hanno iniziato a interessare tutti i dipartimenti sanitari, da pediatria a psichiatria. 

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, su Facebook ha espresso vicinanza ai colleghi francesi, disegnando un parallelo con gli Stati Generali avviati in Italia. “Soffia un vento nuovo in Europa per i camici bianchi: è quello di un ritrovato umanesimo", ha commentato Anelli. "La vicenda dei medici francesi che si rifiutano di fare cose non etiche legate alla produttività degli ospedali - continua il presidente Fnomceo - si correla alla riflessione avviata in Italia dalla Fnomceo sulla crisi della professione medica. Qualcuno lo definisce il ritorno al primato di quanto previsto dal Giuramento di Ippocrate. Si tratta sicuramente di mettere al primo posto l’uomo, la sua dignità, i suoi bisogni, il sollievo delle sue sofferenze anche se tutte queste cose non dovessero produrre ricavi o risultati economici. Insomma un nuovo umanesimo che parte proprio da una professione fondamentale per assicurare nella nostra società diritti inalienabili dell’uomo come quello alla salute. In Italia si chiama medicina amministrata, in Francia eccesso di compiti Amministrativi. Il tema è lo stesso: i medici vogliono più tempo ed una nuova organizzazione che consenta loro di dedicarsi principalmente e prioritariamente alla cura del paziente. Il tempo dell’ascolto come tempo di cura. I nostri principi, oggi contenuti nel Codice Deontologico, sono punti di riferimento essenziali per esercitare questa straordinaria professione. Il primato dell’uomo sull’economia rappresenta per i medici un principio irrinunciabile”.

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