Manovra, a Bruxelles c'è già chi evoca la Trojka: «Una pesante ristrutturazione del debito»

di Antonio Pollio Salimbeni

BRUXELLES - Si avvicina la resa dei conti. Ufficialmente la Commissione europea, per tutta la giornata di ieri in attesa della nota aggiuntiva del documento di economia e finanza, non fiata. Poi in serata la lettera del ministro dell'economia Tria con la sintesi degli obiettivi di deficit/pil per i prossimi tre anni e gli obiettivi di crescita del pil. I prossimi giorni saranno dedicati all'esame dei documenti.

In ogni caso, già Commissione europea e ministri finanziari dell'unione monetaria hanno fatto capire chiaramente le loro prime valutazioni: un deficit/pil al 2,4% nel 2019 è fuori dalle regole di bilancio. Lo avevano detto quando sul tavolo c'era il 2,4% per tutti i tre anni per cui ci si chiede se la retromarcia al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021 possa cambiare quella valutazione. La cosa certa è che l'umore verso la scelta di rottura del governo italiano è negativo ed è alta la preoccupazione per quanto può accadere se l'Italia non rispetta il principio basilare di assicurare una correzione strutturale del deficit (anche minima) in assenza di condizioni economiche negative. È una scelta di cui si teme un effetto negativo per la stessa stabilità dell'unione monetaria data l'enormità del debito pubblico italiano.
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Venerdì 5 Ottobre 2018, 10:30
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