Terremoto in Campania, gli scienziati
che sbagliano l'epicentro di 40 chilometri

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Mariagiovanna Capone
Terremoto in Campania, gli scienziati che sbagliano l'epicentro di 40 chilometri

È possibile che con l'attuale tecnologia si possano commettere errori nella misurazione di importanti dati scientifici e ci si accorga dell'errore due ore dopo? All'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è accaduto, e non è la prima volta. Dopo la grossolana svista del drammatico terremoto di Ischia del 21 agosto 2017 in cui la Sala Sismica di Roma calcolò l'epicentro a mare, al largo di Punta Imperatore, a una profondità di circa 10 chilometri e solo dopo quattro giorni la Sala operativa dell'Osservatorio Vesuviano (che fa parte dell'Ingv) stabilì che invece era ad appena due chilometri sotto Casamicciola, eccone un altro. Stavolta l'errore commesso è ancora più grossolano poiché l'epicentro inizialmente comunicato dista ben 40 chilometri da quello reale.

Prima era a Frasso Telesino, comunità montana dei Taburni in provincia di Benevento, poi a Bracigliano, cittadina della Valle dell'Irno in provincia di Salerno. Chiamati a chiarire l'errore, dalla Sala operativa di Roma dichiarano che «nella successiva revisione dell'evento, il personale sismologo si è subito attivato per rianalizzare i sismogrammi perché risultavano affetti da intenso disturbo, probabilmente di origine meteorologica».

Una risposta poco plausibile per vari motivi. Quello principale che fa pensare a una risposta poco credibile sono sia il tempo intercorso dal primo valore e la comunicazione dell'errore, che la distanza tra i due epicentri calcolati. La sala sismica di Roma, in base all'accordo quadro con il Dipartimento di Protezione Civile, deve comunicare la prima soluzione entro 2 minuti, e la localizzazione rivista entro 30 minuti, che deve avere un errore, rispetto a possibili aggiustamenti postumi di 2-3 chilometri al massimo.

Questo non è avvenuto, poiché, come dichiarato dai responsabili della Sala su nostra sollecitazione «le attività di revisione dei dati e di aggiornamento si sono concluse alle 15.36 italiane e pubblicate sul sito», così come le distanze, che sono di circa 40 chilometri. Secondo la convenzione, dopo la prima telefonata dell'Ingv alla Sala Situazione Italia del Dpc per la notifica dell'evento, un primo comunicato viene inviato in modo automatico entro 5 minuti, e mai oltre i 30 minuti. 

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Avere un errore sull'epicentro di un sisma di 2-3 chilometri al massimo è estremamente importante come specificato nel capitolo «La sorveglianza sismica» dell'accordo: servono localizzazioni e magnitudo attendibili in tempo reale perché il Dpc deve sapere immediatamente dove è avvenuto il terremoto e se possono esserci stati danni. Questa richiesta fu completamente disattesa durante il terremoto di Ischia del 2017, sia per magnitudo che per localizzazione ma avviene ancora adesso.

Nelle scorse settimane, infatti, c'è stata una forte polemica tra consiglieri del comune di Casamicciola e l'Ov riguardo un terremoto avvenuto il 19 novembre avvertito chiaramente dalla popolazione che fu calcolato di magnitudo 0.2. Dopo varie lettere di richiesta chiarimenti, la magnitudo è stata ricalcolata e aggiornata a 0.7, un valore ancora basso ma energeticamente quasi quattro volte maggiore del primo. Nel caso del sisma di Bracigliano, l'Ingv motiva l'errore commesso «probabilmente di origine meteorologica». A parte che lunedì il tempo era piuttosto stabile e il vento quasi assente, è improbabile che questa sia la vera motivazione perché le stazioni della rete nazionale sono numerosissime e non possono essere tutte disturbate da problemi meteorologici locali. Inoltre, dalle stime degli errori statistici, si vede chiaramente che i dati sono ottimi, perché le ellissi di errore sono di poche centinaia di metri. L'errore strumentale è quindi calcolato in poche centinaia di metri. I motivi dell'errore sono quindi altri e il Dpc dovrebbe far luce per evitare futuri abbagli che potrebbero costare la vita a qualcuno.

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