Rivoluzione anti-cancro: ecco le cellule «armate»

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Ettore Mautone
Car-t, ultima frontiera dell'immunoterapia contro i tumori: partono i primi trattamenti in Campania. Il protocollo d'intesa tra l'azienda ospedaliera universitaria Federico II e l'ospedale Bambin Gesù di Roma è stato firmato prima dell'estate e le prime somministrazioni partiranno nelle prossime settimane. Basata sull'ingegnerizzazione in vitro dei linfociti del paziente prelevati e armati contro le cellule tumorali e rinfusi al malato le Car-t sono una innovativa strategia di cura che sembra essere in grado di curare con efficacia alcune leucemie aggressive che non rispondono ad altri trattamenti e anche alcuni tumori solidi come il neuroblastoma.

 

«L'approccio terapeutico di Car-t avverte Fabrizio Pane ordinario di Oncoematologia alla Federico II - offre opportunità sorprendenti per il trattamento di tumori resistenti ai farmaci tradizionali, ma, per la sua complessità, deve incontrare gestione adeguata». Insieme a Sabino De Placido (ordinario di Oncologia medica presso lo stesso ateneo) Pane in accordo con il Bambin Gesù effettuerà i primi trattamenti entro le prossime settimane. «Al Bambin Gesù - spiega Pane - sono stati assunti due nostri ricercatori, in particolare Concetta Quintarelli che si è formata presso la mia cattedra maturando una lunga esperienza all'estero, in particolare a Houston, dove sono stati condotti i primi pionierstici studi sulle Car-t». Un altro studioso campano, Biagio De Angelis, poi diventato consorte della Quintarelli, è entrato stabilmente nella squadra del Bambin Gesù presso il dipartimento diretto da Franco Locatelli.
L'OK DELL'AIFA
Visti i risultati terapeutici considerati eccezionali negli Usa è giunto prima il disco verde (nel 2017) da parte dell'ente autorizzativo americano (Fda) per due terapie basate sull'approccio Car-t poi, a giugno del 2018, anche l'analogo ente europeo Ema ha fatto scattare l'ok. In entrambi i casi l'approvazione è limitata a patologie resistenti alle terapie tradizionali. Quindi, il 7 agosto scorso, l'Agenzia italiana del farmaco ha dato l'assenso alla rimborsabilità della prima terapia in Italia a base di cellule Car-T presso i centri specialistici selezionati dalle Regioni per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B. «Una negoziazione - rileva l'Agenzia italiana del farmaco - contrassegnata da uno spirito di responsabile collaborazione con l'azienda farmaceutica che le fornisce». Finora sono un paio le big company che producono il kit ma anche dalla Cina e dall'India si affacciano nuovi competitori. Uno dei nodi da sciogliere di questa nuova frontiera della lotta contro il cancro sono i costi elevati dei kit terapeutici. Negli Usa il trattamento per i due protocolli autorizzati (Kymriah o Yescarta) costa fra i 350.000 ed i 450.000 dollari. In Europa le cifre sono poco inferiori. Numerosi i potenziali pazienti. Dunque è necessario individuare sistemi che rendano sostenibile la cura e ne estendano l'accesso. Il ministero della Salute nei mesi scorsi ha distribuito 5 milioni di euro a una dozzina di centri di ricerca e laboratori in Italia pensando alla possibilità di promuovere la produzione in house dei kit terapeutici. Ma si è capito che sarebbe meglio concentrare le risorse solo su pochi centri.
SANTOBONO E PASCALE
L'istituto tumori Pascale di Napoli in questa corsa è in prima fila e ha in allestimento un'avanzatissima piattaforma tecnologica, prevista e finanziata dal Piano ospedaliero regionale, dedicata allo studio, ricerca e messa a punto di nuovi farmaci immunoterapici tra cui appunto le Car-t. L'unità operativa è affidata alla direzione di Paolo Ascierto, tra i massimi esperti al mondo nel campo dell'immunoterapia. In pista c'è anche il Santobono-Pausilipon che ha attivo un percorso certificato per la somministrazione di terapie cellulari avanzate come il trapianto di cellule staminali ematopoietiche sia da donatore familiare che da donatore volontario da banca e un programma di trapianto da donatore compatibile al 50%. Una apparecchiatura Prodigy acquistata, mediante i fondi regionali per le nuove Tecnologie in grado di separare e selezionare le cellule più disparate consentendo di effettuare trapianti che in passato non era possibile fare, con un adeguamento del software potrebbe essere adattata alle Car-t. Questo in Europa già viene fatto. Nell'ambito di questo processo di adeguamento scientifico l'Azienda ha inviato alcuni suoi collaboratori presso il MD Anderson Houston e stamani, a completamento di questo rapporto, sono stati invitati al Pausilipon per un convegno scientifico, alcuni scienziati dell'Istituto americano per far conoscere agli ematologi campani le ultime innovazioni scientifiche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 17:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA