Venezuela, resa o guerra civile? Guaidó insiste: «Primo maggio di proteste»

Mercoledì 1 Maggio 2019 di Luca Marfé

Maduro contro Guaidó, i blindati contro i manifestanti, il popolo contro il popolo.
Comunque vada a finire, l’erede di Chávez ha tradito.
Ha tradito il suo giuramento di presidente, ma, soprattutto, ha tradito il sogno di un socialismo che sta dalla parte della gente, dei deboli, degli ultimi.

Lo dicono i numeri di una giornata nera, con circa cento feriti, e lo sottolineano ancor di più le immagini che in queste ore hanno fatto il giro del mondo.

I mezzi pesanti dell’esercito che sfondano le linee della protesta sono una fotografia inadeguata per il terzo millennio. Un orrore, una vergogna. Un video che rimanda al peggio del secolo scorso di un continente che vuole invece voltare definitivamente pagina su certe maniere. Non a caso, gli unici “vicini di casa” su cui Maduro sembra poter contare sono rimasti Bolivia e Cuba. Il resto dell’America Latina, a maggior ragione dopo la virata a destra di Brasile e Colombia, lo ha scaricato già da un bel po’.



C’è poi l’altra America ed è quella di Trump e Pompeo. Entrambi letteralmente scatenati su un fronte, quello venezuelano, che rischia di diventare di guerra. Il tycoon minaccia un «embargo totale» su Caracas e dintorni, mentre il numero uno della diplomazia a stelle e strisce sostiene che Maduro avrebbe meditato e starebbe tuttora meditando la fuga lontano dal Paese.

«Fake news» secondo il diretto interessato, ma anche secondo i russi che accusano Washington di voler «demoralizzare le truppe» di Bolívar, con il preciso intento di spianare la strada di ciò che non hanno esitato a definire «un colpo di Stato».

Un colpo di Stato «fallito» dice fiero Maduro in un messaggio serale rivolto alla nazione.

Un’Operazione Libertà, rilancia Guaidó, che nella notte non finisce e che, viceversa, deve riprendere all’alba di un Primo Maggio che rischia di essere ricordato più per il sangue che non per il lavoro.

Delle due l’una: resa o guerra civile.

Con un’Europa, ed in particolare con un’Italia, “nano” di una politica incomprensibile, priva di personalità e di una posizione condivisa, votata esclusivamente ad un’attesa ignava che la Storia potrebbe ricordare come una vera e propria colpa.



Ultimo aggiornamento: 11:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA