Autonomia del Nord, il silenzio dei 5stelle

di ​Gianfranco Viesti

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Nella disattenzione generale, avanza il progetto leghista di garantire maggiori risorse alle regioni Lombardia e Veneto, e maggiori diritti di cittadinanza ai loro cittadini, a spese di tutti gli altri italiani. Una vera e propria “secessione dei ricchi”: non in una accezione astratta, ma in una declinazione concreta. L’obiettivo è perseguito, con coerenza, da almeno due decenni. Ma ha preso nuovo slancio con i referendum che si sono tenuti un anno fa, e poi con il recente cambio di governo. In particolare la Regione Veneto sta facendo da battistrada con le sue richieste. Se fossero soddisfatte, nulla potrebbe poi impedire di estenderle innanzitutto alla Lombardia e poi alle altre regioni del Nord, già in coda.
Di che parliamo? La Regione chiede maggiore autonomia, ed un passaggio di competenze, su tutte le 23 materie per cui questo è teoricamente possibile in base alla Costituzione. Gli ambiti sono amplissimi, dalla previdenza complementare alle Soprintendenze, dalle autorizzazioni per le grandi infrastrutture all’istituzione di una zona franca. Toccano e stravolgono i grandi servizi pubblici nazionali. Si chiede la regionalizzazione della scuola: gli insegnanti dovrebbero diventare dipendenti della Regione, che ne regolerebbe stipendi e carriere (e mobilità territoriale), e stabilirebbe la programmazione dell’offerta formativa, così come il diritto allo studio e l’offerta universitaria. Si chiede di arrivare ad una totale regionalizzazione della sanità, eliminando gli elementi di garanzia del sistema sanitario nazionale. Non si tratta quindi di richieste specifiche, ma di un profondo ridisegno dell’Italia attuale e dei suoi grandi servizi pubblici. 
Al trasferimento di queste assai estese competenze, la Regione Veneto chiede che faccia da contraltare una attribuzione di risorse economiche molto maggiore rispetto alla situazione attuale. Non si tratta, cioè, di esercitare l’autonomia spendendo sul territorio quanto oggi spende lo Stato; ma di rivendicare un trattamento molto più favorevole. Il che è da sempre l’obiettivo: esplicito, sbandierato. Questo avverrebbe con l’applicazione di un sistema di “fabbisogni standard” basato anche sul gettito dei tributi maturato nel territorio regionale. In pratica, un meccanismo eversivo dei principi costituzionali di eguaglianza, in base al quale chi risiede nelle regioni in cui ci sono più contribuenti ricchi, ha diritto ad un maggiore finanziamento dei propri servizi. Ora, è del tutto evidente che, a parità di risorse pubbliche, questo aritmeticamente significa minore disponibilità di finanziamento dei servizi pubblici nelle altre regioni, in particolare quelle a minor reddito. Non si stabilisce prima un quadro nazionale a cui tutti devono adeguarsi: con la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) per tutti gli italiani, pur previsti dalla Costituzione; ma si procede con la definizione di principi di favore ad hoc, di cui tutti pagheranno poi le conseguenze; ben evidenziate, ad esempio, nel Rapporto sulla Finanza Pubblica Italiana appena edito dal Mulino.
È in corso una trattativa nella quale i diritti e le ragioni dei cittadini italiani, che sarebbero colpiti da questo processo, sono in teoria difesi dal ministro per gli Affari Regionali: una esponente leghista veneta, il cui profilo twitter è corredato dal Leone di San Marco, e che non ha fatto mai mistero di condividere in toto le richieste regionali. Che ha ripetutamente dichiarato, nelle ultime settimane, che si è vicini all’obiettivo di trattenere in Veneto i 9/10 del gettito delle tasse, sottraendolo agli altri italiani. Il provvedimento sta per approdare in Consiglio dei ministri, per essere poi sottoposto ad un voto parlamentare. Se il voto dovesse essere favorevole, il processo diverrà inarrestabile. Si ricordi che quanto fatto per il Veneto, potrà poi essere realizzato anche in altre regioni. 
Il vicepresidente Salvini ha dichiarato il 30 agosto al TgR Veneto che «quando arriva io non la discuto nemmeno. I Ministri della Lega non avranno problemi a sganciare soldi e competenze, e saremo abbastanza bravi da coinvolgere e convincere anche i Ministri 5 Stelle». E invece è proprio il caso di discuterne: come ad esempio si farà stamattina presso l’Unione industriali di Napoli: giustamente assai preoccupata per le ripercussioni di questo processo sui propri iscritti, ed in generale sull’economia e la società campana. Sarebbe, tanto per cominciare, interessante capire che cosa ne pensa il Movimento 5 Stelle. Che proprio nelle regioni del Centro-Sud – principali vittime dell’operazione – ha ottenuto i maggiori consensi; e che certo non può immaginare che il suo “reddito di