Usa, Trump e impeachment, la via della condanna: cosa succede adesso?

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Luca Marfé

La sconfitta di Hillary, la vittoria di Trump, le ombre, le accuse, la Russia, l’Ucraina, l’inchiesta, le prime pagine dei giornali, le audizioni pubbliche, le dirette “fiume” in televisione e ora i capi d’imputazione.

L’impeachment, soltanto il quarto di tutta la storia degli Stati Uniti, sembra la sceneggiatura di un film.

Non resta dunque che immaginarne il séguito: che cosa succede adesso?

La Camera ha messo nero su bianco le ragioni dell’accusa: abuso di potere e ostruzione del Congresso.

Un primo giudizio spetta alla commissione Giustizia capitanata da Jerry Nadler.

In seconda battuta, tocca all’intera aula pronunciarsi.

L’esito è scontato: grazie alla maggioranza conquistata in occasione delle ultime elezioni di midterm, i democratici approveranno il lavoro che loro stessi hanno confezionato nei 79 giorni appena trascorsi dall’epocale start annunciato allora dalla speaker Nancy Pelosi.

Qui i tempi sono strettissimi: il doppio voto è in programma tra mercoledì e giovedì.

Poi la palla passa al Senato e la faccenda si complica.

Sì, perché in primis bisogna capire quand’è che la metà anziana del Congresso metterà effettivamente le mani sul dossier più caldo d’America. Con un susseguirsi di voci di corridoio che sembrano smentire la possibilità di accelerate natalizie.
Tutto lascia pensare, insomma, che se ne riparlerà dopo il 6 gennaio.

Di lì in avanti, una sorta di processo al processo.
 


La struttura messa in piedi dai democratici al vaglio dei repubblicani.
Con questi ultimi che occupano 53 dei 100 seggi di un Senato che dovrebbe esprimersi a maggioranza dei due terzi affinché Trump venga giudicato colpevole e sia dunque tenuto a lasciare il suo ufficio.

Una fattispecie oggettivamente irrealizzabile, salvo suicidio collettivo della destra a stelle e strisce.

Tuttavia, l’attesa è ancora lunga considerato che per arrivare all’agognato verdetto definitivo ci vorranno senz’altro settimane, forse mesi.

Più impaziente del pubblico statunitense e mondiale nonché degli stessi dem, proprio The Donald che vuole chiudere il discorso al più presto e che addirittura sogna il processo pur di scrollarsi personalmente di dosso i fantasmi di quella che etichetta da sempre come una colossale «caccia alle streghe».
Una caccia che, quasi furbescamente, continua ad utilizzare per stregare i suoi elettori.

Ultimo aggiornamento: 14:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA