Stadi chiusi, ma non per tutti:
scoppia la polemica in serie A

Sabato 19 Settembre 2020 di Emiliano BernardiniStadi
La riapertura delle porte ai tifosi si è trasformata in un caso. Politico. Chiaramente. A creare tensione è lo scatto in avanti, a 24 ore dall’inizio del nuovo campionato, del governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini, il più convinto degli “aperturisti”. E non è detto che altri non seguano il suo esempio. Mille spettatori potranno assistere alle partite Parma-Napoli e Sassuolo-Cagliari (a quanto pare solo i tifosi di casa). E lo fa inserendosi in una zona d’ombra del Dpcm. Esattamente il punto E dove si sottolinea che «a decorrere dal 1° settembre 2020 è consentita la partecipazione del pubblico a singoli eventi sportivi di minore entità, che non superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all’aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso». A rendere possibile questo scatto in avanti è l’annuncio del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora (aveva messo in conto una mossa di Emilia Romagna o Piemonte) che ieri mattina aveva dato il via libera alla presenza di mille persone alle semifinali e alle finali degli Internazionali di tennis. Frutto di una nuova interpretazione del Dpcm in vigore che equipara gli eventi sportivi a quelli culturali. Da questa concessione avrebbe, almeno nelle intenzioni del ministro, dovuto restare fuori la serie A. Di fatto perché il Dpcm parla di evento singolo mentre il campionato è considerato continuativo e soprattutto coinvolge l’intero territorio nazionale. 

Nell’idea di Spadafora il tennis avrebbe dovuto fare da apripista per la serie A. L’obiettivo era riaprire gli stadi del massimo torneo dal 17 di ottobre. Il governo era stato chiaro: «Prima devono andare a regime le scuole». Niente da fare. L’apertura ora è una caso. Per Binaghi, presidente della Federtennis, suona un po’ come un risarcimento dopo lo scontro dei giorni scorsi con il Comitato tecnico-scientifico e la Regione Lazio che avevano bocciato il protocollo, «Sono orgoglioso di aver combattuto questa battaglia, anche in modo duro, e sono contento che il ministro abbia fatto una azione che da una parte mette fine a una ingiustizia e a una cosa illogica» ha rimarcato il numero uno del tennis. Per il calcio, invece, è diventata motivo di frizione. Il rischio è avere aperture a macchia di leopardo. «La situazione che stiamo vivendo, alla vigilia della partenza della nuova stagione, è surreale. Abbiamo presentato a luglio un protocollo dettagliato di oltre 300 pagine per la riapertura parziale in massima sicurezza degli stadi, descrivendo per ciascun impianto le modalità attuative di ingresso, permanenza e deflusso dei tifosi. Al netto delle sacrosante deroghe concesse dalla Regione Emilia Romagna oggi, alla ripartenza del Campionato, il caos regna ancora sovrano. 
 
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La Lega Serie A chiede, per il rispetto che merita la nostra industria e i nostri tifosi, che al più presto si faccia chiarezza sulla riapertura dei nostri stadi, seppur parziale e condizionata al rispetto delle condizioni di sicurezza per il pubblico». Lo sfogo dell’Ad della Lega Serie A Luigi De Siervo. La maglia del Dpcm è larga e le Regioni provano a infilarsi. Nell’ordinanza l’Emilia-Romagna spiega di aver “valutato” i protocolli presentati dalle società calcistiche e di ritenere che ci siano le condizioni per la riapertura. Massimo mille tifosi, con le mascherine, senza striscioni e senza assembramenti, distanziati sulle tribune e all’ingresso e all’uscita dall’impianto. Bonaccini aveva del resto già dettato la linea qualche settimana fa, quando aveva autorizzato proprio al Tardini di Parma mille tifosi per l’amichevole con l’Empoli, esperimento riuscito. E poi con la deroga ottenuta per i due MotoGp a Misano Adriatico dello scorso weekend e del prossimo, con 10mila persone in tribune ridisegnate ad hoc.

Sempre le Regioni ora possono fare da testa d’ariete per i club che da settimane stavano cercando un modo di aggirare il divieto di pubblico. Già ma la maggior parte vorrebbe l’ingresso per almeno il 20% perché come sostengono «per mille persone non vale la pena». Ora la palla torna nelle mani del governo, in una posizione scomoda: o interviene per bloccare le Regioni (ma significa andare allo scontro con Bonaccini), oppure riapre gli stadi. Prima di quanto avrebbe voluto.
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