L’effetto Reddito sui vincoli della Ue: altri 12 miliardi di flessibilità sul deficit

di Andrea Bassi

Il governo ha intenzione di utilizzare il Reddito di cittadinanza come grimaldello per aggirare le regole europee, sfruttandone le stesse maglie, per recuperare 12 miliardi di euro di spazi di manovra. Detto in parole più semplici, ottenere altri 12 miliardi di deficit. Non è una boutade, ma quanto messo nero su bianco dai tecnici del ministero del lavoro nella relazione illustrativa che accompagna il documento. Il ragionamento è tecnico, complesso. Ma si può riassumere più o meno così: per calcolare la correzione strutturale dei conti che ogni Paese europeo deve fare, la Commissione utilizza un parametro che si chiama «output gap». Un termine per indicare la differenza tra la crescita potenziale di un Paese, ossia di quanto aumenterebbe il Pil se tutte le industrie e tutti i lavoratori operassero a pieno regime, e la crescita effettivamente realizzata. Più alto è il potenziale dell’economia, e maggiore è la distanza del Pil reale da quello potenziale, minore è la correzione dei conti chiesta dall’Europa. 

IL PERCORSO
Cosa ha a che fare questo meccanismo con il Reddito di cittadinanza? Semplice. Se più persone cercano lavoro, vuol dire che il “potenziale” dell’economia è più ampio. In Italia ci sono tre milioni di Neet, i cosiddetti “scoraggiati”, persone, soprattutto giovani, che non lavorano, non studiano e, soprattutto, non cercano una occupazione. Quelli, per usare l’espressione di Luigi Di Maio, che il governo vuol far alzare dal divano. Se anche soltanto un milione di loro si iscrivessero ai Centri per l’impiego, condizione necessaria per ottenere il sussidio, il Pil potenziale, spiega la relazione, salirebbe di 23 miliardi di euro. Questo aumento ridurrebbe la correzione dei conti chiesta dall’Europa per centrare il pareggio di bilancio “strutturale” di, appunto, 12 miliardi. L’effetto collaterale è l’aumento del tasso di disoccupazione dovuto proprio all’attivazione degli scoraggiati, fino ad oggi esclusi dalle statistiche. 

Intanto, a 24 ore dall’approvazione del decretone, spuntano altre norme. I soldi del reddito di cittadinanza andranno obbligatoriamente spesi. Solo così, secondo il governo, la misura avrà un impatto espansivo e non assistenzialistico. Punta a questo obiettivo la scelta di fissare un paletto a chi usufruirà del nuovo sostegno e che, secondo fonti di Palazzo Chigi, potenzialmente riguarda 1,8 milioni di famiglie e 5 milioni di individui. Chi non utilizzerà dunque fino all’ultimo centesimo del reddito di cittadinanza, il mese successivo dovrà fare infatti i conti con un assegno alleggerito fino al 10%. Vengono invece salvaguardati i genitori con bebè sotto i tre anni, single compresi: a loro il reddito andrà a prescindere dal nuovo impiego e non saranno neanche obbligati a contribuire a progetti utili alla collettività. 

LA STRETTA
Confermata poi (si veda Il Messaggero di ieri) la tassa sui giochi a copertura di 400 milioni di euro che mancavano per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100. Poco più di un terzo (150 milioni) entrerà nelle casse dello Stato grazie all’aumento dell’aliquota del Preu, il prelievo sulle slot machine che sarà aumentato di altri 0,75 punti, e il resto arriverà dalla tassazione delle vincite (l’incremento riguarderà il 10 e Lotto, la cui aliquota passerà all’11%) e dal contrasto al gioco illegale. La tabella di marcia per far partire la misura bandiera del Movimento Cinque Stelle resta però a tappe forzate per i beneficiari e soprattutto per le amministrazioni, dall’Inps ai comuni. Il Reddito potrà essere chiesto a partire dal 5 marzo. E l’Inps avrà solo 5 giorni per verificare le domande.
 
Sabato 19 Gennaio 2019, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 19-01-2019 12:04
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP