Reddito di cittadinanza, il sussidio si sdoppia: meno soldi a chi può lavorare

Martedì 1 Dicembre 2020 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, il sussidio si sdoppia: meno soldi a chi può lavorare

Il reddito di cittadinanza, almeno nella forma in cui lo conosciamo, è vicino al capolinea. Per tentare di salvarlo almeno in parte, i Cinquestelle ora riflettono sulla possibilità di dividere in due il sussidio. Prende corpo l’ipotesi di continuare a destinare l’attuale reddito di cittadinanza esclusivamente ai percettori che non sono in condizione di lavorare e di erogare invece agli attivabili un sussidio su misura, con importi più bassi e un altro nome.

Ma le proposte d’intervento per raddrizzare la misura attualmente sul tavolo del governo sono diverse e ancora non è chiaro quale strada prenderà il nuovo reddito di cittadinanza. Quel che è certo però è che l’aiuto verrà modificato. Per il cavallo di battaglia dei pentastellati sono già stati spesi 10 miliardi di euro. E se da un lato si è rivelato un bonus anti-povertà nel corso dell’emergenza che il Paese sta attraversando a causa della pandemia, dall’altro il flop della misura sul fronte occupazionale è stato clamoroso.

 
Al 31 ottobre i beneficiari con un rapporto di lavoro attivo erano 192.851, mentre quelli tenuti alla sottoscrizione di un patto per il lavoro risultavano essere alla stessa data quasi 1,4 milioni. Come se ne esce? L’idea è di erogare in futuro un sussidio a parte ai richiedenti ritenuti idonei a lavorare: in questo caso gli importi che percepirebbero gli attivabili sarebbero inferiori rispetto a quelli che incassano oggi con il reddito di cittadinanza.

In compenso il meccanismo allo studio prevede come incentivo che quando un beneficiario inizia a lavorare continui a ricevere per un determinato periodo circa la metà del sussidio a cui aveva diritto precedentemente.

Stop ai navigator

Scontato infine lo stop ai navigator: quelli che dovevano essere i salvatori del mondo del lavoro italiano, poco meno di tremila tutor, la maggior parte dei quali era disoccupato quando ha fatto domanda per diventare navigator, hanno il contratto in scadenza a fine aprile ma nella legge di Bilancio soldi per rinnovare il loro rapporto di lavoro non se ne vedono. Si ragiona pure sulla possibilità di depotenziare l’Anpal di Domenico Parisi e di avviare una partnership tra pubblico e privato al fine di affiancare ai centri per l’impiego una serie di soggetti utili a imprimere una svolta, dalle agenzie private per il lavoro alle imprese, dai centri di formazione ai consulenti per il lavoro.


Animale a due teste


Quello dei grillini è stato fin dal principio un animale a due teste, ma fare leva su un unico strumento per raggiungere due scopi, contrastare la povertà e combattere la disoccupazione, si è rilevato controproducente. Per il presidente dell’Inps Pasquale Tridico il reddito di cittadinanza in questa fase ha contribuito a garantire la coesione del Paese, rivelandosi un utile paracadute anti-Covid. Di Maio preme per separare nettamente gli strumenti di lotta alla povertà dai sostegni al reddito in mancanza di occupazione.

La platea dei percettori dal lockdown in poi ha iniziato a crescere a ritmi decisamente superiori rispetto a quelli registrati prima dell’inizio della pandemia, arrivando a raggiungere oltre 1,3 milioni di nuclei a settembre, al punto che ora il sussidio rischia di costare molto più del previsto il prossimo anno se i beneficiari occupabili non verranno occupati. A quelli che invece non sono idonei a lavorare il reddito di cittadinanza continuerà a essere erogato secondo le modalità attuali, anche se non è esclusa una differenziazione degli importi su base regionale, perché chi vive al Nord deve fare i conti con un costo della vita più alto.

Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 07:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA