Apple, l'iPhone non tira più: tagliata la produzione del 2019

Giovedì 10 Gennaio 2019 di Luca Marfé
Apple, ma non solo: a frenare è la tecnologia per come l'abbiamo conosciuta sino ad oggi. Accanto alla mela più famosa del mondo, infatti, anche Samsung rallenta. Si delinea così uno scenario che, per quanto ancora privo delle caratteristiche di una vera e propria crisi, segna già potenzialmente la fine di un'era.

Un'era cominciata 12 anni fa con il primo discorso globale di Steve Jobs, in cui il genio statunitense lanciava sul mercato una visione capace di stravolgere abitudini e futuro di tutti: il primo iPhone.

Una compagnia sull'orlo della bancarotta che, dal 1997 ad oggi, sopravvive al suo fondatore e si dimostra capace di reinventarsi, di risollevarsi e di tagliare il traguardo dei mille miliardi di dollari di quotazione in borsa. Record assoluto nella storia americana e mondiale per un numero talmente alto da provocare, a ragion veduta, più di una vertigine.

Ed ecco che, ai blocchi di partenza di questo nuovo anno, i timori iniziano a prendere forma.

Taglio del 10% della produzione trimestrale del 2019. Una sforbiciata che riguarda tutti i modelli di smartphone che, dai quasi 48 milioni messi in cantiere, calano di colpo a 43.
 
Di certo non un abisso, ma comunque un segnale. Specie se sommato allo scossone di un altro -10%, quello relativo al valore delle azioni, che ha fatto tremare Wall Street meno di una settimana fa.

Dalla vetta di 207,39 dollari per titolo, al prezzo attuale di circa 142 dollari, ad una soglia di stabilizzazione che gli analisti individuano attorno ai 135 dollari. Gli anni d'oro sono lontani, insomma. E gli anni a venire sono complessi.

La tentazione di imputare tutte le colpe alla politica è grande. E lo è a maggior ragione se alla Casa Bianca c'è un personaggio scomodo come Donald Trump. Eppure, per quanto le scintille con la Cina di certo non aiutino, il discorso è assai più complesso. E, al di là della guerra dei dazi, ha tanto a che vedere con la stessa tecnologia.

Archiviata la fase di euforia per dieci anni di prodotti nuovi, mercato e consumatori sembrano essersi in qualche modo abituati all'idea che innovazione debba far necessariamente rima con rivoluzione. E di rivoluzioni, almeno in questo momento, non c'è traccia. Con telefoni che si assomigliano un po' tutti e che, peggio ancora, assomigliano molto ai loro predecessori. Nell'estetica e nelle funzioni, ma non nel prezzo che, in maniera quasi ingiustificata, continua a salire.

Samsung, dal canto suo, non fa eccezione. E, per quanto sudcoreana, è vittima al pari di Apple delle tensioni sino-americane (Cina e Usa sono le principali mete di esportazione) e in generale delle logiche di innovazione/rivoluzione.

Una battuta d'arresto che da Seul quantificano in circa tremila miliardi di dollari di mancati utili soltanto nell'ultimo trimestre del 2018. I due colossi hanno cambiato il mondo, con le loro invenzioni e con le app che ne sono derivate a cascata. Ma questa sorta di esplosione Cambriana, espressione con la quale si definisce la comparsa di un nuovo animale complesso, è finita.

Serve una nuova esplosione, una nuova era appunto. Un nuovo animale complesso in grado di stravolgere abitudini e futuro.

In casa Cupertino e anche altrove lo sanno. Sanno che si può vivere di rendita, ma non all'infinito. Ultimo aggiornamento: 14:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA