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Cos'è e come si cura il vaiolo delle scimmie? Domande e risposte

Domenica 22 Maggio 2022 di Ettore Mautone
Cos'è e come si cura il vaiolo delle scimmie? Domande e risposte

Covid-19 e vaiolo delle scimmie: quali le affinità e divergenze tra questi due virus giunti all'uomo passando da un animale intermedio nel quale si sono evoluti? Il primo ormai lo conosciamo bene: ha dato luogo a una pandemia epocale che ha mietuto solo in Italia oltre 165 mila vittime e non è ancora finita. L'altro invece si è appena affacciato all'epidemiologia umana agitando gli spettri del passato, evocando il vaiolo umano eradicato negli anni ottanta dopo decenni di vaccinazioni conclusesi alla fine degli anni 70. Per delineare le differenze tra il vaiolo delle scimmie e il Covid abbiamo chiesto aiuto a Franco Bonaguro, virologo, primario emerito del Pascale e direttore del Centro italiano del Global virus network e Alessandro Perrella, infettivologo, dirigente medico del Cotugno di Napoli.

Quali le differenze?
Il Virus Sars-CoV-2 (Covid) determina una patologia respiratoria severa acuta ed è un coronavirus con informazione genetica a Rna. La trasmissione del virus è aerea. Entrambi i virus si trasmettono per droplets, ossia goccioline di saliva, ma il vaiolo delle scimmie impone contatti più stretti con la persona infetta e può diffondersi per contatto con liquidi umani contaminati (vescicole cutanee con fuoriuscita di siero). Il vaiolo delle scimmie, come quello umano, è un Orthopoxvirus, un virus a Dna a doppio filamento con membrana cellulare. Nella stessa famiglia del vaiolo delle scimmie c'è il vaiolo bovino e quello vaccinico, usato appunto per la vaccinazione antivaiolosa. Contro di lui partiamo dalla disponibilità in clinica, di un antivirale (Tecovirimat) già sviluppato e approvato.

Il vaiolo delle scimmie come è arrivato a noi?
Ha fatto un salto di specie come il Covid: è passato dalle scimmie ad altri animali (prevalentemente roditori) e poi ha fatto l'ultimo salto di specie arrivando fino all'uomo. Come per il Covid ora è iniziata la trasmissione interumana attraverso il contatto diretto con infetti, la saliva e altri liquidi biologici (rapporti sessuali).

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La gente si chiede: ricominciamo da capo?
La trasmissione aerea del vaiolo delle scimmie è meno efficiente del Covid e non ci sono stati finora gravi epidemie da questo nuovo virus, che rimane generalmente ristretto a modesti focolai epidemici. Tuttavia si attende un aumento considerevole di casi nelle prossime settimane. Le aree di maggiore diffusione sono quelle del Congo ed i casi riportati in Europa sono stati sempre associati a viaggi in Africa occidentale. Il virus ha avuto finora un andamento lieve e si stanno allestendo nuovi vaccini. I casi aumenteranno. Chi non ha fatto la vaccinazione contro il vaiolo non è coperto. Non c'è pericolo al momento ma le malattie infettive virali e quelle da germi multiresistente sono un'attualità da non sottovalutare mai.

Come si riconosce?
La malattia si presenta con un periodo di incubazione tra 6 a 16 giorni e può arrivare fino a 21. La durata della malattia è variabile ma a decorso moderato come entità. I sintomi e segni sono simili a quelle del vaiolo con malessere generale (febbre, cefalea, dolori muscolari e linfadenopatia) circa 12 giorni dopo l'esposizione. Dopo 1-3 giorni dalla febbre iniziale compare una eruzione cutanea (vescicola che evolve in genere in papulo-pustola, poi forma una crosta e cade) generalmente prima sul volto e poi le mani. La malattia dura da due a quattro settimane. L'inizio della fase crostosa indica inizio del periodo di non infettività. Le evidenze cutanee sono inconfondibili e a differenza del Covid.

Quali misure adottare per la prevenzione?
Il contagio dall'animale all'uomo è piuttosto raro, causato principalmente da contatto con fluidi corporei o croste di esemplari infetti. La trasmissione della malattia negli uomini è causata non solo dal contatto con fluidi corporei del soggetto malato ma anche dalla condivisione di biancheria e contatto faccia a faccia prolungato. Non è stata finora dimostrata la trasmissibilità da parte di soggetti asintomatici. Essendo stata trasmessa in soggetti omosessuali è stata prospettata anche questa via. I disinfettanti a base di alcol sono efficaci sia contro il Covid sia contro il vaiolo delle scimmie.

Quali restrizioni servono?
Per ora nessuna: la trasmissione avviene per esposizione o contatto diretto con soggetti infetti, che presentano sintomatologia. Al momento solo cautela laddove si venga in contatto con qualcuno che ne presenti i sintomi. Il virus è piuttosto aggressivo e difficile da gestire solo nelle scimmie dove porta in molti casi alla morte degli animali, così come accade nell'antico vaiolo dell'uomo, (un terzo o addirittura la metà dei casi). La letalità stimata nell'uomo in soggetti non vaccinati potrebbe essere simile a quella del Covid ma la sua infettività rispetto a Sars-Cov-2 molto più bassa.

Il vaccino fatto fino agli anni 70 funziona?
Non è del tutto certo trattandosi di un altro virus (sebbene della stessa famiglia). Al momento sono in corso studi (anche presso lo Spallanzani a Roma) per verificare lo stato di protezione dei soggetti vaccinati in Italia con Il Virus del vaccino (vivo ed infettivo) prima degli anni 80, nel 1986 è stato terminato il programma di vaccinazione da parte dell'oma. La stima è di una copertura di circa l'80% in chi ha ricevuto il vaccino fino alla fine degli anni 70. Protezione tuttavia attenuata dal tempo trascorso.

Quanti casi ci saranno?
Al momento si parla di circa 120 casi (stime a circa 48 ore fa) erano 70 alcuni giorni fa, la maggior parte in Inghilterra, dove il primo caso (caso indice) era una persona che aveva viaggiato in Nigeria, e due casi sono suoi contatti stretti. La comparsa del virus in più Paesi fa ipotizzare una diffusione globale. L'Cdc e Oms ritengono che il contagio possa essere più pervasivo di quanto ipotizzato ma non sicuramente paragonabile, al momento, al Covid-19. Il ministero della Salute ha costituito una task force.

Ultimo aggiornamento: 23 Maggio, 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA