Usa e Covid, Biden contro i governatori repubblicani: scontro frontale su vaccini e restrizioni

Venerdì 17 Settembre 2021 di Luca Marfé
Usa e Covid, Biden contro i governatori repubblicani: scontro frontale su vaccini e restrizioni

Vaccino non vaccino, obbligo o non obbligo: questo è il dilemma.
Il presidente democratico accelera, ma i governatori repubblicani frenano.
Negli Stati Uniti, è scontro frontale tra destra e sinistra.

«Florida e Texas stanno facendo tutto ciò che è in loro potere per minare i provvedimenti salva vita che io ho firmato», afferma Joe Biden aprendo il fronte della guerra politica con Greg Abbott e Ron DeSantis, titolari dei due Stati rossi, appunto.
Fronte che si allarga anche al Mississippi, con il governatore Tate Reeves che ribatte ancora più duro:
«Le imposizioni della Casa Bianca sono platealmente incostituzionali e profumano di dittatura»

Nessuno che le mandi troppo a dire, insomma, con il Commander in Chief che però non ci sta e che risponde a sua volta a tono:
«Ci si vaccina contro il morbillo, gli orecchioni, la rosolia, la varicella, l’epatite B, la poliomielite e altro. Lo si fa per dei precisi obblighi di legge. Ma, nel mezzo di una pandemia che è già costata 660mila morti, io propongo la stessa identica cosa e questi che fanno? Mi danno del tiranno?».
Ripete la domanda due volte, è arrabbiato e spazientito.
E non ha finito: bolla tutto come apoteosi della «politica peggiore» che «mette a rischio la vita dei cittadini e peggio ancora dei bambini».
Per concludere infine con il guanto di sfida: «Rifiuto di arrendermi».
A questo scempio, a questi personaggi, sembra quasi voler sottintendere. 

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Eppure c’è l’altra faccia della medaglia, con il sentimento liberale non soltanto dei leader di partito ma anche e soprattutto del popolo repubblicano che lamenta e che rifiuta uno Stato eccessivamente invadente, che resta scettico (persino per motivi religiosi) nei confronti di un siero non più sperimentale ma oggettivamente elaborato e approvato di gran fretta, che non vede l’ora di disfarsi di restrizioni e del concetto stesso di emergenza che durano oramai da un anno e mezzo.

La partita, dunque, è tutta aperta.
Con le scelte di Biden che potenzialmente impattano il destino di 100 milioni di americani: dipendenti federali e di grandi imprese nonché naturalmente gli operatori sanitari.
E con l’economia che fa discutere perché il piano di messa in sicurezza e di rilancio costa la mostruosa cifra di 3mila e cinquecento miliardi di dollari che qualcuno dovrà pur pagare.

Chi?

I contribuenti con le loro tasse.
Cosa che fa orrore ovunque a destra e che non piace nemmeno ai moderati di sinistra.

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