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Ucraina, le sanzioni hanno stravolto la vita dei russi: prezzi alle stelle, corsa alle scorte, disoccupazione e depressione

Lunedì 14 Marzo 2022 di Francesco Padoa
Ucraina, le sanzioni hanno stravolto la vita dei russi: prezzi alle stelle, corsa alle scorte, disoccupazione e depressione

Il Big Mac e il Frappuccino, ormai da qualche giorno, è noto, non saranno più disponibili in Russia. McDonald's e Starbucks, ma anche Coca-Cola e PepsiCo, hanno annunciato la sospensione delle loro attività nel Paese. Si allunga di giorno in giorno l'elenco delle aziende in fuga dalla Russia di fronte all'invasione dell'Ucraina. Lo hanno già fatto Apple e Nike, Ikea e anche il gruppo automobilistico Stellantis, per non tralasciare i colossi petroliferi. E ancora, a girare le spalle a Mosca sono anche Shopify e General Electric, confermando come la fuga dalla Russia non si fermi. L'Occidente, l'America, e i suoi simboli, comprese le grandi banche d'affari, abbandonano Mosca, uno dopo l'altro. Anche Goldman Sachs ha lasciato la Russia: un passo importante perché è stata la prima grande banca di Wall Street a prendere una decisione del genere.

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Il ritorno al passato

In pochi giorni, chiudendosi a riccio in una sorta di autarchia anacronistica in un mondo così interdipendente, la Federazione Russa sembra fare un balzo indietro nella storia di almeno un trentennio, tornando all'epoca dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Al di là delle evidenti conseguenze economiche, queste clamorose scelte di politica commerciale avranno inevitabilmente un grande effetto sulla vita quotidiana di un Paese che da sin dai primi anni '80 aveva chiaramente sposato una politica di netta apertura al mondo. E da almeno trent'anni era ormai uno dei grandi mercati dell'economia globalizzata. Per fare un esempio, la prima bottiglietta di Coca Cola venne prodotta in terra russa nell'86, sei anni dopo le celebri olimpiadi di Mosca, sponsorizzate appunto dal celebre marchio di Atlanta. Ma è stata grazie all'era di Gorbaciov che Urss, nel giro di pochi anni, assicurò ai suoi cittadini la possibilità di assaporare tutti i piaceri del consumismo occidentale. Rispetto ai lunghi decenni in cui anche un paio di jeans faceva sognare i giovani russi, in poco tempo i grandi marchi fecero il loro ingresso nel blocco sovietico. Chi ha l'età per ricordare il crollo del muro di Berlino, ha impressa nella memoria anche l'immagine di migliaia di moscoviti, ordinatamente in fila col colbacco sotto la neve, all'inaugurazione del primo storico ristorante di McDonald's aperto a Piazza Puskin. Da quel giorno ne sono stati aperti 850, tutti chiusi nell'arco di poche ore. Era il 31 gennaio 1990. All'epoca la tv sovietica mandava in onda uno spot che presentava così quell'evento epocale: «Se non puoi andare in America, vieni al McDonald's a Mosca». Un messaggio dal grande valore simbolico: il presidente Mikhail Gorbaciov apriva il suo Paese al capitalismo e alla cultura occidentale, le sue parole d'ordine erano perestrojka e glasnost (riforma e trasparenza). Ora, questo boicottaggio di massa, potrebbe paradossalmente chiudere l'era avviata Gorby, come venne affettuosamente chiamato negli States l'unico ex Segretario del Pcus ancora in vita che il 2 marzo ha compiuto 90 anni.

Gli effetti delle sanzioni sulla vita dei russi

Gli effetti della guerra sulla vita dei russi è al momento inimmaginabile. Sono già pesanti, saranno pesantissimi. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e l'UE hanno messo in atto sanzioni finanziarie senza precedenti e l'impatto di queste misure sta appena iniziando a farsi sentire, con l'aumento del costo dei prodotti di base, un incombente rischio di perdita di posti di lavoro e, per alcuni, un crescente senso di isolamento. Molti ritengono che sia Putin, il loro presidente, il responsabile delle sanzioni contro la Russia, ma la maggior parte della popolazione riceve le notizie dai media statali, che riportano la propaganda anti-ucraina del Cremlino. Milioni di persone sono portate a incolpare l'Occidente, altri non approvano la guerra, ma restano in silenzio: è rischioso per i russi criticare il loro leader, migliaia già gli arresti. L'idea che solo i russi più ricchi sentiranno il peso delle sanzioni non è reale. Nessuno è sicuro di cosa accadrà dopo, ma si prevede che le ricadute economiche saranno gravi e di lunga durata: la banca centrale russa ha affermato che c'è stato un cambiamento economico "drastico" dall'invasione. E ora si teme che aumenteranno furti e rapine a causa dell'improvviso aumento della povertà e della perdita di posti di lavoro.

