Sud, la rivolta dei militanti M5S
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Giovedì 20 Settembre 2018 di Francesco Lo Dico
«Non mi vergogno a dirlo, l'ho detto anche a Luigi: ho votato il Movimento perché ho bisogno di aiuto. Io dell'Europa e di Tria non voglio sapere niente. Ho qualcosa da parte giusto per arrivare a maggio, ma se il reddito di cittadinanza non arriva sono guai per me e i miei due figli. Io voglio lavorare, ma dove sta il lavoro qua?». Sono giorni di tensione a Pomigliano d'Arco. Dove gli attivisti che hanno visto Luigi Di Maio crescere nel meetup per poi prendere le redini del Movimento, seguono con grande sofferenza il borsino della manovra. Le rassicurazioni lanciate dal premier Conte, e dallo stesso ministro del Lavoro che ha tuonato contro il collega dell'Economia, hanno in parte lenito i cattivi presentimenti degli ultimi giorni. Ma a Napoli e dintorni, nei meet-up si teme il peggio. L'ultima proposta di Tria al M5s, quella che prevederebbe di aggiungere un solo miliardo ai fondi per finanziare il reddito di inclusione del Pd, viene respinto al mittente con rabbia. «Sarebbe una presa per i fondelli, non devono neppure pensarci». Ma lo spettro che avanza e fa più paura è quella di un'intesa che per ora preveda solo il varo della Fornero e delle pensioni di cittadinanza, avanzata da Giancarlo Giorgetti per superare l'impasse di questi giorni.
 
«Ragazzi dice un militante storico del M5s stizzito - qua la cosa è molto semplice: a Roma mi hanno spiegato che per ora si faranno solo le pensioni di cittadinanza, se tutto va bene. E che senza riforma dei centri per l'impiego il reddito non può partire. Questo significa che purtroppo prima di un anno non se ne parla: la Lega ci farà a pezzettini ora che si vota alle Europee». Ad Acerra però c'è chi nel Movimento invita a tenere i nervi saldi: «Se Luigi ha promesso che il reddito di cittadinanza ci sarà, non c'è alcun dubbio: piuttosto di deludere le nostre aspettative, farebbe cadere il governo. Si tratta solo di vincere le resistenze della Lega che parla di assistenzialismo perché loro al Nord non lo sanno nemmeno cos'è la fame».
Certo, tra i 780 euro al mese e il nulla assoluto ce ne corrono di possibili compromessi per salvare la misura simbolo del Movimento. Ma l'idea di percepire un assegno mensile più magro di quello promesso, ha scatenato nei meet-up una sorta di guerra tra poveri. La voce che corre di militante in militante in queste ore è quella che per restare entro il limite di 8 miliardi di spesa complessiva, il reddito potrebbe essere indirizzato soltanto verso gli italiani a tutti gli effetti. La platea dei beneficiari scenderebbe così da 5 milioni di poveri a tre e mezzo, a danno degli stranieri che pure ne avrebbero diritto.
LO SCONTRO
Un'idea che divide. «Non si può pensare di darlo a tutti indiscriminatamente, nel contratto di governo c'è scritto che il reddito di cittadinanza spetta agli italiani, agli immigrati danno già 35 euro al giorno, ora è il turno nostro», mugugna un militante indispettito dall'attesa. Ma la prospettiva di tagliare fuori un milione e mezzo di persone, indigna viceversa l'ala sinistra del Movimento che fa capo a Roberto Fico. «È vero ammette un parlamentare pentastellato vicino al presidente delle Camera tra le ipotesi in campo c'è quella di ridurre il numero dei beneficiari. Ma per me è inaccettabile discriminare gli stranieri: chi vive in Italia e ha i documenti in regola è italiano. Sui diritti non si mercanteggia, non possiamo comportarci come la Lega per solleticare la pancia delle persone. Piuttosto meglio non dare niente a nessuno». Dubbi, domande, professioni di fede o di sfiducia. Anche sulla pagina Facebook di Luigi Di Maio i militanti appaiono divisi. Nei commenti all'ultimo video che il leader del M5s ha dedicato al reddito, spicca lo scetticismo di Nicoletta, ad esempio: «Se non vedo non ci credo». «Ho votato 5 stelle ma i conti non mi tornano ancora, speriamo di sbagliarmi», le fa eco Giampietro. Mentre c'è chi, tra i militanti più avanti con l'età, avanza perplessità sulle pensioni di cittadinanza. «Ho scritto a Di Maio racconta Silvio - ma non credo che mi risponderà, io ho lavorato quarant'anni e per pensione prendo 780 al mese. Gli ho chiesto se sia giusto dare 780 al mese ad uno che non ha versato un tubo all'Inps!».
LE SPERANZE
L'attesa per il reddito di cittadinanza, inutile nasconderlo, è molto viva tra i fan meridionali del Movimento. Ma le giuste aspettative di chi è in attesa, sono duramente contrastate da alcuni utenti del Nord, di probabile tendenza leghista. «Se le imprese, per mille ragioni, non vogliono investire al Sud, che facciamo? Diamo 780 euro al mese a milioni di persone del Sud ad infinitum?», attacca Giovanni. Ma Gennaro, militante grillino napoletano, replica a muso duro. E' un reddito ai cittadini disoccupati, come c'è' in tutti i paesi occidentali avanzati. Stop! Evidentemente tu hai il c* al caldo quindi te ne fotti degli altri!». Tra ansia e fiducia, fa capolino però anche qualche proposta per reperire risorse. «La soluzione giusta è quella che ha detto ieri proprio a voi del Mattino Laura Castelli: leviamo di mezzo la mancia degli 80 euro, sono 8 miliardi che possono dare una mano a chi soffre davvero».
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