Allarme recessione, Confindustria vede nero ma Tria esclude manovre bis

Sabato 2 Febbraio 2019 di Luca Cifoni
Gli scossoni dell'economia reale iniziano a increspare la bonaccia sul mercato dei titoli di Stato italiani. Nei giorni scorsi il Tesoro aveva ottenuto ottimi risultati in asta, con significative riduzioni dei rendimenti sia su Bot che su Btp. E lo spread con il Bund tedesco si era posizionato saldamente al di sotto dei 250 punti. La tendenza si è invertita e ieri il differenziale tra i titoli decennali dei due Paesi è tornato a crescere fino a quota 258, riflettendo l'aumento del rendimento del Btp a 2,74.

Naturalmente si tratta di livelli ancora molto lontani da quelli massimi che erano stati toccati nella fase di incertezza sulla formazione del governo e poi ancora nel momento di più acuto contrasto con l'Unione europea. Nei giorni scorsi però si potrà capire se le preoccupazioni sull'andamento dell'economia stanno in qualche modo alterando la percezione positiva che del nostro Paese hanno avuto in questo inizio d'anno gli investitori internazionali. Dopo il responso (provvisorio) dell'Istat sul quarto trimestre del 2018 aumentano le preoccupazioni sull'andamento complessivo dell'intero anno.
 
Il Centro Studi di Confindustria, valutando in particolare le prospettive della produzione industriale , reputa molto probabile un valore finale di poco superiore allo zero. E altri segnali poco incoraggianti arrivano dall'indagine sulle intenzione dei direttori degli acquisti: l'indice nel settore manifatturiero è crollato a gennaio a 47,8 (da 49,2) attestandosi ai minimi da cinque anni e mezzo. Significativa è anche la riduzione del personale nelle aziende del settore.

In questo scenario, la linea del governo per il momento non cambia. La spinta alla crescita potrà venire dagli investimenti da riattivare, a partire da quelli già inclusi in bilancio. Si attendono entro pochissime settimane i provvedimenti sulle strutture centrali che avranno il compito di aiutare le varie amministrazioni a spendere i soldi. Per il resto, Palazzo Chigi e ministero dell'Economia fanno affidamento sul miglioramento del clima internazionale, attualmente penalizzato sia dai contrasti sul commercio internazionali sia dal momento di difficoltà dell'industria tedesca ed in particolare del settore auto: entrambi fattoci che toccano in modo molto diretto il mondo produttivo italiano. Dagli Stati Uniti Giovanni Tria fa professione di ottimismo, ritenendo passata la fase peggiore del rallentamento in tutto il Vecchio Continente, e torna ad escludere la necessità di una manovra correttiva per quest'anno. Il ragionamento di Tria si basa su una serie di fattori. Il primo ha a che fare con le stesse regole europee, che misurano normalmente gli obiettivi di bilancio in termini di disavanzo strutturale e non nominale. In questa logica un peggioramento della congiuntura economica porterebbe quindi con sé anche un ridimensionamento dell'obiettivo. C'è però da dire che gli impegni italiani sono il risultato di un accordo molto particolare con la commissione, che prevede tra l'altro una sorta di cuscinetto del valore di due miliardi, sotto forma di voci di spesa dei ministeri già congelate, che verrebbero definitivamente decurtate in caso di necessità a protezione del deficit. E su un piano più informale, l'esecutivo potrebbe anche fare affidamento su una fisiologica lentezza del processo di avvio del reddito di cittadinanza.

Le stesse maggiori uscite per le pensioni anticipate di Quota 100 sono monitorate con attenzione. Intanto ieri è uscito il dato del fabbisogno di cassa relativo al mese di gennaio: l'avanzo di 1,4 miliardi è superiore a quello dell'anno precedente. Si tratta comunque di un risultato poco significativo in quanto parziale e condizionato anche da voci straordinarie. Ultimo aggiornamento: 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA