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Avellino, celebrato il nono anniversario
della strage del bus coi familiari delle vittime

Giovedì 28 Luglio 2022
Avellino, celebrato il nono anniversario della strage del bus coi familiari delle vittime

Preghiera e raccoglimento nel nono anniversario della strage del bus che il 28 luglio del 2013 causò la morte di quaranta persone originarie di Pozzuoli , precipitate dal viadotto «Acqualonga» dell'A16 Napoli-Canosa, nel territorio del comune di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Nel Giardino della Memoria, realizzato ai piedi del viadotto, il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, e quello di Monteforte, Costantino Giordano, accompagnati dai rispettivi gonfaloni, insieme ai familiari delle vittime, parteciperanno al rito religioso celebrato da don Angelo Citati. La più grave tragedia autostradale italiana si verificò intorno alle 20:30 di una domenica d'estate nella quale, dopo alcuni giorni in gita nei luoghi di Padre Pio, la comitiva di famiglie e amici stava tornando a casa a Pozzuoli. A provocare l'incidente sarebbe stato un guasto che avrebbe disattivato l'impianto frenante del bus mentre stava percorrendo in discesa il tratto autostradale. L'autista tentò in ogni modo di frenare la corsa del veicolo, che aveva percorso oltre un milione di chilometri, accostandosi alle barriere del viadotto che però non ressero facendo precipitare il bus da un'altezza di trenta metri.

Trentotto persone morirono sul colpo, due nei giorni successivi. Dieci i superstiti. Da allora i comuni di Pozzuoli e Monteforte Irpino sono gemellati. Nel processo di primo grado davanti al tribunale di Avellino, in cui comparivano quindici imputati, dodici dei quali dirigenti o ex dipendenti di Autostrade per l'Italia, le condanne più dure vennero comminate al titolare del bus, Gennaro Lametta (dodici anni) e alla dipendente della Motorizzazione, Antonietta Ceriola (otto anni), ritenuta colpevole di aver falsamente attestato la revisione del veicolo. L'allora ad di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, per il quale l'accusa aveva chiesto una condanna a dieci anni di reclusione, venne assolto come altri cinque imputati. Nel caso di Castellucci, il tribunale di Avellino accolse la tesi della difesa secondo la quale «l'ad di Autostrade non aveva e non doveva avere la competenza per decidere quali barriere eventualmente sostituire, compito che invece rientra, per legge, tra quelli in capo al progettista e ai tecnici». Altri sei imputati sono stati condannati a pene dai cinque anni ai cinque anni e sei mesi di reclusione. Il processo di Appello è in corso a Napoli.

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