Migranti, il dissenso di Paragone:
«Tutto sbagliato, italiani hanno paura»

Lunedì 16 Settembre 2019 di Valentino Di Giacomo
«Almeno Di Maio ha intelligenza e coerenza, non ha rinnegato l'azione del governo precedente a differenza di altri all'interno del Movimento che fino a un mese fa difendevano a spada tratta il decreto Sicurezza bis di Salvini e ora fanno marcia indietro». Gianluigi Paragone, senatore del Movimento 5 Stelle si è astenuto sul voto di fiducia al Conte bis, ma è pronto a votare contro il governo non appena arriveranno provvedimenti non condivisi.

Sui flussi migratori sta cambiando tutto: l'esecutivo apre i porti alle ong e l'Europa si fa partecipe da subito ad ospitarne una parte. Questo farà il gioco di Salvini o la disponibilità europea può depotenziare la narrazione della Lega?
«Questa è la conferma di come l'Europa divida le sue relazioni a seconda se nel governo ci siano persone supine al volere di Bruxelles o no, ma io non ho più voglia di farmi prendere in giro. Il problema è che mentre tutti pensano a questo tema ragionando con il bilancino su quanti migranti sbarcano, se di più o di meno, si omette di affrontare il problema per i veri effetti che produce».

Cioè?
«Ai politici, ma pure ai giornalisti, non frega nulla dell'integrazione e si pensa a spettacolarizzare la narrativa degli sbarchi pensando solo a quello che avviene nel Mediterraneo. Ci sono migranti che muoiono pure al confine tra Italia e Francia per il clima pessimo instaurato dai transalpini, ma nessuno ne parla. I problemi restano e resteranno tali e quali a prima, ma si preferisce dare la colpa ai cittadini dicendo che sono intolleranti o razzisti, invece c'è solo insofferenza da parte della gente che vede i propri diritti negati: basta farsi un giro nelle stazioni o in certi quartieri dove ci sono stranieri che fanno bisogni in strada, si ubriacano oppure accettano lavori a condizioni dequalificanti. Ecco perché le persone continueranno ad avere paura: sono anni che è in corso un conflitto tra ultimi e penultimi».

 

Il governo gialloverde, con Salvini, ha ridotto i fondi per l'integrazione. Non le sembra una critica tardiva?
«Più che corsi di formazione servono investimenti sullo stato sociale, dalla scuola alla sanità, dai posti negli asili nido agli alloggi popolari e con le regole di bilancio europee col cavolo che le puoi fare».
Insomma si sta ripristinando la situazione precedente alle elezioni?
«Direi di si, ecco perché chi pensa che Salvini sia in crisi ha sbagliato i calcoli e sbaglia il Pd o una parte dei colleghi 5 Stelle nel pulirsi la coscienza facendo sbarcare qualche migrante in più. La gente è insofferente, non ne può più per motivi veri. Alla fine darà retta a chi dice Basta, non entrano più migranti anche se non è la soluzione perfetta, ma è una posizione che si capisce immediatamente».
Se è così convinto dalle soluzioni di Salvini perché non transita nella Lega?
«Le rispondo con una domanda: nelle Parole guerriere e del Movimento ci trova ad esempio l'apertura al fiscal compact, al patto di stabilità, al restare nell'euro a tutti i costi?».
No.
«E quindi non sono cambiato io, ma sono i miei colleghi a vivere in uno stato di ipnosi. Per questo resterò nel Movimento finché non mi cacceranno».
È curioso, ma lo sa che anche un'altra dissidente M5s come Paola Nugnes che ha idee quasi opposte alle sue dice che è stato il Movimento a cambiare e non lei. Ma allora il vostro partito dice tutto e il contrario di tutto?
«Nugnes infatti ha ragione. Io fui invitato dal Movimento al meeting di Rimini portando uno show chiamato Gang bank contro l'unione europea, l'euro e le riforme del Pd. Ora come potrei sostenere un governo che sull'economia ha tanti ministri privi di una trama propria e così proni a Bruxelles».
Anche quelli dell'M5s?
«Quelli al Mef si. Io spero di votare sì ai provvedimenti che porteranno il nuovo ministro del Lavoro Nunzia Catalfo o Stefano Patuanelli al Mise di cui ho stima e so che la pensiamo allo stesso modo. Proporrò degli interventi legislativi per ripristinare l'articolo 18, chiudere i centri commerciali la domenica, per eliminare gli oneri di sistema dalle bollette dell'energia elettrica e per abbassare drasticamente le tasse agli artigiani».
La linea di Luigi Di Maio in Umbria sarà replicata da altre parti per le elezioni regionali?
«Il patto in Umbria è la mossa di chi non riesce più a trovare uno spazio politico, hanno infilato in questa situazione Di Maio che ha subito la scelta. Per forza di cosa, pur di sopravvivere, si chiede la scoloritura identitaria visto che sia il Movimento che il Pd vivono una forte crisi d'identità».
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