Sarri l'incompreso divide la Juve:
nessuno (tranne Napoli) lo capisce

Martedì 18 Febbraio 2020 di Pino Taormina
La vita di Sarri adesso va così: le esequie del sarrismo sembrano non finire più. Si divertono in troppi, persino a Torino. Lui prova a scherzarci su ma in fondo il suo destino è quello di essere incompreso. Come sono lontani i tempi in cui tutti lo veneravano, osannavano. Una volta gli elogi di Guardiola al suo gioco, così rari in questo mondo, finirono persino sulle pagine del New York Times. Era il Napoli di Sarri che incantava tutti, dagli Appennini alle Ande. La vita di Sarri adesso va così: le esequie del sarrismo sembrano non finire più. Pare che non vedessero l’ora. Si divertono in troppi, persino a Torino. Lui prova a scherzarci su ma in fondo il suo destino è quello di essere incompreso. L’altro giorno, uno dei suoi fedelissimi, scherzando gli chiedeva se per caso nel contratto di tre anni firmato con la Juve c’era la clausola di dover già vincere lo scudetto a febbraio. Un modo per sorridere. Ma anche Sarri, l’altra sera, ha scoperto che una parte di sé se ne è andata per sempre. «Se volete vedere un’organizzazione collettiva come quella di alcune formazioni che ho allenato negli anni scorsi, quella qui non si vedrà mai». È la sua resa, finale. Ha capito che deve vincere e che il bel gioco è roba che magari può riguardare il prossimo anno. E che magari riguardava i tempi in cui era davvero felice, qui a Napoli. Il gruppo che ha vinto con Allegri ha un anno in più, non ha voglia di mettersi in discussione, non ha tempo da dedicare a tutto lo sterminato elenco di lezioni di Sarri. 

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Il genio calcistico di Sarri è sicuramente incompreso a Torino. Però, lui stesso lo ammette, cominciano ad essere un po’ troppi quelli che lo comprendono: dipendesse anche un po’ da lui? A Empoli e a Napoli lo adoravano, al Chelsea non è che si sono messi a piangere quando ha fatto sapere che voleva tornare in Italia. Anche se poi, con il passare del tempo, qualche soddisfazione se l’è tolta: perché qualche dirigente che conta al Chelsea gli ha già confessato la sua malinconia per il tecnico toscano. D’altronde è proprio questo il suo destino: Sarri divide e brucia le anime. O viene amato o odiato. Vie di mezzo non ce ne sono. Le critiche si stanno sbizzarrendo e si spingono davvero all’assurdo. È sereno, Sarri anche se sperava di creare fin da subito l’armonia napoletana alla Juve. Eppure, aveva avvertito Agnelli la scorsa primavera che non aveva la bacchetta magica e che occorreva avere pazienza per approdare al bel gioco. La pazienza Andrea Agnelli l’ha conservata, quelli intorno forse di meno. È il suo destino, quello dell’incompreso: dodici mesi fa, di questi tempi, il City travolse il Chelsea per 6-0. L’esonero sembrava imminente, con Zola già pronto a prendere il suo posto. È finita in trionfo: il ritorno in Champions e il successo in Europa League. Sa bene che alla Juventus c’è qualcosa che non quadra come se qualcuno dei suoi fosse come annoiato, Sarri l’ha avvertito da giorni e forse per questo inizia a parlare in certo modo. Il profeta del calcio corale a Napoli si arreso alla potenza dei singoli alla Juventus. Ma era già successo al Chelsea, non è la prima volta. Ma è vero che c’è una vena di malinconia in lui: questa insofferenza, questo non fidarsi del suo lavoro non aiuta nella missione.  Ultimo aggiornamento: 08:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA