Il Napoli in una Barcellona surreale
​tra silenzi e controlli Covid

Domenica 9 Agosto 2020 di Pino Taormina
Inviato a Barcellona

Anche sui gradoni del suo stadio, come ovunque, il Barcellona ha scritto di essere «più che un club». Ed è impressionante leggere la scritta colorata quando la cattedrale è vuota, e la mole degli anelli sovrapposti incombe come uno strapiombo, come un abisso sul prato verdissimo. Non c’è nessuno in questa Sagrada Familia del calcio mondiale, in questo tempio che mette paura anche così. La Uefa ha imposto le porte chiuse da qui alla fine della stagione qui e ovunque. E poco importa se le tv catalane quasi divertite mostrano le immagini della plaza de toros di Puerto de Santa María, in Andalucia con gli spalti strapieni e le polemiche perché, invece, al calcio, si gioca senza persone sugli spalti. Lo spettacolo poteva riprendere solo così. Ma il Barcellona e «mes que un club». Non è scritto solo in ogni pietra del Camp Nou ma in ogni cosa che circonda quello che è comunque un evento. Un superevento. 

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CONTROLLI SERRATI
La faccia di Messi spunta da tutte le parti. C’è un maxi cartellone che annuncia un film sulla storia del Barça, sul modello di The last dance per intenderci. Il Barça è molto più di un club, certo. È la dilatazione planetaria del simbolo blaugrana (guai a dire azulgrana: è roba per spagnoli) di una provincia da 7 milioni di persone e che per una sera mette da parte le paure per ritrovarsi nelle «cervecerie» per guardare assieme la partita. È il miglior club del mondo, col giocatore più bravo di tutti. Fanno controlli minuziosi a chiunque, quando si arriva allo stadio. E sanificano anche zaini e pc, dopo aver accompagnato i giornalisti accreditati nella propria postazione, assicurandosi che non facciano soste improvvise. Ai 90 mila spettatori che avevano acquistato il biglietto per la gara di ritorno, oltre al rimborso è stata inviata anche una lettera di scuse. Il rimborso, in ogni caso, lo hanno preso in pochi: meglio avere tra le mani un biglietto per qualche altra gara di Champions nella prossima stagione. Quando, si spera, il Covid sarà solo un ricordo.
 
 


IN MILLE
Eppure attorno ai bus i controlli sono davvero serrati. Il Napoli non è mai uscito dal suo hotel blindato a due passi dalla Ramblas e a poco meno di 10 minuti in bus dallo stadio. Anche il riscaldamento di ieri mattina si è svolto all’interno della struttura, solo pochi esercizi giusto per non restare immobili. Il Napoli arriva in bus, quelli del Barcellona come sempre ognuno per conto suo, tanto non hanno fatto neppure ritiro. Il Camp Nou sorge tra i palazzi eleganti di Barcellona, appena oltre il centro, proprio dietro l’albergo che porta il nome di una regina. Sono almeno mille i collaboratori del Barcellona all’opera: in ogni caso, per accogliere anche gli operatori della tv, lo stadio ha aperto alle 16. I catalani sono così, sempre assai sicuri di sé.  © RIPRODUZIONE RISERVATA