Reddito di cittadinanza flop, il grande regalo ai navigator: spreco da 180 milioni di euro

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Valerio Iuliano
Reddito di cittadinanza flop, il grande regalo ai navigator: spreco da 180 milioni di euro

Una misura assistenziale utile per sostenere quasi tre milioni di poveri, ma senza nessun impatto occupazionale. E «la rivoluzione nel mondo del lavoro», annunciata un anno e mezzo fa dagli artefici della misura stessa, sembra ormai fallita.

Il diffuso scetticismo che aleggiava da tempo su una delle due componenti del Reddito di cittadinanza viene confermato oggi dai fatti e gli stessi ispiratori fanno marcia indietro. «Molti giovani italiani - aveva sostenuto lo scorso anno l'allora ministro del Lavoro Di Maio - quando arriveranno ai centri per l'impiego avranno un'opportunità. E i navigator sono gli alfieri di un nuovo modo di portare avanti le politiche attive in Italia». Dopo diciotto mesi, le opportunità per giovani e meno giovani non sono arrivate e lo stesso ministro Di Maio oggi ammette che «occorre ripensare alcuni meccanismi». Uno dei meccanismi che bisognerà modificare radicalmente è proprio quello che vedeva nei navigator e nei Cpi gli elementi decisivi della complessa macchina del Reddito di cittadinanza. 

I risultati della misura, sul fronte dell'occupazione, sono sostanzialmente nulli. Dai Centri per l'impiego regionali, e dai 2mila700 navigator che avrebbero dovuto affiancarli, non sono arrivate offerte di lavoro per i beneficiari del sussidio. Su poco meno di 3 milioni di persone coinvolte dalla misura, comprese negli 1,2 milioni di nuclei familiari percettori, solo 192mila hanno ottenuto un rapporto di lavoro, quasi sempre a tempo determinato. Ma nessuno di questi è direttamente riconducibile alle politiche attive dei Centri per l'Impiego regionali e dei navigator. Si tratta, con ogni probabilità, di impieghi ottenuti autonomamente dai fruitori del sussidio.

È indiscutibile, dunque, che i navigator, selezionati un anno e mezzo fa con un bando pubblico, non possano svolgere quell'attività di matching tra domanda e offerta, che veniva ritenuta essenziale per aprire sbocchi occupazionali ai percettori del sussidio. Il coordinamento con i centri per l'impiego regionali non ha funzionato. Ai circa 180 milioni di euro, che fanno parte del budget per i navigator fino ad aprile 2021, difficilmente potranno corrispondere ancora risultati interessanti. La realtà odierna, per le politiche attive, rimanda ad un sostanziale blocco delle attività, a causa della pandemia. I centri per l'impiego sono chiusi, moltissime imprese si trovano a fare i conti con le limitazioni imposte dai DPCM e i navigator sono di fatto impossibilitati a svolgere il loro compito. Il fallimento della misura dal punto di vista occupazionale ha naturalmente molte altre cause. 

Anzitutto i clamorosi ritardi dei Cpi, sempre a corto di organico e con un personale mediamente poco qualificato. In 16 regioni su 20 non sono stati completati i concorsi per l'ampliamento degli organici. A questo si aggiunge la bassa occupabilità media dei beneficiari del Reddito di cittadinanza e soprattutto la grave recessione che incombe sul Paese. «Ci troviamo a gestire - spiega Antonio Lenzi, uno dei fondatori di A.N.N.A., l'associazione nazionale dei navigator di recente costituzione - una platea di quasi 3 milioni di persone, ultra quarentenni, con bassa scolarizzazione, quinta elementare o terza media, un bagaglio di competenze molto ridotto e con carriere lavorative discontinue. Per molti di questi non è oggettivamente facile avviare un percorso che li possa rendere occupabili. Nei nostri confronti c'è una strumentalizzazione politica. Speriamo in una proroga del contratto».

Per Lorenzo Medici, segretario generale di Fp Cisl Campania, «i navigator avrebbero dovuto svolgere un ruolo da manager di politiche attive, recandosi direttamente dalle imprese per comprendere le loro esigenze. Invece gli hanno fatto fare quello che facevano i CPI e così sono stati snaturati». Sul fronte del sostegno alla povertà, il Reddito di cittadinanza si è confermato uno strumento importante durante la pandemia, con un incremento ulteriore del numero di nuclei percettori, soprattutto al Sud. Solo in Campania e in Sicilia si concentrano quasi il 40% dei percettori. La provincia con il maggior numero di beneficiari è Napoli con 465mila persone coinvolte. 

 

Ultimo aggiornamento: 13:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA