Statali, dietrofront sulle impronte digitali: «Sistema invasivo»

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Era stato il provvedimento bandiera del precedente ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno. Adesso il suo successore, la grillina Fabiana Dadone, sarebbe pronta ad archiviarlo. La lotta ai furbetti del cartellino, i dipendenti pubblici che timbrano la loro presenza in ufficio ma poi marinano il lavoro, non passerà per la rilevazione delle impronte digitali. L'intenzione del neo ministro sarebbe quella di verificare l'effettiva presenza al lavoro utilizzando l'innovazione tecnologica, ma con strumenti meno criminalizzanti. Il decreto attuativo emanato dalla Bongiorno per attuare i controlli biometrici dei dipendenti statali sarà dunque modificato. L'idea sarebbe comunque quella di attendere l'opinione del garante della Privacy al quale è stato inviato il decreto Bongiorno. Anche tenendo conto dei rilievi che arriveranno dagli uffici di Antonello Soro, si deciderà come procedere. Ieri il ministro Dadone ha affidato ad un lungo post su Facebook la sua prima uscita pubblica. Dadone ha garantito che con i furbetti sarà comunque «inflessibile», ma ha anche sottolineato che «non servono riforme draconiane, progetti palingenetici come quelli concepiti in passato - ha scritto il ministro - né atteggiamenti inutilmente punitivi che finiscono per frustrare anche chi lavora bene. È meglio promuovere buone pratiche e ragionare su interventi mirati».

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LE VALUTAZIONI
Secondo Dadone, «serve una nuova narrazione, perché la Pa non è un ufficio sommerso di scartoffie o una sala d'attesa con un turno allo sportello che non arriva mai. Le scuole o le università in cui mandiamo i nostri figli, le forze dell'ordine che ci proteggono, molte delle strade su cui viaggiamo ogni giorno. La Pubblica amministrazione è sempre intorno a noi, -ha aggiunto ancora - è fatta di servizi e i servizi sono prima di tutto le persone che vi lavorano dentro e li erogano. Avrò l'onore e l'onere di valorizzare proprio le competenze e la passione che stanno dietro quel lavoro».
Nel suo primo intervento pubblico, Dadone ha dato anche altre indicazioni. Ha, per esempio, aperto alla proroga delle graduatorie degli idonei dei concorsi pubblici. «Faremo le dovute valutazioni in ordine alle proroghe dei termini delle graduatorie in essere. Questo Governo», ha spiegato, «avrà la massima attenzione per le aspettative degli idonei, nella consapevolezza di quanto sia necessario uscire dall'emergenza del pregresso per tornare via via ad un ritmo fisiologico di bandi e concorsi». Il tempo per prorogare le graduatorie, in realtà, è molto stretto. Come hanno ricordato i sindacati, il prossimo 30 settembre si esaurirà la possibilità di attingere alle liste di idonei che risalgono al periodo 2010-2014. Le liste del 2015 andranno a scadenza il 31 marzo del prossimo anno, quelle del 2016 il 30 settembre del 2020. Fino ad arrivare alla durata considerata standard: tre anni.
Sui concorsi, poi, Dadone ha confermato la linea sposata anche dalla Bongiorno. «Favoriremo», spiegato, i concorsi unici organizzati dalla Funzione pubblica, anche - ha sottolineato - per Regioni ed enti locali, così da garantire più trasparenza, agilità e snellezza all'accesso alla Pa». Sul tema del rinnovo del contratto, per adesso, il neo ministro si è limitato a ricordare le risorse triennali stanziate. Risorse ritenute del tutto insufficienti dai sindacati. Comunque Dadone ha lanciato segnali distensivi. «Da ministro della Pa», ha scritto, «il primo obiettivo sarà aprire il palazzo al confronto con gli stakeholder: solo così si potranno individuare i veri problemi, i nodi da sciogliere».
Andrea Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Martedì 17 Settembre 2019, 08:12 - Ultimo aggiornamento: 17-09-2019 11:12
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