Difficoltà psicologiche

Sono tanti i russi che hanno difficoltà ad affrontare la nuova realtà e il cambiamento epocale della loro vita. «Questo è un tipo di crisi completamente nuovo che ci fa sentire tutti persi e disorientati. Non solo negli affari ma nelle nostre stesse vite. La perdita di reddito, il dover rinunciare a un intero stile di vita, connessioni ridotte, anche sui social media, e non poter viaggiare per vedere la famiglia e gli amici che vivono all'estero. Ci sono molte cose che abbiamo già perso e non abbiamo ancora capito del tutto». Il rischio di finire in depressione è reale. La perdita di posti di lavoro nella grandi aziende internazionali che si ritirano dalla Russia preoccupa un po' tutti e c'è chi spera che non ci siano tagli ai progetti finanziati dal governo.

 

Prezzi alle stelle

La vita quotidiana è cambiata completamente. I prezzi al consumo sono cresciuti già del 3-5% nella prima settimana dell'invasione, con il cibo tra i maggiori aumenti. Alcuni negozi stanno limitando la vendita di prodotti di base, dopo le segnalazioni di accaparramento. La vendita di medicinali non è soggetta a sanzioni, ma con le principali compagnie di navigazione che sospendono i servizi , le forniture potrebbero essere colpite anche in questo settore. Il rublo è precipitato portando molti rivenditori ad aumentare i prezzi. Chi vive nel centro di Mosca, dice di non aver ancora visto scaffali vuoti. «Il cibo non scomparirà, ma diventerà più costoso. Quanto più costoso, non riusciamo a immaginarlo e abbiamo paura anche solo a pensarci». Anche se c'è, pochissimi in realtà, qualche russo che sostiene di non aver ancora sentito l'impatto delle sanzioni occidentali: la loro vita, assicurano (per adesso) non sarà influenzata dalla caduta del rublo, perché non acquistano costosi beni esteri.

Corsa alle scorte

A poche ore dall'annuncio dei 847 ristoranti McDonald's sono apparse migliaia di pubblicità di russi che vendevano cibo dai suoi ristoranti, a un prezzo fino a 10 volte superiore al normale. «Nuggets e torte comprate poco prima che la catena di ristoranti chiudesse. La tua ultima possibilità di assaporare la felicità straniera», diceva un messaggio. Il prezzo del latte è quasi raddoppiato nelle ultime settimane. I prezzi di zucchero e cereali erano già del 20% più alti questo febbraio rispetto a un anno fa. L'agenzia di stampa statale russa Tass ha affermato che alcuni rivenditori hanno accettato di limitare l'aumento dei prezzi di alcuni prodotti di base al 5%. Altri stanno limitando la quantità di prodotti di base come farina, zucchero e olio che i clienti possono acquistare. C'è chi sta facendo scorta, acquistando chili di caffè, litri di olio, molte bottiglie di whisky, ordinando anche fornitura di tre mesi di farmaci considerato che alcuni medicinali sono già difficili da reperire.

Impennata dei beni voluttuari

Ovviamente anche il prezzo di beni non di prima necessità è alle stelle, aumentato drasticamente. Come quello di smartphone e televisori, che fa segnare già un più 10-15%. Molti hanno comprato batterie di riserva per l'iPhone, prima che l'Apple chiudesse i battenti. Anche le auto nuove sono aumentate di prezzo e c'è chi ha acquistato filtri e olio pensando a un futuro non proprio roseo. «Siamo riusciti a comprarli ai vecchi prezzi prima che quasi raddoppiassero davanti ai nostri occhi». Ma c'è chi è stato preveggente ed è riuscito a comprare un frigorifero, oppure un fornello, o una lavatrice, o addirittura un letto e un armadio all'Ikea ai prezzi vecchi. «Semplicemente perché non hanno avuto il tempo di aumentare i prezzi», racconta qualche moscovita.

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Attività chiuse

E tanto per rendere l'idea, nel campo del divertimento e dello svago l'impennata dei prezzi è stata maggiore: anche il 30% in più per una settimana di vacanza all'estero. E anche nel settore del fitness gli effetti della guerra sono già evidenti. I clienti sono in calo, molti chiedono il rimborso della quota di iscrizione al club. Le spese per la gestione dei centri sono aumentate in media del 30% da quando sono state introdotte le sanzioni: già molti hanno chiuso o stanno per farlo. Chi tenta di resistere fatica a trovare produttori russi per sostituire le apparecchiature importate. E ancora, le difficoltà nei pagamenti a collaboratori stranieri, come nelle scuole di lingua: gli insegnanti in altri paesi non si possono pagare perché tutte le reti di trasferimento bancarie sono bloccate. E anche i russi che studiano all'estero non possono pagare le tasse alle scuole di Mosca. Anche svolgere lezioni di gruppo online è diventato un problema, visto che l'accesso a piattaforme come Zoom è stato bloccato.

 

Ultimo aggiornamento: 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA