Il padre: «Un figlio me l'hanno ucciso, l'altro volevano ammazzarlo»

Il padre: «Un figlio me l'hanno ucciso, l'altro volevano ammazzarlo»
Tra le case e le villette abusive, condonate col susseguirsi degli anni e delle amministrazioni comunali, che si incontrano lungo via delle Ferrovie dello Stato, a Ottaviano,...

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Tra le case e le villette abusive, condonate col susseguirsi degli anni e delle amministrazioni comunali, che si incontrano lungo via delle Ferrovie dello Stato, a Ottaviano, spicca proprio quella di Angelo Prisco. Ieri era anche più facile riconoscerla. Non solo perché è forse quella più vistosa e meglio curata, ma soprattutto perché lì davanti il traffico era costretto a rallentare. Per le auto parcheggiate ai due lati della lunga strada. Gente che andava e veniva. Baci, abbracci, strette di mano. Condoglianze. Lacrime. Mezza Ottaviano, se così si può dire, è andata rendergli omaggio. Sindaco compreso, che è anche il suo avvocato di fiducia. Angelo Prisco è il padre di Pasquale Prisco, 28 anni, ammazzato l’altro ieri da un colpo di pistola che gli ha devastato il petto. Non una pistola qualsiasi: ma una pistola d’ordinanza, di uno dei due carabinieri-rapinatori, diventato assassino, che gli ha sparato. Dalla mattina di ieri è stato un via-vai di gente, venuta a omaggiare la famiglia Prisco. Angelo, il padre, è un omone stravolto dal dolore. Se un figlio glielo hanno ammazzato, l’altro - Donato, 26 anni - è ancora in ospedale per un proiettile nell’anca.




Maglione bordò, giubbino blu, sta nel giardinetto della sua villa di via Ferrovie dello Stato. Ogni tanto entra in casa. Ogni tanto esce. Come un animale in gabbia, come un leone ferito. Gli occhi rossi, lo sguardo stralunato. Fuma una sigaretta dopo l’altra. Proviamo ad avvicinarlo. E lui mostra un dolore composto e rabbioso: «Che volete che vi dica? Due carabinieri hanno ucciso uno dei miei figli. E all’altro gli hanno sparato e poi gli hanno puntato pure la pistola alla testa, minacciando di ammazzare anche lui...Ma ora che volete che mi metto a raccontare...». Poi si gira dall’altra parte e si accende un’altra sigaretta.



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