Reddito di cittadinanza, controlli con le banche dati: stretta per stanare chi lo percepisce illegalmente

Lunedì 30 Novembre 2020 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, controlli con le banche dati: stretta per stanare chi lo percepisce illegalmente

Al via i controlli a tappetto dell’Inps per stanare i furbetti del reddito di cittadinanza, ma la misura in vigore ormai da più di un anno e mezzo ha già eroso oltre 10 miliardi di euro. È arrivato l’ok del Garante della privacy che autorizza l’istituto di previdenza a incrociare i dati sensibili dei richiedenti contenuti nelle banche dati dell’Agenzia delle Entrate, delle Regioni, dell’Aci e del ministero della Giustizia. Caccia ai possessori di supercar e ville e ai sussidiati che al momento di presentare la domanda per l’aiuto omettono di avere la fedina penale sporca.

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LA PLATEA

Più nel dettaglio, l’Inps potrà acquisire tramite l’Agenzia delle Entrate tutti i dati sugli immobili posseduti dagli aspiranti percettori, ottenere dal ministero di Giustizia i nominativi di quelli con condanne definitive alle spalle e verificare con l’Aci i tipi di veicolo di cui sono proprietari i membri del nucleo richiedente. Una volta raccolti, i dati verranno incrociati direttamente dall’Inps per scattare una fotografia dettagliata della situazione non solo finanziaria della famiglia che aspira a usufruire del beneficio. Si tratta insomma di trattamenti di dati che come fatto notare dal Garante presentano rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati: nonostante ciò il semaforo verde dell’Autorità non si è fatto attendere. Quello che sorprende però è che l’Inps abbia trasmesso al Garante lo schema di provvedimento che disciplina le modalità in cui verranno eseguiti i controlli solo il 20 novembre scorso. Dall’istituto di previdenza spiegano che ci sono voluti mesi per individuare le tipologie di dati da sottoporre a verifiche e che i controlli a venire avverranno in maniera automatizzata, senza la necessità di allestire una speciale task force anti-furbetti.

LE VERIFICHE

Finora, al contrario, le verifiche dell’Inps sono rimaste in superficie proprio per l’impossibilità di incrociare le informazioni contenute nelle banche dati delle altri amministrazioni. Risultato? Un esercito di falsi indigenti in questi mesi si è riuscito a infilare nella platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza pur non possedendo i requisiti richiesti, riuscendo a strappare per mesi ricariche non dovute. I controlli della Guardia di Finanza infatti scattano a valle, ovvero a sussidio già erogato, e dunque viaggiano solitamente con mesi di ritardo rispetto a quando le domande vengono accolte. Per acquisire i dati necessari l’Inps dovrà semplicemente trasmettere alle altre amministrazioni i codici fiscali del richiedente e dei componenti del suo nucleo familiare. Le comunicazioni avverranno in codice affinché «non siano comprensibili a chiunque non sia autorizzato ad accedervi». L’Inps potrà conservare i dati raccolti per 10 anni dal termine dell’erogazione del beneficio o per 5 anni se la domanda viene rigettata in seguito alle verifiche condotte.

LE CIFRE

Quest’anno il reddito di cittadinanza è arrivato a raggiungere più di 1,3 milioni di famiglie: a ottobre però sono state sospese le card di oltre 300 mila beneficiari che avevano terminato il primo ciclo di diciotto mesi, circa l’80 per cento dei quali ha già richiesto la riattivazione delle tessere. Per il presidente dell’Inps Pasquale Tridico l’aiuto si è rivelato uno strumento di lotta alla povertà efficace contro la crisi economica innescata dalla pandemia, mentre sul fronte delle politiche attive c’è ancora molto da fare: «Se non avessimo avuto il reddito di cittadinanza oggi 3,1 milioni di persone sarebbero in rovina. Senza questo paracadute sarebbe stata a rischio la coesione del Paese». Al 31 ottobre i beneficiari del sussidio con un rapporto di lavoro attivo erano solo 192 mila su 1,3 milioni di percettori ritenuti attivabili. 

Ultimo aggiornamento: 1 Dicembre, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA