«Diciotti», la diocesi di Capua
​apre ma scoppia la polemica

di Antonio Borrelli Giulio Sferragatta

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Cinque tra i circa 150 migranti che erano rimasti in stallo per sei giorni al porto di Catania nel corso di una complessa vicenda transnazionale dela nave Diciotti arriveranno nel Casertano. L'arcidiocesi di Capua guidata da Salvatore Visco ha infatti accolto l'appello della Cei. I cinque richiedenti asilo eritrei, con un'età media di 20 anni, saranno ospitati nelle strutture parrocchiali e diocesane del territorio disseminate in provincia. «Abbiamo voluto dare una risposta forte di solidarietà all'appello del papa. Si tratta di un gesto di accoglienza, fatto con prudenza e semplicità», spiega Antonio Casale, direttore dell'ufficio Migrantes per motivare l'azione. «I ragazzi sono arrivati ieri sera (31 agosto ndr) continua Casale -, sono molto giù: hanno avuto problemi di scabbia, ma sono stati già trattati a Rocca di Papa e ora proseguiranno le terapie».

La notizia dell'arrivo dei migranti della Diciotti ha scatenato vivaci discussioni sui social. Nonostante il territorio capuano già ospiti un gruppo di immigrati in adesione al progetto Sprar, eccellendo tra l'altro - a livello nazionale - in termini di accoglienza ed integrazione, alcun extra-comunitario proveniente dall'ormai nota nave attraccata a Catania giungerà in città. L'Arcidiocesi di Capua, fornendo la propria disponibilità alla Caritas, ha infatti già accolto cinque immigrati eritrei, provenienti da Rocca di Papa e attualmente alloggiati presso il Centro Fernandes di Castel Volturno. Non sono previsti ulteriori arrivi di stranieri dalla Diciotti, anche loro ospitati in altre realtà urbane. Ma la notizia di un presunto trasferimento a Capua di un numero incerto di migranti sta, nel frattempo, fomentando - soprattutto su Facebook - atteggiamenti razziali e di odio, che senz'altro sono già al vaglio degli operatori delle forze dell'ordine. Dando seguito al contenuto della fake news, lanciata imprudentemente nella bocca degli internauti, alcuni cittadini hanno addirittura organizzato - per martedì mattina - un corteo che da Piazza Dei Giudici si snoderà per le principali vie del centro. La manifestazione, per la quale è stata ieri presentata un'istanza di preavviso di pubblica manifestazione, sbandierata pure su facebook, avrà luogo per dire no all'arrivo di migranti, così come falsamente annunciato da qualcuno.

Quale sarà la portata dell'iniziativa è difficile presumerlo. Di sicuro, parte da una motivazione infondata nei fatti, dal momento che non risulta neppure sussistere alcuna permanenza in città di immigrati sbarcati dalla nave della Guardia Costiera. Del resto, il territorio di Capua, essendo sede Sprar, non può dare ospitalità ad un numero spropositato di stranieri, se non di poco oltre la soglia prevista di circa trenta unità. Cinque immigrati in più non farebbero neppure la differenza, avendo l'Arcidiocesi capuana strutture e personale qualificato per far fronte ad ogni tipo di esigenza, considerata anche l'opera quotidianamente profusa in favore delle fasce sociali più deboli.
Non è d'accordo, invece, il consigliere di minoranza Marco Ricci che, in una sua nota ed in merito alla questione, ha invocato un censimento dei migranti presenti in città. Cosa, in realtà, semplicissima, considerato che tutti gli immigrati del progetto Sprar sono già tutti generalizzati e sottoposti ad iniziative finalizzate alla loro piena integrazione.
Lunedì 3 Settembre 2018, 11:16
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1 di 1 commenti presenti
2018-09-03 11:54:19
Fare un buco nell'acqua o tamponare la falla di una diga non serve a risolvere i problemi. Qui si fa demagogia e proselitismo politico e pietismo ecclesiale. Perchè non si pensa piuttosto ad aiutare questi giovani a non emigrare, contribuire al progresso del loro paese con l'aiuto di tutte le nazioni? Se proprio si vuole fare del bene bisogna saperlo fare. L'idea giusta e vincente sarebbe quella di formare questi giovani, che ormai sono qui, in attività utili nella propria terra e farli ritornare in patria con un bagaglio di conoscenze e dei fondi per realizzare progetti utili a risollevare quelle nazioni dalla miseria in cui versano.

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