Carcere di Santa Maria Capua Vetere,
la direttrice: «Ritrovata la serenità»

Domenica 27 Febbraio 2022 di Mary Liguori
Carcere di Santa Maria Capua Vetere, la direttrice: «Ritrovata la serenità»

Da sei mesi alla guida del carcere di Santa Maria Capua Vetere, Donatella Rotundo è la direttrice della «rifondazione», arrivata a Santa Maria Capua Vetere dopo l'inchiesta che ha spazzato via i vertici del Dap campano e della polizia penitenziaria e mandato sotto processo oltre cento poliziotti che per anni sono stati in servizio nel penitenziario. Ha preso il posto di Elisabetta Palmieri, trasferita dalla sera alla mattina per una strana storia di accessi «abusivi» in carcere concessi al fidanzato, un volontario che si occupava di un corso di cucina. Il trasferimento di Palmieri, è bene chiarirlo, non è collegato in alcun modo all'inchiesta sui pestaggi, tuttavia era, la direttrice, l'unica «superstite» ancora in servizio di quella catena di comando spazzata via dall'inchiesta. Palmieri non ebbe responsabilità e infatti non fu indagata perché in quel periodo non era in servizio; attualmente dirige l'Ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna di Salerno. Ma andiamo al «dopo terremoto», a quando il Dap ha conferito a Donatella Rotundo un incarico tanto prestigioso quanto spinoso. Era il 3 settembre scorso.

Video

Quello dei pestaggi del 6 aprile 2020 è stato uno scandalo documentato da video che hanno fatto il giro del mondo. Cui seguirono settimane di depistaggi che coinvolsero anche le alte sfere del Dap Campania. Direttrice, che idea si è fatta?
«Di questo non posso parlare c'è un procedimento penale in corso».

Dopo gli arresti, il premier e il guardasigilli furono in visita all'Uccella. I detenuti applaudirono Draghi e Cartabia. Noi giornalisti sentimmo le ovazioni dalle aree esterne del penitenziario dove eravamo in attesa del discorso del premier. Fu un segnale di ritrovata fiducia nello Stato. Cosa le hanno detto i detenuti la prima volta che li ha incontrati? Qual è l'ambiente che ha trovato al suo insediamento?
«La prima immagine è stata quella di due facce contrapposte, di una situazione a ruoli invertiti. Gli agenti non erano più osservatori esterni. Erano timorosi, impauriti, si sentivano abbandonati da tutti. Con l'arrivo del nuovo comandante hanno ritrovato sicurezza. Quanto ai detenuti, in quel periodo si sentivano molto forti...»

Molti agenti sostengono che, dopo l'inchiesta, i detenuti credono di poter fare quello che vogliono...
«Purtroppo, in parte, è ancora così. L'altro giorno è successo a me. Un detenuto pretendeva di andare in un altro reparto, ma non era possibile perché aveva avuto diversi disciplinari. Allora mi ha minacciata sono un collaboratore, accontentatemi, altrimenti posso dire qualsiasi, anche che mi avete picchiato, crederanno a me e non a voi. Non accade più come nei primi mesi, ma accade ancora».

Come si riconquista la fiducia di una popolazione carceraria che ha vissuto un'esperienza come quella del 6 aprile 2020 e di un corpo di polizia finito nel tritacarne per responsabilità individuali che però sono poi ricadute sull'intera categoria?
«Con la presenza nei reparti. Ascoltando le richieste. Il nuovo comandante, Egidio Giramma, ed io siamo presenti ogni giorno e i detenuti sanno che se lo richiedono entro 24 ore io parlerò con loro. Sanno che ci sono. E la stessa cosa vale per gli agenti. Don Clemente, il cappellano, mi ha confermato che la presenza costante ha rasserenato gli animi».

Quali sono le iniziative che ha messo in atto da quando si è insediata all'Uccella?
«Per gli agenti, il provveditore Cantone ha radunato un gruppo di sostegno proveniente da tutta Italia che per un mese ha ascoltato gli agenti per aiutarli a ritrovare la fiducia in se stessi. Inoltre, da gennaio, lo psicologo incontra agenti ogni settimana. Quanto ai detenuti, l'unica risposta concreta che possiamo dar loro è il lavoro. Quando sono arrivata, quasi non c'erano attività per gli uomini, eccetto che per i 20 detenuti della sartoria. Abbiamo puntato sulle attività professionalizzanti per facilitare il reinserimento; credo che mi abbiano scelto perché quattro anni fa al Dipartimento mi occupavo proprio di questo e ho messo a punto i progetti con Brunello Cucinelli ed Ermenelgildo Zegna»

Da anni si denuncia il sovraffollamento delle carceri, quanti sono oggi i detenuti ospiti dell'Uccella e quanto pesa sull'ordine la promiscuità tra normodotati e persone con problemi psichiatrici o di dipendenza da droghe e alcol?
«Attualmente siamo circa 800, quindi al di sotto della soglia che è di 900. Ma continua ad esser un problema la promiscuità come in altre grandi carceri. Nelle carceri servono più psichiatri e più medici. La chiusura opg ha creato molti problemi».

La firma del protocollo Isaia ha un forte valore simbolico, i detenuti confezionano le camice per i poliziotti...
«Gli agenti indosseranno un capo fatto dai detenuti e che porterà il marchio ministero della giustizia: è un segnale forte di ritrovata unione, ma non ci fermiamo qui. Nel giro di un mese, firmeremo il protocollo con il dipartimento di Agraria di Portici e la Camera di Commercio di Caserta per il progetto orti sociali. L'Università ci dirà quale tipo coltivazione è adatta ai nostri terreni, mentre la Camera ci fornirà i macchinari per la trasformazione dei prodotti in conserve e confettura che poi acquisterà. Il progetto coinvolgerà i detenuti dell'alta sicurezza Tamigi, le donne del Senna e l'ormai famoso reparto Nilo».

Spera di andare via presto?
«Assolutamente no. Ho vinto l'interpello per dirigere l'istituto di Avellino, ma il Dap mi ha chiesto di restare a Santa Maria Capua Vetere e sono stata contenta di accettare. È una sfida che voglio vincere». 

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