Sassuolo-Napoli, se con Fabian
è uscito dal campo il vantaggio

Giovedì 2 Dicembre 2021 di Marco Ciriello
Sassuolo-Napoli, se con Fabian è uscito dal campo il vantaggio

Esce prima delle sberle al Napoli, si tiene l’interno coscia, e si porta via il suo gol del vantaggio. Fabian Ruiz si distende come un’onda sulla partita col Sassuolo, domina, spezza, amministra, apre, illumina e segna. Impossibile chiedergli di più, dopo la partita con la Lazio e questa col Sassuolo, svetta nell’azione napoletana, dopo aver danzato col pallone. Un vagocampista che domina il gioco, generandolo. È il punto di appoggio per tutti, è quello che col pallone disegna gioco, e poi è tra i pochi centrocampisti a cercare il gol da fuori area e trovarlo.

Napoli, non basta giocare bene mezz'ora

I gol dei centrocampisti fanno la differenza – citofonare Roberto Mancini per sapere quanto gli manchino – infatti quando esce dal campo si apre un baratro, Lobotka si ritrova orfano della sua sponda di fiume, e il Napoli precipita in un baratro difensivista che viene castigato da falli non visti e da marcature mancate. Ci si consola guardando al gol di Ruiz, un sinistro zigzagante tra gambe e braccia, che nasce dalla precisione di Zielinski – che poi si supera nel passaggio per il gol successivo a Mertens – generato dallo scippo dell’attaccante belga, al portiere del Sassuolo, Andrea Consigli, rimane poco da fare. Ruiz ha una precisione nei piedi che ha discendenze antiche in Spagna, si costruisce l’attimo del tiro, con una aristocrazia pallonara e una serialità che lo sta facendo diventare implacabile: buca gli angoli, con una precisione da scavo archeologico. In Ruiz tutto è misura, ogni gesto, anche quelli senza pallone, quindi distinzione con eleganza rispetto all’avversario che prova a contrastarlo. Il centrocampista spagnolo fabbrica gioco e in ogni appoggio è sempre vertice, se gli si oppongono: dribbla; se vede il corridoio: subito fa rotolare la palla con i giri giusti; e se c’è spazio: tira in porta, e segna.

È a cinque gol da fuori area, in un periodo in cui agli altri centrocampisti gli si è ristretta la porta. Ruiz è un agguato continuo, un centrocampista silenzioso che non ama il caos, porta geometria, ordine, disciplina, senza aria da divo, né affanni, è un tacet modus il suo, che aiuta anche a reggere il fiato, distillandosi, mentre prepara l’inganno successivo, mentre nasconde il pallone facendo la porta girevole o mentre regala spazi alla squadra che sale. È anche capace di fare un lavoro sporco o di assentarsi scomparendo a centrocampo, ma per riappare con schegge di divino che fanno pensare a un dominio naturale, con una espressività assoluta che viene raggiunga senza grandi sforzi. Non ha ancora toccato il massimo della sua forza e spesso mostra una debolezza psicologica, in uno stacco al ribasso rispetto alla sua tecnica e alle sue potenzialità fisiche.

Quando c’è da mettere l’elmetto e ripiegare viene meno, quasi che sentisse quella azione innaturale, lontana dalla sua filosofia, ma col tempo troverà il trucco per riuscire a compiere anche quell’atto con disinvoltura. Il resto è scioltezza, egemonia e spunti gotici, tagli acutissimi che generano verticalizzazioni assolute – almeno quando c’era Osimhen – che ora dovrà spostare da dritte a diagonali, o accorciarle, sghembizzarle, in attesa del ritorno dell’attaccante nigeriano. La sua mezza partita contro il Sassuolo è stata zeppa di pregi e manovre, con l’aggiunta della licenza del gol che ha sbloccato il risultato e sembrava aver lanciato il Napoli verso la vittoria. Poi è uscito addolorato e zoppicante, seguito anche da Koulibaly e la squadra di Spalletti è precipitata nell’inesploso, subendo gol e gioco. Ma resta la prestazione di Fabian Ruiz, restano i suoi tocchi, i suoi incroci, la sua regia. E la certezza, crescente, di avere un euclideo che s’avventura tra gli spazi.

 

Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 09:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA