Sud, la rivolta dei militanti M5S
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di Francesco Lo Dico

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«Non mi vergogno a dirlo, l'ho detto anche a Luigi: ho votato il Movimento perché ho bisogno di aiuto. Io dell'Europa e di Tria non voglio sapere niente. Ho qualcosa da parte giusto per arrivare a maggio, ma se il reddito di cittadinanza non arriva sono guai per me e i miei due figli. Io voglio lavorare, ma dove sta il lavoro qua?». Sono giorni di tensione a Pomigliano d'Arco. Dove gli attivisti che hanno visto Luigi Di Maio crescere nel meetup per poi prendere le redini del Movimento, seguono con grande sofferenza il borsino della manovra. Le rassicurazioni lanciate dal premier Conte, e dallo stesso ministro del Lavoro che ha tuonato contro il collega dell'Economia, hanno in parte lenito i cattivi presentimenti degli ultimi giorni. Ma a Napoli e dintorni, nei meet-up si teme il peggio. L'ultima proposta di Tria al M5s, quella che prevederebbe di aggiungere un solo miliardo ai fondi per finanziare il reddito di inclusione del Pd, viene respinto al mittente con rabbia. «Sarebbe una presa per i fondelli, non devono neppure pensarci». Ma lo spettro che avanza e fa più paura è quella di un'intesa che per ora preveda solo il varo della Fornero e delle pensioni di cittadinanza, avanzata da Giancarlo Giorgetti per superare l'impasse di questi giorni.
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Giovedì 20 Settembre 2018, 08:23 - Ultimo aggiornamento: 20-09-2018 09:36
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