Aldo Balestra

Perché senza soldi
(si deve) cantare Messa

di Aldo Balestra
Papa Francesco: «Niente soldi per le Messe» (Ansa, 7 marzo 2018)
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Dopo la lotta alla pedofilia e alla violenza, quella ai soldi. E' una crociata dentro i mali della Chiesa quella del pontefice gesuita Bergoglio. Una battaglia di moralizzazione la cui portata viene colta a pieno da chi, nelle parole del Papa, cerca un percorso per sentirsi a proprio agio nella Chiesa di cui si vuole esser parte. Una lotta per cacciare indietro la cupidigia. Una ricetta per fare della Chiesa quell'«ospedale da campo» che il Pontefice sogna e desidera. Se vai all'ospedale, e stai male, mica paghi.

Bergoglio è sceso in campo su un aspetto, quello economico, particolarmente «popolare» e controverso. E lo ha fatto nel giorno in cui ha annunciato che Papa Paolo VI e monsignor Oscar Romero, vescovo di San Salvador ucciso nel 1980, saranno Santi. Le maggiori resistenze, come sempre, le avrà dentro quella parte di Chiesa, in tal caso quella che dei soldi, invece, fa insopportabilmente, tronfia e convinta che sia così, il «giusto corrispettivo» dei servigi ai fedeli.
Il monito, però, è stato senz'appello: per le messe, a partire da quelle celebrate in suffragio dei defunti, non possono essere chiesti soldi. «Padre, quanto devo pagare perché il mio nome venga detto lì? "Niente". Capito questo? Niente! La Messa non si paga. La Messa è il sacrificio di Cristo, che è gratuito. La redenzione è gratuita. Se tu vuoi fare un'offerta falla, ma non si paga. Questo è importante capirlo». Francesco dixit.

Immaginate che impatto su quei sacerdoti che impongono veri e propri tariffari per celebrare funerali, matrimoni o semplici messe in cui il defunto è nominato nella preghiera. Si specula su dolore e gioia, è la stessa cosa, forse cambia il prezzo. Vuoi la Messa? Devi pagare. Che pratica odiosa, pretendere di celebrare il sacrificio di Cristo - perchè di questo si tratta, come ricorda il Papa - solo pagando. Ed è ancora sacrificio di Cristo? Ci pensino bene non solo i sacerdoti ma anche quei fedeli (fedeli?) che pagano reputando normale far celebrare una Messa a tariffa, per «benedire» l'ultimo viaggio del proprio caro, l'unione matrimoniale, il battesimo di un figlio, magari convincendosi che più si paga e meglio è, così la preghiera ...arriva più forte e più rapidamente Lassù.

Non ci siamo. Per nulla. Eppero' siamo certi che la maggior parte della Chiesa maneggiona se ne importerà di quello che dice il Pontefice, continuando a prendere per la gola le persone, come un estortore di professione. D'altro canto, come ha reagito la Chiesa quando il Papa ha chiesto ad ogni parrocchia italiana di ospitare una famiglia di profughi, per dare l'esempio? Ma pure vogliamo sperare che qualche prete che abbia tradito, poco o assai, la missione sacerdotale, si passi una mano per la coscienza. Ed accolga con un abbraccio consolatorio o un sorriso di gioia, senza pretendere soldi, chi si rivolge in Chiesa per far celebrare Messa.

Vedremo. Fatto sta che in queste ore tornano in mente le recenti parole di un sacerdote umile e profondo come Monsignor Raffaele Nogaro, che quando era vescovo di Caserta se vedeva un extracomunitario scalzo per strada si toglieva le sue scarpe e gliele regalava. Oggi è vescovo a riposo, dialoga spesso con Papa Francesco, ha sempre condiviso l'idea di una Chiesa povera. E Monsignor Nogaro confida di avere paura, molta, che possano crescere gli ostacoli al rivoluzionario pontificato di Bergoglio. Non sono ostacoli al di fuori della Chiesa, si badi, ma proprio della secolare gerarchia curiale. E fino a che punto saranno violentemente invalicabili nessuno può dirlo.
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«Sono quei benedetti affari che imbrogliano gli affetti» (Manzoni, Promessi Sposi XXXVIII)

 
Mercoledì 7 Marzo 2018, 23:33
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