Donne e laureati, più chance se il datore di lavoro ha studiato

di Nando Santonastaso

Se sei un laureato hai maggiori possibilità di trovare un lavoro nell'impresa di cui è titolare un laureato come te, anche se non necessariamente nella stessa materia.

Se il patron invece la laurea non ce l'ha, sarà decisamente più difficile che possa assumere uno che il ciclo di studi lo ha completato. Se sei invece un diplomato negli istituti tecnico-professionali, devi sapere che solo il 40 per cento riesce a trovare un'occupazione non precaria nei due anni post-diploma ma appena il 34 per cento ne trova una coerente con il proprio titolo di studio.

Due ricerche, due scenari convergenti: in Italia trovare un lavoro congruo per i giovani appena usciti dalla scuola o dall'università resta complicato ma «studiare serve sempre», come dice Stefano Sacchi, presidente dell'Inapp (ex Isfol) che curato il primo studio (l'altro è della Fondazione Agnelli). Ma procediamo con ordine.

L'Inapp ha analizzato un campione di 30mila imprese con almeno un dipendente in tutta Italia, suddivise equamente per aree geografiche. Voleva conoscere l'incidenza dei posti di lavoro dei laureati negli organici aziendali in rapporto al titolo di studio del datore di lavoro.

È emerso che in media gli occupati in possesso di laurea sono il 25 per cento del totale dei dipendenti se a capo dell'azienda c'è un laureato, anche se in una materia non strettamente connessa al ramo di attività. Se invece il capo dell'impresa è solo un diplomato, la percentuale dei dipendenti laureati assunti scende al 6 per cento. «È una differenza forte, che fa riflettere dice Sacchi -. Intanto, perché dalla nostra banca dati si ricava che solo un imprenditore su cinque è in possesso di laurea e quindi può capire l'importanza di assumere lavoratori in possesso dello stesso titolo. Peraltro, sempre in base ai risultati della nostra ricerca, l'imprenditore laureato occupa più donne laureate in media rispetto ai maschi».

Lo studio non scende nel dettaglio del tipo di scolarizzazione degli imprenditori. A puro titolo di curiosità, si può ricordare un dato emerso da uno studio degli economisti Schivardi e Torrini in base al quale un imprenditore laureato in materie tecnico-scientifiche può assumere anche un terzo di laureati sul totale dei dipendenti nella propria azienda.

«Di sicuro dice Sacchi il messaggio arrivato qualche giorno fa dalla Confindustria di Cuneo rischia di essere devastante per gli stessi imprenditori: se si sostiene che studiare non serve al mondo dell'impresa, da un lato chi vuole fare impresa non studierà, dall'altro chi studierà tenderà a pensare che il mondo dell'impresa non fa per lui o lei. Difficile però negare che oggi per gestire imprese più grandi servono competenze maggiori e più strutturate che si ottengono solo con l'istruzione. Morale: il basso valore dato dagli imprenditori all'istruzione rischia di essere un ostacolo pesante alla crescita delle stesse imprese».

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 4 Febbraio 2018, 13:25 - Ultimo aggiornamento: 04-02-2018 15:24
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP