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Nft o falsi? Tra token virtuali e frodi reali. Falsificazioni d'autore, le truffe online più diffuse

Mercoledì 15 Giugno 2022 di Raffaele D'Ettorre
GettyImages

Impazza il fenomeno degli Nft, i certificati di proprietà di oggetti digitali che nel solo 2021 hanno generato un giro d’affari per 17 miliardi, contro gli 82,5 milioni dell’anno precedente.

E che oggi si scambiano online in mercatini simili a eBay, dove un token può essere venduto in cambio di un altro token o di criptovalute, spesso a cifre da capogiro. Alla base della transazione c’è la fiducia da parte del compratore che il token sia univoco, che identifichi cioè con sicurezza un preciso bene digitale, e che lo scambio sia sicuro. Ma è davvero così?

IL CASO

 Solleva qualche perplessità il caso riportato dal New York Times di un venditore in possesso di una delle merci più preziose nel mondo degli Nft: “Bored Ape”, l’immagine digitale di una scimmia vestita con una tuta spaziale, messa in vendita per un milione di dollari lo scorso dicembre su OpenSea, il più grande mercato Nft della rete. La transazione si è chiusa a soli 300mila dollari, cioè meno di un terzo del valore dell’opera. Cosa è andato storto? Secondo il venditore – che intanto è in causa con OpenSea per farsi rimborsare la differenza – il problema sarebbe un “glitch”, una falla all’interno della piattaforma che avrebbe permesso all’acquirente di accaparrarsi l’opera d’arte a un prezzo molto più basso. Più che un affare insomma una vera truffa, un fenomeno che in un mercato che oggi conta 1,2 milioni di venditori e quasi il doppio dei compratori (e dove il costo medio di un Nft è di 807 dollari) non può che trovare terreno fertile. Lo dimostra l’ultima ricerca di Atlas VPN, un’azienda di cybersecurity che ha condotto uno studio sulle frodi più diffuse nell’ambito dei token virtuali. In testa troviamo i falsi d’autore: ormai su YouTube pullulano le guide che consentono a chiunque di creare il proprio token digitale, e per appropriarsi delle opere altrui spesso basta copiare alcune righe di codice. Succede così che G Sujan, artista e fotografo Nft con base in India, trovi sempre su OpenSea alcuni duplicati contraffatti del suo lavoro spacciati per token originali. E all’inizio di gennaio Aja Trier, artista texana, ha scoperto che un suo dipinto era stato trasformato a sua insaputa in più di 86mila Nft.

LE CONTROMOSSE

 Il dilagare del fenomeno sta spingendo molti artisti a creare gruppi dedicati alla prevenzione e al riconoscimento dei falsi, come l’account Nft Thefts, attivissimo su Twitter. Ma il plagio è solo una delle tante illegalità che piagano un mercato che fino a ieri gli investitori ritenevano blindatissimo. Molto diffuso è anche il cosiddetto “Wash trading”, una tecnica mutuata dalle truffe azionarie che consiste nel vendere un token a se stessi usando due account diversi. Decine e spesso anche centinaia di vendite fasulle gonfiano il valore di mercato dell’oggetto digitale, che appare così più desiderabile e che potrà essere venduto a un prezzo maggiore. Un’altra frode che sta prendendo piede è quella del “Rug pull”: gli sviluppatori di un token ne “pompano” il valore per attrarre il maggior numero di investitori possibili, poi prelevano tutti i fondi e alla fine abbandonano il progetto, forti del fatto che la tecnologia blockchain rende l’acquisto di un Nft a tutti gli effetti irreversibile. Anche qui niente di nuovo – succede già da anni nella compravendita online, dove i truffatori mettono in vendita oggetti inesistenti, prendono i soldi e scompaiono – ma l’inganno è reso più semplice dalla decentralizzazione del mercato Nft, ancor meno regolamentato del già anarchico bacino delle cripto. Simile al “rug pull” è poi la tecnica del “pump-and-dump”, con cui asset digitali di scarso valore vengono gonfiati, questa volta attraverso campagne mirate che passano dai social e coinvolgono influencer disonesti che prendono una commissione sulla vendita del token, oppure sono loro stessi a crearlo usando uno pseudonimo diverso. Insomma, non è tutto ora quello che luccica nel mondo degli Nft e spesso una buona dose di scetticismo può essere la miglior forma di tutela per il nostro portafoglio digitale. 

Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 07:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA