L'inviato Onu Salamé: «Così la Libia rischia di essere rifugio Isis»

«Trattenere i migranti in Libia, per periodi prolungati didetenzione e senza un giusto processo, non è la risposta esicuramente non è più sostenibile». Delloscontro sotterraneo tra Italia e Francia preferisce non discutere,così come non gradisce esprimersi sui molteplici attacchipartiti negli ultimi tempi da Matteo Salvini nei confronti delpresidente francese, Emmanuel Macron perché «l'Onunon commenta questioni che sono soltanto ipotetiche». GhassanSalamé, Inviato delle Nazioni Unite in Libia, non parlava daoltre un anno con i giornali italiani ed è da sempre moltorestio nel rilasciare interviste. È preoccupato dei processidi stabilizzazione interni alla Libia e degli scontri armati dellascorsa settimana, ma fa capire di esserlo ancor di più perle condizioni dei migranti nel Paese nordafricano ed anche delpericolo che l'Isis possa guadagnare posizioni di potereapprofittando del caos degli ultimi tempi.

La Francia ha ribadito che dovranno tenersi le elezioni inLibia già il prossimo 10 dicembre, data che l'Italiaritiene prematura. È possibile giungere alle urne senza cheprima sia stata scritta e accettata una Costituzione unitaria? Nonteme che il giorno dopo il voto possano nascerescontri?
«Le elezioni si faranno, prima però devono esseresoddisfatte alcune condizioni. Questo richiederà un grandesforzo per raggiungere l'obiettivo, ma sono realizzabili. LeNazioni Unite stanno lavorando duramente per agevolare questecondizioni necessarie e far svolgere finalmente libere elezioni ilpiù presto possibile. Tra i presupposti indispensabilic'è ovviamente un ambiente di sicurezza favorevole, ipassi legislativi richiesti e, ovviamente, l'impegno politicoda parte di tutti ad accettare i risultati il giorno successivo equelli a seguire».

Leggi l'articolo completo su Il Mattino
Outbrain