Le sette vite del «Rock!»
da re Elvis ai ribelli punk

Memorabilia di Elvis Presley in mostra a
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di Federico Vacalebre

La settima edizione ha suggerito ai curatori di «Rock!», Carmine Aymone e Michelangelo Iossa, il manifesto (una mano con sette dita) e il numero delle esposizioni in cui hanno diviso la mostra napoletana, inaugurata oggi, alle 11.30, con una breve esibizione di Kee Marcello, ex chitarrista degli Europe, band svedese passata alla storia per il tormentone epico-trash «The final countdown».

Sette racconti messi in fila, senza cercare troppi collegamenti, anzi puntando sulla varietà delle storie anche per sollecitare la varietà del pubblico (l’ingresso è gratuito), dopo la distrazione dell’allestimento dell’anno scorso, che aveva promosso a rocker Caravaggio e Shakespeare, senza però centrare il discorso.
 

Stavolta si riparte dal cuore del rock (and roll), dal quarantennale della scomparsa del re, con l’Elvis Museum on Tour di Memhis che fa fornito memorabilia che vanno dalla camicia indossata da Presley durante il servizio militare in Germania a un distintivo da sceriffo consegnatogli il 28 dicembre 1970. E la Fondazione Bideri che ha aggiunto uno zoom su «’O sole mio/It’s now or never» e «Torna a Surriento/Surrender».

Si sconfina nel pop, come già avvenne qui per Madonna, con il suo re, Michael Jackson (c’è il suo cappello, c’è un suo pantalone con annessa fibbia con simbolo dell’Ordine della giarrettiera) e i misteri legati nella sua vita ai numeri 7 e 777; ma anche con i Bee Gees nell’anniversario della colonna sonora di «La febbre del sabato sera»: correva l’anno 1977, lo stesso della morte dell’uomo di Tupelo, lo stessa dell’esplosione del punk, celebrato nella feroce personale fotografica dell’inglese Ricky Adam che oggi pomeriggio firmerà copie del catalogo della sua mostra dedicata alla scena di Belfast.
 
 

Dieci anni prima, nel 1967, uscivano sette - si intende - album formidabili cui è dedicata un’altra area: «Are you experienced?» di Jimi Hendrix, «The Doors», «Sgt. Pepper’s lonely hearts club band dei Beatles», «The piper at the gates of dawn» dei Pink Floyd, «Velvet Undergound & Nico», «Mr. Fantasy» dei Traffic e il ben meno epocale «Days of future passed» dei Moody Blues, pur preferito qui a «John Wesley Harding» di Dylan, «Surrealistic pillow» dei Jefferson Airplane, «Absolutely free» di Zappa, «Their satanic majesties request» dei Rolling Stones, «Goodbye and hallo» di Tim Buckley... Formidabile davvero quell’anno.

Gli item jacksoniani sono parte dello spazio curato da Francesca Fariello, sollecitata da «gothic seven seals», sette - naturalmente - spunti gotici-esoterici che indagano su David Gilmour e il «Paradiso perduto» di Milton, i rapporti del rock con Dracula, il Bowie di «Labirynth», il simbolismo nella musica dei Led Zeppelin, Lynch e le sue visioni in «Twin Peaks» (con tanto di ricostruzione della stanza misteriosa della serie tv)...

Settima sezione quella live, con showcase, proiezioni, aperijazz... Sette, inutile dirlo, sono anche le note musicali.
 
Sabato 2 Settembre 2017, 14:15 - Ultimo aggiornamento: 02-09-2017 22:02
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