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Premio Campiello, la faina intelligente fa vincere Zannoni. Secondo il campano Pascale

Domenica 4 Settembre 2022
Premio Campiello, la faina intelligente fa vincere Zannoni. Secondo il campano Pascale

È l'outsider ligure Bernardo Zannoni, 27 anni, all'esordio con I miei stupidi intenti - avventurosa biografia di una faina che prende coscienza di sé - ad aggiudicarsi la sessantesima edizione del Premio Campiello: «È la mia prima opera pubblicata e ha già fatto un casino», ha detto a caldo, «non me l'aspettavo, non mi sono nemmeno preparato un discorso. Grazie a chi ha creduto in me, vengo dal nulla, mi sento di aver appena girato l'angolo». A vincere è una favola morale, una storia antropomorfa «sulla faina Archie, un animale meno famoso della volpe, e sul potere della scrittura come garanzia di sopravvivenza, come idea di salvezza».

Un premio lungo sessant'anni, inaugurato nel 1963 da Primo Levi con La tregua e arrivato ieri all'edizione dell'anniversario, celebrata dopo l'esilio imposto dal Covid tra le zanzare dell'Arsenale di Venezia in una delle sue sedi storiche: il teatro La Fenice di Venezia. Condotta da Francesca Fialdini, con i monologhi-lettura di Lodo Guenzi (il migliore della serata) e sei intermezzi musicali di Diodato con il polistrumentista Rodrigo D'Erasmo, la finale trasmessa ieri in diretta su Rai 5 e Rai Play ha visto il trionfo a sorpresa del più giovane del gruppo contro il favorito (da una delle due giurie, quella «dei letterati» presieduta dal 2021 da Walter Veltroni) Fabio Bacà, marchigiano, 50 anni, e già finalista del premio Strega. Con il suo romanzo Nova, storia di un neurochirurgo abituato a reprimere la rabbia, Bacà si è classificato quarto con 43 voti, contro i 101 di Zannoni e i 54 del secondo sul podio, il napoletano Antonio Pascale, 56 anni, autore del «racconto in fiore» La foglia di fico: «Il fico rimanda al mito, al desiderio primordiale dell'immortalità. Ma il nostro problema è che non siamo immortali. Se accettassimo la mortalità, se accettassimo la nostra ferita primordiale, saremmo più felici». Il piazzamento: «Essere arrivati fin qui è una grande soddisfazione», ha detto. Per lui l'unico problema è stato «riuscire a guardare la partita del Napoli sul telefonino senza che se ne accorga nessuno».

Terza classificata, con 46 voti, la fiorentina Elena Stancanelli, 57 anni, che correva con Il tuffatore, dedicato alla parabola dell'imprenditore Raul Gardini ma «non solo quella. Perché la vicenda di Gardini è la storia di un'epoca, e questo è un romanzo e non una biografia. Fa il punto su quel che eravamo, mettendo le mani sul tema del patriarcato per raccontare come erano gli uomini e come si comportavano». Ultima a 36 voti la romana Daniela Ranieri, 54 anni, autrice della «disastrologia sentimentale» di Stradario aggiornato di tutti i miei baci, «storia di una donna che scrive per il suo compagno le schede di tutti i suoi amori passati. Ma facendolo si trova a parlare di vita, morte, di corpo e nevrosi, di società e miti tossici, di libri, di gatti, profumi, giustizia e ingiustizia. Una Donna Giovanni per un saggio morale di settecento pagine sulla coscienza di una donna di oggi».

Assegnato anche il premio alla carriera a Corrado Stajano, mentre ieri pomeriggio il prestigioso Campiello Giovani, riservato ai giovani tra i 15 e i 22 anni, è stato vinto dal 21enne palermitano Alberto Bartolo Varsalona con il racconto in dialetto La Spartenza. «Sono molto emozionato, finalmente ce l'ho fatta», ha detto, aggiudicandosi con la vittoria anche un viaggio studio in un paese europeo. Appena diciassettenne, il vincitore della menzione speciale del Gruppo Giovani di Confindustria per il miglior racconto che ha trattato il tema della cultura di impresa, il veneto Marcello Pagliantini con Tu, esile filo d'erba. A una under 25 è andato il riconoscimento speciale per la sostenibilità, assegnato alla ventiduenne veneta Caterina Borini per Mamma neve.

Nell'edizione dei 60 anni arriva anche Il Campiello dei Campielli, annunciato dal presidente della giuria dei letterati Walter Veltroni. Un riconoscimento speciale, virtuale: l'opera scelta tra quelle premiate nel corso degli anni è proprio è La tregua di Primo Levi, «per l'importante testimonianza civile e per la straordinaria qualità letteraria dei suoi testi». Levi ha vinto due volte il Campiello, la seconda con Se non ora quando, nel 1982.
Ilaria Ravarino

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