«Rimandatele a casa loro!», la “rissa” di Trump con le donne del Congresso paga: gradimento al 50%

di Luca Marfé

Donald Trump ha un nuovo nemico.
Anzi, a voler essere più precisi, ne ha ben quattro.

Quattro come i punti percentuali che gli consentono di scalare fino al 50% l’indice di gradimento pubblicato dalla società di sondaggi Rasmussen Reports.

Quattro come le donne del Congresso che gli hanno dichiarato guerra e cui, come del resto è nel suo (mancato) stile, ha già risposto scomodando l’artiglieria delle parole pesanti.

Tutte americane, tutte di origini straniere.
Tutte arrabbiate nei confronti di un presidente giudicato fascista, misogino e razzista.
Tutte “gentilmente” invitate dall’ultra conservatore del “Make America Great Again” a ritornarsene «a casa loro».



Il punto è che «casa loro» sono gli Stati Uniti.

Il senso della partita che Trump vuole giocarsi, però, è chiaro ed è quello delle radici diverse, addirittura del presunto antipatriottismo.

Un tema, quello delle radici che in altre parole sono la razza, che scandalizza la platea democratica e che più in generale fa inorridire mezza nazione.

Un polverone che viceversa, e questo il tycoon lo sa bene, eccita la base elettorale della destra repubblicana.

Alexandria Ocasio-Cortez, ispanica; Ilhan Omar, somala musulmana; Rashida Tlaib, figlia di immigrati palestinesi, pure lei musulmana; Ayanna Pressley statunitense di Chicago, anche lei di colore.

Caratteristiche che della notiziabilità non dovrebbero avere alcunché nell’Occidente del terzo millennio.
E che invece hanno fornito al Commander in Chief l’assist per mettere insieme «La Squadra».



È così che le ha etichettate ed è così che, disprezzandole a scena aperta, le chiamano già i suoi seguaci, ogni giorno un po’ più agitati.

Missione odio compiuta, insomma. E avanti tutta in direzione 2020, nella speranza di replicare il successo del 2016.
Nella speranza, più vasta, che gli “Stati Divisi” d’America non debbano pagare un conto troppo alto a una Storia di distanze sociali che rischiano di diventare fratture razziali.

A Trump i nemici fanno bene al punto che ne ha bisogno.

Al di là dei calcoli della politica, però, il Paese non ha bisogno delle possibili e drammatiche conseguenze di una lotta politica che di regole sembra non averne.

Giovedì 18 Luglio 2019, 18:45
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