cittadinanza” sia sostitutivo di “diritti di cittadinanza”, all’istruzione, alla salute, che si vanno riducendo. L’obiettivo dell’autonomia è presente tanto nel Contratto di governo quanto nel testo della Nota di aggiornamento del Def; ma presentato in forma asettica: come se fosse un passaggio tecnico e non una vera e propria rivoluzione, dei servizi e dei diritti. C’è da chiedersi quanto gli esponenti pentastellati che l’hanno sottoscritto fossero consci di tutte le sue implicazioni. Ma ora, approssimandosi il passaggio in Consiglio dei Ministri e poi quello parlamentare, le posizioni vanno rese esplicite. Caro Vicepresidente Di Maio, lei è d’accordo con un provvedimento che renderà diverso, per principio, il diritto all’istruzione di un bambino veneto e di un bambino campano?
Lunedì 15 Ottobre 2018, 09:58
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5 di 8 commenti presenti
2018-10-15 18:05:51
tagli treni ed aerei,ecco il sud che arretra.E'il titolo di un altro articolo che potete leggere su questo giornale,leggetelo,rafforza molto le convinzioni che molti di noi stanno cercando di spiegare.
2018-10-15 15:25:11
compriamo i nostri prodotti e lasciamo i loro sugli scaffali, è l'unica cosa concreta che possiamo fare
2018-10-15 14:39:59
Nell'essere daccordo, con storia-patria vorrei aggiungere: si tenga presente che le aziende del nord ( tutte)che hanno sedi nel sud,l'iva non la pagano nelle regioni dove hanno le sedi,ma bensi nel comune dove risiede il proprio ufficio legale,questo per legge.Non bisogna più finanziare infrastrutture al nord,ma al sud.Porto un esempio: l'ultimo finanziamento per la tav ( 2014)del ministro del rio,fu:4miliardi e duecento milioni per le stazioni del centronord,e solo 50 milioni per le stazioni del sud.Ancora,il petrolio che la basilicata estrae,attualmente viene inviata nei territori padani gratis,come gratis arriva il metano dall'africa attraverso il sottosuolo del sud.In effetti una prima risposta efficiente sarebbe senza ombra di dubbio,quella di non comprare prodotti provenienti dalle fabbriche del nord,e di preferire solo prodotti delle fabbriche del sud.Poi,possono pure separarsi,a mio modo di vedere,rimpiangeranno amaramente una eventuale separazione,ritorneranno al periodo preunitario
2018-10-15 14:38:45
Mentre il nord di "ritira"...il sud continua a dormire!....
2018-10-15 14:32:33
Purtroppo non è solo il silenzio dei cinquestelle, anche se il loro è molto più grave in quanto partito più votato ed al governo del paese. Tacciono le opposizioni, gli imprenditori, i sindacati, gli intellettuali. Il governo detta l’agenda politica e nessuno ha la capacità o la volontà di proporre questioni diverse dall’invasione dei migranti o dal superamento della Fornero o dal reddito di cittadinanza. Tre sciocchezze: la presunta invasione non esiste essendo presenti in Italia una percentuale di immigrati di molto inferiore a quella di tutti gli Stati dell’Europa occidentale (gli altri, gli amici di Salvini, non vogliono saperne); la Fornero ha salvato l’Italia (che era stata dissestata dal partito di Salvini e dai suoi alleati), assicura la sostenibilità del sistema pensionistico e la sua abolizione è una follia: si manderanno in pensione mezzo milione di lavoratori e poi, già dopo un annetto, quando i nodi verranno al pettine, tutti gli altri andranno in pensione molto più tardi; il reddito di cittadinanza darà un sollievo temporaneo ad una serie di persone ma non creerà lavoro né sviluppo e cesserà per insostenibilità finanziaria lasciando tutti più disperati e con molte meno prospettive: sarà come l’ultima sigaretta che si dava ai condannati a morte. In tutto questo i cittadini meridionali acclamano chi respinge un centinaio di migranti e fa la voce grossa con tutti i disperati, i sentimenti umanitari sono diventati “buonismo”, chi sta un po' meglio cerca di tenere alla larga chi sta peggio, e non si rendono conto che le regioni più ricche vogliono fare la stessa cosa nei confronti di quelle meridionali. Con la maggiore autonomia Lombardia e Veneto, presto imitate dalle altre, finirebbero per tenersi il 90% della ricchezza prodotta. Decine di miliardi del fondo perequativo, strumento previsto dalla Costituzione che mira a mitigare le diseguaglianze tra Regioni, non saranno più redistribuiti a livello nazionale ma resteranno lì dove prodotti. E’ il solito programma della lega nord, mai modificato, di dividere l’Italia. Semplicemente si sono resi conto che è molto più semplice da conseguire se non se ne parla. sciatteria Se continua così, anche grazie all’inconsapevole complicità delle popolazioni meridionali e dei loro principali rappresentanti, Salvini potrà costruire, sulle rovine dell’Italia, la tanto agognata “padania”.

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